Campo de la Madalena, nel Sestiere di Cannaregio

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Campo de la Madalena. Sestiere di Cannaregio

Campo de la Madalena, nel Sestiere di Cannaregio

Il Campo prende il nome dalla Chiesa di Santa Maria Maddalena, una volta parrocchia, adesso oratorio. Nell’anno 1222 la nobil famiglia Baffo fondava un oratorio intitolalo a Santa Maria Maddalena, il quale in breve tempo divenne parrocchia. Dopo, venne in epoca incerta eretta la fabbrica, sussistente ancora ai tempi del Sansovino e a quei dello Stringa, che nota in essa chiesa sette altari, e sussisteva ancora all’età del Martignoni. Il Cornaro dice, che dimostrando palesi i pregiudizi di sua antichità, Francesco Riccardi, poi parroco nel 1701, la fece quasi interamente rinnovare a proprie spese, innalzando di marmo i vecchi altari formali di tavole.

Conviene dire però che la rinnovazione predetta fosse di poca importanza se vediamo non appena assunto alla parrocchiale dignità Giovanni Marchioni, il che fu nel 1749, curare egli la totale riedificazione della sua chiesa. Infatti chiamava egli intorno agli anni primi del suo reggimento il celebre architetto Tommaso Temanza, perchè, formato il modello, desse mano ad innalzarla. Ed egli vi corrispose così degnamente da far reputare questa sua fabbrica la migliore che eretta venisse in Venezia nel secolo scorso. Perciò fu essa compresa nell’opera delle venete fabbriche, e il Diedo la veniva illustrando con larghe parole di lode.

A questa illustrazione rimandiamo per conoscere i particolari della fabbrica slessa, le proporzioni dall’architetto adottate, e come seppe egli torsi con gran magistero dal letto procusteo su cui venne posto dalla ristrettezza dell’area, e come seppe bene unire, mediante un ingegnoso pentagono, la bellissima sacrestia con la chiesa leggiadra.

La fabbrica stessa durò per molti anni, mentre vediamo che, morto nel 1774 il predetto Marchioni, non era giunta per anco ad avere il coperto. Ciò ricaviamo dal dipinto esistente nella sacrestia, ove è effigiato il benemerito parroco, dopo morte, e con il tempio senza la cupola. Ma successo al governo parrocchiale Antonio Vendri, curò egli il compimento della sua chiesa: ed infatti nel 1789, quando passava alla seconda vita, il tempio avea toccato suo fine. Ciò pure ricaviamo dall’altra imagine dipinta del Vendri ed esistente nella medesima sacrestia.

Erano a quell’epoca gli altari di tavola; sennonché, nel 1791, se ne eresse uno dalla società dell’arte dei finestrai, come s’impara dalla iscrizione scolpita sul basamento dell’altare medesimo. Dopo che chiusa rimase per vari anni, veniva, mercè le cure del parroco dei Santi Ermagora e Fortunato D. Giovanni Rado, restituita alla pubblica ammirazione ed al culto.

Fu allora che un altro altare si costruì di poco diverso dall’altro esistente, perchè parve al Diedo correggerlo in qualche piccola parte; e ciò notiamo, perché altrimenti non sia creduto a colui che, senz’arte né critica, scriveva, mal rispondere questi due altarini al resto del tempio, dicendoli operati dopo il 1820.

La torre vicina, che un tempo serviva a campanile, era anticamente detta Castel Baffo, così scrivendo il Pacifico nella sua cronaca. (1)

Nel campo o nelle sue immediate vicinanze:

(1) Venezia e le sue lagune. Volume II. Stabilimento Antonelli 1847

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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