Famiglia Pisani

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Campo San Stefano, 2954 (San Marco) - Stemma Pisani

Famiglia Pisani

Pisani. E’ opinione di Lorenzo Longo, nella sua Soteria; d’Ugone Torrelli, nelle note alla Soteria stessa; di Pier Giustiniani, nella sua Historia Venetiana; di Pietro Antonio Motti, nel suo Mavors; di Giulio Dal Pozzo, nella Matilde e del co. Jacopo Zabarella, nel Magnifico e nel Numa, che la famiglia Pisani traesse l’origine sua dagli antichi Pisoni di Roma, oriundi dalla famosa gente Calpurnia: ma il Frescot, più divisatamente e ragionevolmente di questi e del Malfatti, afferma derivati i Pisani da Pisa, dalla nobile stirpe dei conti Bassi, qui venuti nel 905, per essere stati di colà cacciati dalla fazione contraria. Pervenuti nelle venete lagune, avendo a capo Almorò, od Ermolao, furono accolti ed ascritti subitamente, per la nobiltà loro, al veneto patriziato. Uscirono quindi da questa casa uomini illustri moltissimi, e cardinali e prelati e senatori e generali di grande rinomea. Ebbero in signoria i Pisani l’isola di Nio nell’Arcipelago; riedificarono la chiesa di San Fantino, nella quale, come in molte altre, tiene cospicue memorie, ed innalzarono palazzi grandiosi e magnifici. Ebbero in lor patronato in chiesa parrocchiale di Santa Caterina nella villa di Stanghella, e tengono due cappelle nelle chiese del Carmine e di San Pietro, quella nella villa di Creolo, e questa nell’altra di Stra. Finalmente le ville di Boaro e di Vescovana, nel Padovano, furono soggette alla lor giurisdizione.

Sedici armi diverse riporta il Coronelli nel suo Blasone di questa casa, la quale ultimamente ne usò tre soltanto. La prima reca in campo, diviso di azzurro e d’argento, un leone dei colori opposti, ed è quella sottoposta all’immagine del nostro doge. La seconda ha un lupo (detto Dolce dagli araldici) d’argento rampante in campo azzurro. L’ultima inquarta il detto lupo nel secondo e terzo punto, e nel primo e nel quarto ha due fasce ondate azzurre in campo d’oro, sotto un capo d’argento caricato di una croce vermiglia.

Il doge Alvise Pisani nacque nel 1664 da Giovanni Francesco q. Almorò. Nel 1690 lo troviamo primamente fra i nobili destinati ad incontrare il doge Francesco Morosini, che ritornava dall’armata in patria per assumere le insegne ducali. Giovanissimo ancora fu, nel 1690, spedito ambasciatore alla corte di Vienna, e quindi, tre anni dopo, passò ambasciatore straordinario alla regina Anna, per gratularla del suo avvenimento al trono d’Inghilterra, e vi si recò con tanta magnificenza da far dire, che con lui viaggiava la maestà del Senato veneziano. L’anno dopo, cioè nel 1703, andò ambasciatore al re Luigi XIV di Francia, quando l’Europa era in movimento per la successione al regno di Spagna, ritornando in patria insignito da quel re del grado di cavaliere. Nel 1707, fu eletto savio del Consiglio, provveditore sopra olii, e senatore dei Pregadi. L’anno dopo, deputato sopra la provvision del denaro, senatore e savio del Consiglio. Nel 1709, provveditore sopra ospitali, sopra la provvision del danaro, uno degli elettori del doge Giovanni Cornaro, senatore, savio del Consiglio e riformatore dello studio di Padova. L’anno appresso, aggiunto alla provvision del denaro, senatore e savio del Consiglio: poi, il di 6 aprile 1711, creato procurator di San Marco de supra, in luogo del morto Sebastiano Foscarini; e susseguentemente, sopra la provvision del denaro; ed eletto ambasciator straordinario all’imperatore Carlo VI nella sua venuta a Milano. Nel 1712, provveditore in zecca, provveditore sopra monasteri, deputato al commercio e savio del Consiglio. Nel 1714, regolatore dei dazi, aggiunto alla provvision del denaro e savio del Consiglio. L’anno dopo, provveditore alla Giustizia nuova, e, dopo di avere susseguentemente sostenute molte altre cariche cospicue, veniva assunto al principato, il 17 gennaio 1735, come dicemmo, morendo improvvisamente, nell’età sua d’anni 77, il 13 giugno 1741. Alvise Pisani ebbe ogni pregio da renderlo, come fu, caro al popolo ed ai nobili: bellezza della persona unita a soavità di parlare, e gentilezza di maniere; copia di ricchezze congiunta a liberalità d’animo; pietà profondissima. Savio del Consiglio ottenne fama d’uomo giusto e prudente: procurator di San Marco, ne onorò la dignità con la splendidezza: riformatore dello studio di Padova, protesse le lettere, le scienze e le arti, ed ebbe in quella università creata una statua a suo onore: doge, sostenne l’alto grado con tanto decoro che lo avresti detto un re. Soffrì con imperturbato animo e con religiosa russegnazione la perdita dei più cari e stretti parenti; sicché in lui ebbe la patria il modello di un vero principe. (1)

(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI

Dall’alto in basso, da sinistra a destra: Calle de la Madoneta, 1457 (San Polo) – Campo San Stefano, 2954 (San Marco) – Calle del Tragheto de la Madoneta, 1451 (San Polo) – Rio Terà Lista di Spagna, 119 (Cannaregio) – Campo Santa Ternita, 3065 (Castello) – Piscina San Samuel, 3397 (San Marco) – Ruga Vechia, 1451 (Santa Croce) – Lista Vechia dei Bari, 1177 (Santa Croce) – Rio de San Pantalon, 3422 (Dorsoduro) – Calle del Tragheto de la Madoneta, 1451 (San Polo) – Lista Vechia dei Bari, 1249 (Santa Croce) – Rio Terà Lista di Spagna, 132 (Cannaregio)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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