Alvise Contarini. Doge CVI. – Anni 1676-1684

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Sala dello Scrutinio. Antonio Zanchi. Ritratto di Alvise Contarini

Alvise Contarini. Doge CVI. — Anni 1676-1684 (a)

Concorrevano al principato Gio. Battista Nani, Luigi Mocenigo, Antonio Grimani e Giovanni Sagredo, non fratello del doge defunto, come mal dissero parecchi, sì della stessa famiglia, ma di ramo diverso; quando si scoperse che venticinque fra i quarantuno elettori, si erano accordati di nominare a doge il Sagredo, onde da ciò insorsero fra il popolo grida clamorose, manifestanti l’aperto suo dissenso. Non essendo però stati per niente approvati dal Maggior Consiglio i quarantuno elettori; per soddisfare la moltitudine, il medesimo Maggior Consiglio li ripudiava, invitando gli undici elettori dei quarantuno a nominarne altri in lor vece. Ciò eseguito, cambiarono anche i concorrenti. Perciò rimase il solo Nani, ed a questo si aggiunsero Alvise Friuli, Angelo Cornaro e Alvise Contarini, il quale ultimo conseguendo maggioranza di suffragi, fu eletto doge, il dì 26 agosto 1676.

Sua prima cura fu la riforma e la correzione delle leggi, per ciò nominando cinque correttori, tra i quali fu Giovanni Sagredo, che con raro esempio sopportando la toccata sventura, si prestò con animo alacre a questo utilizzo.

Si turbava intanto le cose in Germania a motivo, che mal potendo l’Ungheria assoggettarsi al dominio austriaco, per cercar libertà, invocò l’aiuto dei Turchi; e questi, dando ascolto alla chiamata, calarono con poderosa oste, e tutte invasero le terre austriache, accampandosi sotto le mura di Vienna. Ma venuto in soccorso dell’impero Giovanni Sobiescki, re di Polonia, tal rotta diede agli infedeli, che distrutti in parte ed in parte fugati, rimase libero il dominio imperiale, onde quella insigne vittoria fu celebrata da cento penne. Sennonché a tenere lontano il Turco, papa Innocenzo XI, Leopoldo I imperatore e il detto re di Polonia sollecitavano la Repubblica ad entrare in lega a difesa comune della fede, della libertà e della civiltà. Stette il Senato alquanto sospeso prima di rispondere, non potendo in sulle prime arrischiarsi ad intraprendere nuova guerra con la Porta, dopo quella lunga e sanguinosa sostenuta in Candia; pure, considerando che il Turco si mostrava sempre infesto, sempre ingiusto, sempre attaccatore di brighe, finalmente aderiva alla lega, che veniva stretta a Vienna col mezzo dell’ambasciatore Carlo Ruzzini, a ciò delegato.

Ma la decisione della guerra non vedeva però doge Alvise II Contarini, che moriva il 15 gennaio 1684, ed era sepolto nell’arca dei suoi maggiori nel tempio di San Francesco della Vigna (b), ottenendo orazione funebre da Francesco Maria Foresti somasco, che trovasi alle stampe.

Ducando il Contarini vennero istituite o regolate le tre seguenti magistrature. La prima nel 1677 fu straordinaria e provisionale e si disse dei Proveditori alla regolazione delle acque dell’Adige, composta di tre senatori, i quali aveano l’incarico di recarsi all’esame di quel fiume da Verona fino alla sua foce, alfine di agevolare il corso libero delle acque ed allontanare il pericolo della rotta degli argini. La seconda fu quella sopra le legna ed i boschi dello Stato, la quale, nell’anno medesimo, venne accresciuta di un terzo provveditore. L’ultima dei Provveditori alle Beccarie, che fu definitivamente regolata nel 1678, aggiungendovi un terzo provveditore.

Anche la città, in questo periodo, accrebbe decoro per nuove fabbriche. Nel 1677, si eresse il teatro di San Giovanni Crisostomo: l’anno dopo, si rifabbricò la chiesa di Sant’Eustachio, coi disegni di Giovanni Grassi: nel 1679, si aperse il teatro di Cannaregio, a San Giobbe: l’anno appresso fu compiuta la rifabbrica della chiesa di Sant’Antonino, e s’innalzarono nuovamente le due altre chiese di Santa Maria del Giglio e degli Scalzi; quella dall’architetto Giuseppe Sardi, e questa da Baldassare Longhena.

Notiamo per ultimo due casi straordinari, cioè il vasto incendio accaduto il primo settembre 1683, in Barbaria delle tavole, che recò incalcolabile danno; e l’acuto sido imperversato nel gennaio seguente, per il quale gelò la laguna, e produsse la morte di parecchi uomini, e quella totale delle viti.

Il ritratto di questo doge è opera di Antonio Zanchi. Nel campo si legge:

ALOYSIVS CONTARENVS DVX VENETIARVM, CREATVS DIE XXVI AVGVSTI MDCLXXVI VIXIT IN PRINCIPATI AN. VII. OBIIT DIE XV IAN. MDCLXXXIV AETATI SVAE AN. LXXXIII. (1)

(a) Nacque Alvise Contarmi nel 1604 da Nicolò, da santa Ternita, e sostenute da prima alcune magistrature, fu poi, nel 1634, spedito ambasciatore ordinario alla corte di Francia, da cui tornò insignito col grado di cavaliere. Nel 1647, andò a Roma ambasciatore, e nel 1648, essendo savio del Consiglio, sostenne in Senato l’opinione di non conchiudere pace col Turco con il sacrificio di Candia. Passato a miglior vita Giovanni Cappello, fu in suo luogo decorato, il 22 ottobre 1653, della stola procuratoria de supra. Due anni dopo tornava a Roma siccome ambasciatore di obbedienza ad Alessandro VII per gratularlo nella sua esaltazione al pontificato. Quindi, nel 1656, fu correttore delle leggi, e tre anni appresso eresse, alla memoria del doge Francesco suo zio, il cenotafio nella chiesa di San Francesco della Vigna, già accennato nella vita di esso principe. Nel 1665 contraddisse nuovamente in Senato alla opinione di ceder Candia al Turco per conseguire la pace, e nel 1672 fu riformatore dello studio di Padova. Finalmente nel 1676 fu esaltato al supremo onor della patria, morendo quindi nel 1684 in età d’anni 83.

(b) Il monumento di questo doge è collocato al lato sinistro della terza cappella, a destra entrando nel tempio di San Francesco della Vigna, di fronte a quello sacro alla memoria dell’altro doge Francesco Contarini. Eresse tale monumento Nicolò, figlio di Alvise pronipote del defunto, nel 1764, ed è simile per forma all’altro accennato. Sotto al busto è scolpita l’inscrizione seguente, nella quale è calcolato l’anno della morte more veneto.

ALOISIVS CONTARENVS NICOLAI F. FRANCISCI DVCIS NEP. SVMMIS HONORIBVS MAXIMA CVM LAVDE INTVS ET EXTRA PERFVNCTVS DVX CONTRA VOTVM COOPTATVS AN. MDCLXXXIII AETATIS LXXXIII PRINCIPATVS VIII DECESSIT – NICOLAVS CONTARENVS ALOISII F. TANTI PROAVI MEMOR PATERNAE MENTI OBSECVNDANS MONVMENTVM HOC. P. C. AN. MDCCLXI.

(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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