Il sepolcro del doge Andrea Contarini, nel Chiostro di San Stefano

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Chiostro di San Stefano, sepolcro del doge Andrea Contarini

Il sepolcro del doge Andrea Contarini, nel Chiostro di San Stefano

Nel chiostro di San Stefano il penultimo sarcofago, di stile gotico, che si conserva sulla parete presso la porta laterale della chiesa è quello del Doge Andrea Contarini, uomo di grandi meriti, che tenne il principato dal 1368 al 1382. Ora è a sapersi che quel monumento era in origine e rimase per lunghissimo spazio di tempo, privo dell’epigrafe che vi si legge ora; e ciò per espressa volontà del doge medesimo.

Ma sentiamo la cosa dalle voce di un suo discendante, Gasparo Contarini, il quale così ne parla nella sua opera “Della Repubblica e dei Magistrati di Venezia” (1544): “Al tempo della guerra genovese importantissima e pericolossisima fra tutte essendo questo Doge presidente alla Repubblica nostra, con incredibile sapienza e singolare virtù d’animo salvò la Repubblica; e, datagli una grandissima rotta, fracassò gl’inimici già vincitori e tutti fino ad uno gli ammazzò o fece prigionieri. Conservata la patria, accesciuta e stabilita la repubblica, passò di questa vita, e ordinò nel testamento che alla sepoltura sua non si mettessero alcune armi o insegne della famiglia nostra. Ma pure ivi non vedrai scritto il nome di sì grand doge; anzi per la modestia sua è avvenuto che quasi nessuno sa la sepoltura di così celeberrimo ed illustrissimo principe“. Dalla qual cosa deduce lo scrittore che i nostri maggiori non si dilettarono di ambizione né di boria, ma soltanto ebbero cura del bene della patria e dell’utilità comune.

Fu soltanto due secoli appresso che un altro pronipote del Doge, infragendo l’antico divieto dell’avo, volle che la tomba di lui fosse a tutti palese, apponendovi l’iscrizione che ne rievoca la gloriosa memoria. Ecco la versione dell’epigrafe latina: “Qui riposa il sacro Andrea, della stirpe Contarina, Doge per i voti della patria, il quale, già vecchio, sgominati i tuoi, o Genova, in battaglia, e vincitore impradonendosi della flotta, ridiede ai Veneti Chioggia e la pace perduta“. (1)

(1) P.B. IL GAZZETTINO, 14 novembre 1923.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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