Le Fatiche di Ercole, bassorilievi sulla facciata principale della Basilica di San Marco

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Ercole e il cinghiale d'Erimanto. Bassorilievo sulla facciata principale della Basilica di San Marco

Le Fatiche di Ercole, bassorilievi sulla facciata principale della Basilica di San Marco

Questi due bassorilievi in ​​marmo greco sono fissati nella parte inferiore della facciata principale della Basilica di San Marco tra gli archivolti laterali, uno per lato. Su questi bassorilievi vediamo rappresentate due delle famose fatiche di Ercole.

Secondo la mitologia, mentre Anfitrione, re di Tebe, combatteva i popoli vicini, Alcmena e Giove diedero alla luce Ercole. Giunone, presa di gelosia e non potendo impedirne la nascita, fece in modo che fosse preceduta quello di Euristeo, re di Micene, il Destino aveva deciso che quello dei due che fosse nato prima avrebbe comandato l’altro. Ercole si era già fatto conoscere per la sua forza, quando Euristeo, ricordandosi dei suoi diritti, lo chiamò a sé e gli ordinò le dodici imprese che presero il nome di Fatiche di Ercole.

La prima fu la morte del leone di Nemea, la cui pelle Ercole indossava sopra le spalle. Poi gli ordinò di uccidere l’idra di Lerna che aveva tre teste o più, Ercole l’uccise tagliandole tutte le teste una dopo l’altra, tranne l’ultima che era immortale, tanto da dover seppellire il mostro sotto un’enorme roccia. Poi venne il turno della cerva Ménale, che aveva corna d’oro e zampe di bronzo, che correva così veloce che Ercole la colpì con una freccia solo dopo averla inseguita per un anno, e riuscì a portarla viva a Micene. La quarta impresa fu quella del cinghiale di Erimanto, bestia feroce, che abitava sul monte omonimo in Tessaglia e seminava morte ovunque sul suo cammino. L’eroe lo prese vivo, se lo caricò sulle spalle e la portò da Euristeo, il quale, secondo Diodoro di Sicilia, preso da timore, corse a nascondersi in una botte di bronzo.

Le prime quattro fatiche sono riprodotte o almeno indicate nei citati due bassorilievi. La seconda e la terza impresa sono unite nel bassorilievo che è sul lato Piazzetta. Ercole ossuto porta la cerva di Ménale sulle spalle e con il piede cerca di soffocare l’idra di Lerna, che solleva ancora l’ultima testa contro di lui. Nell’altro bassorilievo un Ercole vigoroso e barbuto con la pelle del leone di Nemea sulla schiena, e sulle spalle il cinghiale d’Erimantoguarda con aria di compassione e trionfo il suo grottesco padrone, che, seminascosto nella botte, risorge verso di lui con le mani e con il volto per implorare la sua pietà. 

Sarebbe difficile precisare l’epoca in cui questi bassorilievi vennero trasportati a Venezia, Nel mosaico della facciata, che rappresenta la traslazione di San Marco (mosaico anteriore all’anno 1275), vediamo nella chiesa di San Marco che è rappresentava, al posto dell’Ercole e di altri bassorilievi, rettangoli ripieni di ornamenti a mosaico. Le cornici di questi rettangoli corrispondono esattamente alle dimensioni e più o meno nelle rispettive posizioni degli attuali bassorilievi. Quindi sembra che fossero al loro posto prima dell’anno 1275. Alcuni immaginarono che i due bassorilievi fossero stati posizionati per alludere al forza della Repubblica; altri come il Cicognara che fossero collocati con lo scopo di abbellimento piuttosto che di allegoria. (1)

(1) Giovanni Saccardo in La Basilica di San Marco in Venezia. Ilustrata nella storia e nell’arte da scrittori veneziani sotto la direzione di Camillo Boito. Volume 6. Ferdinando Ongania Editore. Venezia 1888

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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