Campo Sant’Alvise, nel Sestiere di Cannaregio

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Campo Sant'Alvise. Sestiere di Cannaregio

Campo Sant’Alvise, nel Sestiere di Cannaregio

Il Campo prende il nome dalla Chiesa di San Lodovico vescovo di Tolosa, vulgo Sant’Alvise. Narrano i cronisti, che questa chiesa e l’annesso cenobio ebbero incominciamento nel 1588, per una visione avuta, o meglio, come altri dicono, per devoto impulso della pia matrona Antonia Veniero, la quale, superate le opposizioni del senato, che statuito aveva, intorno a quei tempi, che non più si avessero ad erigere novelle chiese per l’accaduto abbandono di molte fra esse, con la mediazione del doge Antonio Venier suo parente, potè dare sfogo alle ripetute inspirazioni del Santo vescovo di Tolosa Lodovico, che le significava in spirito di essere in quel luogo invocato. Ottenutane alla perfine la bramata concessione, costruì la chiesa nel citato anno, e ben presto fu compiuta.

Ma avendo in essa la fondatrice consumato ogni suo avere, non potè compiere il monastero che di sole tavole, dove si ritirò con alcune compagne a professarvi la regola di Sant’Agostino. Se non che temette in breve non l’instituto da essa eretto avesse a perire per mancanza di monache; ma nel 1411, mossa guerra alla repubblica da Lodovico re d’Ungheria, qui accorsero, come si narra, per inspirazione le monache di Serravalle della regola stessa, e lo popolarono, con molta gioia della pia Veniero.

Nel 1810, quando si soppressero tutti i cenobi, fu colpito esso pure dal fatale decreto, e in seguito il convento servi ad accogliere le fanciulle esposte, infinchè adesso passeranno ad abitarlo le figlie della Carità (Canossiane), che prima erano nel convento di Santa Lucia.

La chiesa conserva l’antica sua costruzione semplicissima almodo semi-gotico, avendo però avuto nel XVII secolo alcun restauro nell’interno, in cui è disposta ad una sola navata. (1)

Nel campo o nelle sue immediate vicinanze:

(1) Venezia e le sue lagune. Volume II. Stabilimento Antonelli 1847

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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