Alvise Pisani. Doge CXIV. – Anni 1735-1741

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Sala dello Scrutinio. Francesco Salvatore Fontebasso. Ritratto di Alvise Pisani

Alvise Pisani. Doge CXIV. — Anni 1735-1741 (a)

Al defunto Ruzzini fu sostituito, il 17 gennaio 1735, Alvise Pisani, uomo bene accetto al popolo per la sua liberalità, per la sua pietà e gentilezza.

II di lui governo fu, come quello del suo antecessore, pacifico, appunto per la neutralità armata da cui non volle mai dipartirsi la Repubblica, occupandosi solamente al ben essere dei sudditi, e massime nel tutelare e favoreggiare il commercio scaduto.

E’ di vero, l’imperatore ed il papa avendo allora concesso particolari franchigie ai loro porti di Trieste e di Ancona, i negozianti veneziani fecero intendere al Senato, come quella franchigia attraesse gli stranieri a quei porti, onde rimaneva il commercio nazionale grandemente danneggiato; per la qual cosa stavano, affinché venisse decretato anche per Venezia il porto franco. Presa in considerazione l’inchiesta, dopo varie e lunghe discussioni in proposito, fu decretata, il dì 4 aprile 1736, la concessione, stabilendo il dazio di un ducato all’ingresso, e di mezzo all’uscita di ciascun collo di qualunque fosse la merce, dichiarando, con apposita tariffa, la quantità di ogni merce che intender si doveva per collo. Non durò cotesta disposizione che quattro soli anni, perché da essa non si ottennero quei vantaggi che si erano sperati; e poco valsero anche i nuovi incoraggiamenti che vennero dati alla costruzione di vascelli e legni mercantili. E quantunque si concludessero trattati di commercio, e si mettesse ogni sforzo nel raffrenare l’ardimento dei corsari, specialmente dei Barbareschi e dei Dulcignoti, contro ai quali fu ottenuto, oltre il risarcimento dei danni, un nuovo firmano della Porta, tuttavia il commercio aveva preso altra strada; tanto più quanto che, ai porto-franchi di Trieste, Ancona e Livorno, si aggiunse la fiera di Sinigaglia istituita da Clemente XII, per cui Venezia ne soffrì gravi ed irrimediabili danni.

Altre piccole vertenze ebbe la Repubblica da appianare con Roma, a cui pose fine la morte accaduta del pontefice anzidetto; ed alcuni provvedimenti curò nella Dalmazia per timore dei Turchi, i quali si preparavano a nuove cose contro la Germania. Ma questi son fatti di poco conto, e che non valsero a turbare la pace, nella quale lasciava la Repubblica il doge Alvise Sebastiano Mocenigo alla sua morte, accaduta il 13 giugno 1741. L’orazione in funebre di lui disse Girolamo Lombardo gesuita, che va alle stampe; e quindi era tumulato nella chiesa di Sant’Andrea della Certosa in Isola, nelle arche dei suoi maggiori. Al suo tempo, cioè nel 1740, venne a Venezia S. A. R. ed elettorale Federico Cristiano figlio di Federico Augusto III re di Polonia ed elettor di Sassonia, il quale fu accolto con grandi dimostrazioni d’onore, e fu festeggiato con solenne regata e con altri pubblici divertimenti; intorno ai quali vennero allora pubblicati parecchi opuscoli, registrati dall’illustre Cicogna nella sua Bibliografia veneziana. L’anno stesso, 1740, si ordinò la quarta ed ultima redecimazione generale di tutti i beni.

Senza poi accennare nove diversi incendi accaduti in vari luoghi di questi anni, perché di conseguenza non molto grave, registrati dal Gallicciolli, noteremo soltanto il sido, per lo quale, nel 1740, si gelò la laguna, in guisa che si recavano i viveri alla città sopra carri sul ghiaccio.

Il ritratto del Pisani è opera di Francesco Salvatore Fontebasso veneziano, e porta nel campo questa semplice nota :

ALOYSIVS PISANI DVX VEN. MDCCXLI. (1)

