Famiglia Mocenigo

0
6186
Stemmi della famiglia Mocenigo. Famiglie Venete con le loro armi. Biblioteca Estense universitaria

Famiglia Mocenigo

Le origini della famiglia Mocenigo sono, come molte altre, avvolte nella nebbia dei secoli, per cui sono diverse le opinioni al riguardo. La più attendibile racconta che la famiglia discenda da Lamberto conte di Angiò, fratello di Roberto il Pio, re di Francia e figlio di Ugo Capeto, il quale, cacciato dal fratello, fuggi in Germania presso Ottone III imperatore, e quindi il figlio suo Benedetto, venuto in Italia, prima a Milano e poi nella Venezia terrestre pose stanza: nel quale ultimo luogo, dicono, edificasse il castello di Musestre, e da qui passò finalmente a por stabile dimora in Venezia, intorno al 1000. Quivi giunto, fu ascritto al patriziato, e fondò l’illustre casa Mocenigo. Tale è la narrazione che ne fa il Bresciano Malvezzi, nella sua Istoria; seguito poi da Francesco Spinola, da Elia Rensnero Leonino, nella sua Genealogia delle casa di Sassonia, e da altri scrittori, tra quali, in qualche modo aderisce, il Frescot.  

Piantata pertanto in Venezia questa nobilissima casa, produsse, fin dai primordi, tribuni e magistrati gravissimi, ed uomini insigni ed illustri nella toga, nelle armi e nel sacerdozio: e possedé larghe ricchezze, con le quali poté erigere molti edifici, tra quali la facciata della chiesa di Sant’Eustachio (San Stae), la cappella maggiore di Santa Lucia, che ora si rivedrà trasportata in quella di San Geremia, ed un’altra cappella nella chiesa di Santa Maria Maggiore; oltre tanti palazzi, monumenti insigni sepolcrali, ed altre cospicue memorie. (1)

Un Tommaso Mocenigo, essendo nel 1395 capitano contro i Turchi, gli sconfisse , e nel 1413 ebbe in premio delle sue benemerenze il corno ducale. Un Pietro, nipote di Tommaso, anch’egli capitano contro i Turchi, distrusse Smirne, devastò le riviere dell’Asia e della Grecia, facendo ricco bottino, quindi nel 1472 scacciò gli infedeli dalla Caramania, ed espugnò varie città, finalmente passò in Cipro per dare aiuto alla regina Catterina Cornero, dopo le quali imprese si vide eletto doge nel 1474. Doge fu pure nel 1570 Alvise Mocenigo, sotto cui i Veneziani riportarono la famosa vittoria delle Curzolari. Dalla sua linea uscì quell’altro Alvise, che nel 1647 battè gli Ottomani nel porto di Scio, poi nel 1648, creato capitano generale, e Procuratore di San Marco, sostenne per due anni la difesa di Candia, donde costrinse i nemici a ritirarsi. Nel 1651 tornò a battere i Turchi, e diede novelle prove di valore nel 1652, ma, caduto infermo, morì in Candia nel 1654. Questo eroe, il quale ha un magnifico mausoleo nella chiesa dei Mendicanti, venne compianto non solo dai suoi, ma anche dagli avversari, che, al momento dei funerali, pavesarono di nero i loro navigli, ed in segno di lutto strascinarono le bandiere per le onde. Emuli del valore di Alvise si mostrarono posteriormente Lazzaro, figliuolo di Giovanni, ed Alvise III, che salì al principato della sua patria nel 1700. Altri tre dogi, ed altri valorosi guerrieri vanta la famiglia Mocenigo. (2)

Lo scudo accennato delle due rose, non fu il solo di questa casa; perché ne usò uno inquartato con l’armi di Francia, ed un altro, pure inquartato, coll’aquila bicipite dell’impero. (1)

(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI

(2) Giuseppe Tassini. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. Tipografia Grimaldo Venezia 1872

I dogi della famiglia:

Pietro Mocenigo. Doge LXX. Anni 1474-1476
Giovanni Mocenigo. Doge LXXII. Anni 1478-1485
Tommaso Mocenigo. Doge LXIV. Anni 1413-1423
Alvise I Mocenigo. Doge LXXXV. — Anni 1570-1577
Alvise II Mocenigo. Doge CX. – Anni 1700-1709
Alvise III Mocenigo. Doge CXII. — Anni 1722-1732
Alvise IV Mocenigo. Doge CXVIII. — Anni 1763-1779

Dall’alto in basso, da sinistra a destra: Campo de l’Arsenal, 2389 (Castello) – Calle del Tagiapiera, 4674 (Cannaregio) – Canal Grande, 3344 Cà Mocenigo (San Marco) – Calle Mocenigo, 3348 (San Marco) – Calle Mocenigo, 3350 (San Marco) – Rio Terà San Vio, 462 (Dorsoduro).

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

SHARE

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.