(a) E’ opinione di Lorenzo Longo, nella sua Soleria; d’ Ugone Torrelli, nelle note alla Soleria stessa; di Pier Giustiniani, nella sua Historia Venetiana; di Pietro Antonio Motti, nel suo Mavors; di Giulio Dal Pozzo, nella Matilde e del co. Jacopo Zabarella, nel Magnifico e nel Numa, che la famiglia Pisani traesse l’origine sua dagli antichi Pisoni di Roma, oriundi dalla famosa gente Calpurnia: ma il Frescot, più divisatamente e ragionevolmente di questi e del Malfatti, afferma derivati i Pisani da Pisa, dalla nobile stirpe dei conti Bassi, qui venuti nel 905, per essere stati di colà cacciati dalla fazione contraria. Pervenuti nelle venete lagune, avendo a capo Almorò, od Ermolao, furono accolti ed ascritti subitamente, per la nobiltà loro, al veneto patriziato. Uscirono quindi da questa casa uomini illustri moltissimi, e cardinali e prelati e senatori e generali dì grande rinomea. Ebbero in signoria i Pisani l’isola di Nio nell’Arcipelago; riedificarono la chiesa di San Fantino, nella quale, come in molte altre, tiene cospicue memorie, ed innalzarono palazzi grandiosi e magnifici. Ebbero in lor patronato In chiesa parrocchiale di Santa Caterina nella villa di Stanghella, e tengono due cappelle nelle chiese del Carmine e di S. Pietro, quella nella villa di Creolo, e questa nell’altra di Stra. Finalmente le ville di Boaro e di Vescovana, nel Padovano, furono soggette alla lor giurisdizione. Sedici armi diverse riporta il Coronelli nel suo Blasone di questa casa, la quale ultimamente ne usò tre soltanto. La prima reca in campo, diviso di azzurro e d’ argento, un leone dei colori opposti, ed è quella sottoposta all’immagine del nostro doge. La seconda ha un lupo (detto Dolce dagli araldici) d’argento rampante in campo azzurro.  L’ ultima inquarta il detto lupo nel secondo e terzo punto, e nel primo e nel quarto ha due fasce ondate azzurre in campo d’ uro, sotto un capo d’argento caricato di una croce vermiglia. Alvise Pisani nacque nel da Gio. Francesco q. Almorò. Nel 1690 lo troviamo primamente fra i nobili destinati ad incontrare il doge Francesco Morosini, che ritornava dall’armata in patria per assumere le insegne ducali. Giovanissimo ancora fu, nel 1690, spedito ambasciatore alla corte di Vienna, e quindi, tre anni dopo, passò ambasciatore straordinario alla regina Anna, per gratularla del suo avvenimento al trono d’ Inghilterra, e vi si recò con tanta magnificenza da far dire, che con lui viaggiava la maestà del Senato veneziano. L’anno dopo, cioè nel 1703, andò ambasciatore al re Luigi XIV di Francia, quando l’Europa era in movimento per la successione al regno di Spagna, ritornando in patria insignito da quel re del grado di cavaliere. Nel 1707, fu eletto savio del Consiglio, provveditore sopra oli, e senatore dei Pregadi. L’anno dopo, deputato sopra la provvisione del denaro, senatore e savio del Consiglio. Nel 1709, provveditore sopra ospitali, sopra la provvisione del danaro, uno degli elettori del doge Giovanni Cornaro, senatore, savio del Consiglio e riformatore dello studio di Padova. L’ anno appresso, aggiunto alla provvisione del denaro, senatore e savio del Consiglio: poi, il di 6 aprile 1711, creato procuratore di San Marco de supra, in luogo del morto Sebastiano Foscarini; e susseguentemente, sopra la provvisione del denaro; ed eletto ambasciatore straordinario all’imperatore Carlo VI nella sua venuta a Milano. Nel 1712, provveditore in zecca, provveditore sopra monasteri, deputato nel commercio e savio del Consiglio.  Nel 1714, regolatore dei dazi, aggiunto alla provvition del denaro e savio del Consiglio. L’anno dopo, provveditore alla Giustizia nuova, e, dopo di avere susseguentemente sostenute molte altre cariche cospicue, veniva assunto al principato, il 17 gennaio 1735, come dicemmo, morendo improvvisamente, nell’età sua d’anni 77, il 13 giugno 1741.  Alvise Pisani ebbe ogni pregio da renderlo, come fu, caro al popolo ed ai nobili: bellezza della persona unita a soavità di parlare, e gentilezza di maniere; copia di ricchezze congiunta a liberalità d’animo; pietà profondissima. Savio del Consiglio ottenne fama d’uomo giusto, prudente: procurator di San Marco, ne onorò la dignità con la splendidezza: riformatore dello studio di Padova, protesse le lettere, le scienze e le arti, ed ebbe in quella università creata una statua a suo onore: doge, sostenne l’alto grado con tanto decoro che lo avresti detto un re. Soffrì con imperturbato animo e con religiosa rassegnazione la perdita dei più cari e stretti parenti; sicché in lui ebbe la patria il modello di un vero principe.

(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI

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