Chiesa e Monastero di Santa Maria del Pianto

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Chiesa di Santa Maria del Pianto - Castello

Chiesa e Monastero di Santa Maria del Pianto. Monastero di Monache Servite. Monastero demolito

Storia della chiesa e del monastero

Insorta nell’anno 1629 gravissima peste in Italia, dopo averne desolate le principali; città, s’introdusse in Venezia, ove fece tali e tante stragi, che la città tutta prese forma di cimitero. Commosso da spettacolo così funesto il cuore di una pia vergine per nome Maria Benedetta Rossi, che poco avanti aveva nell’Isola di Burano fondato un austerissimo monastero di monache dell’istituto dei Servi di Maria, procurò con orazioni e penitenze di placar lo sdegno di Dio, e divertire l’orribile flagello, che andava consumando il suo popolo. Mentre dunque un giorno con maggior fervore insisteva nell’orazione, da superno lume illustrata conobbe, che il male della città era un castigo per i suffragi omessi e sospesi all’anime penanti nel purgatorio. Offrì ella tosto la sua vita, e il suo sangue in olocausto di compensazione, e si sentì da interna celeste voce a rispondere, doversi con una pia istituzione di perpetua durata compensare il danno apportato all’anime purganti; e perciò doversi con pubblico decreto e a pubbliche spese fondare un monastero, nel quale fervorose vergini in esso rinchiusa porgessero continuate preghiere a Dio, e nella Chiesa, che vicina doveva fabbricarsi, fossero offerti quotidiani sacrifici al Signore per la liberazione dell’anime penanti. Palesò la devota vergine il ricevuto avviso al suo confessore, e dal di lui consiglio eccitata manifestò l’arcano ai procuratori del monastero, i quali benché tutta la fede prestassero alle voci dell’illuminata vergine, pure esitanti ristettero, non sapendo a qual consiglio appigliarsi Conoscendo dunque Maria Benedetta dover gli spirituali affari maturarsi nel tempo loro assegnato da Dio, attendeva umilmente l’esito del divino volere, dissimulando nell’esterno quella premura, che altamente le risedeva nel cuore. Occorse non molti anni dopo, che Ibraimo gran signore dei turchi mandò una potente armata all’invasione di Candia, dal qual moto di guerra si sentì la buona vergine un nuovo interno, eccitamento a promuovere la fondazione inspirata, del nuovo monastero. Che però incapace di più resistere agli impulsi dello spirito, preso anco il consiglio di uomini savi, scrisse al senato una lettera in cui tutto per ordine espose l’arcano del divino volere. Accolse il senato i pii suggerimenti, e ben conoscendo quanta fosse la santità della virtuosa abbadessa, commise al Magistrato dei Provveditori sopra Monasteri la fabbrica, e la dotazione del sacro chiostro a norma del prescritto da Maria Benedetta, che ne fu destinata per fondatrice e prima madre. Scelse ella dunque fra molte, che chiedevano di essere ammesse nel nuovo ritiro, dieci virtuose donzelle, che credette le più capaci per il suo rigoroso istituto, e vi introdusse tre delle più provette monache del monastero di Burano, alle quali raccomandò con fervore di promuovere nei nuovi chiostri la regolar perfezione, non oscuramente significando loro essere ad essa da Dio negato l’ingresso per un più felice viaggio alla beata eternità. La verità di un tal presagio fu dimostrata dall’esito Perciò la venerabile madre, prima che si gettasse nei nuovi, fondamenti la prima pietra, volò al suo sposo.

Erette e dotate dalla pietà del senato le nuove fabbriche sì della chiesa, che dell’abitazione destinata ad uso delle religiose, furono esse dall’apostolica autorità di Alessandro papa VII, alle preghiere del senato, con bolla apostolica data nel giorno al 21 novembre dell’anno 1657 instituite in titolo di monastero di monache, dell’ordine dei Servi di Maria, della seconda riforma di Monte Senario, sotto la regola di Sant’Agostino, e sotto l’invocazione di Santa Maria del Pianto per abitazione, di una abbadessa e di 24 monache, del qual monastero avesse il perpetuo giuspatronato la Repubblica di Venezia.

Fu sostituita quindi alla defunta Maria Benedetta per fondatrice suor Maria Innocenza Contarini, che si portò con due altre monache nel nuovo religioso recinto, ivi ammise al sacro abito della religione altre vergini secolari, con le quali, unitamente intrapresero tutte una vita angelica, il di cui tenore pur tuttavia continua con edificazione somma della città.

Gettò la prima pietra nei fondamenti della chiesa nell’anno 1647 il patriarca Morosini, e ne fu coniata in memoria una medaglia già esibita nella prefazione; e ridotta poi a perfetto compimento col monastero la chiesa stessa, fu nel giorno 7 di maggio dell’anno 1687 dal patriarca Luigi Sagredo solennemente consacrata. Ornata nel suo materiale di magnifici altari, e distinte pitture, fu anche nello spirituale arricchita dei corpi dei Santi Fausto e Giustina martiri, e d’altre insigni reliquie tratte dai cimiteri romani: ed il pontefice Benedetto XIV, nell’anno 1744, le trasmise in dono da Roma una reliquia di Santo Stanislao Koftcha, dal qual anno cominciò con distinta pompa a celebrarsi annualmente da questa chiesa la solennità, e dal clero tutto l’ufficio dell’angelico giovanetto.

Fiorirono fra, molte altre in una particolar santità di vita suor Maria Angelica Confortinari, la di cui vita si legge registrata nel tomo III degli annali dell’ordine dei Servi, e Suor Maria Cletta Antonia, nata della nobilissima famiglia dei conti Zinzendorf nel ducato di Sassonia. Allevata quella fra gli errori di Lutero, ne conobbe per divina illustrazione la falsità. Onde abbandonati segretamente gli agi della casa paterna, ed accompagnata dal solo suo angelo tutelare, arrivò in Venezia, di cui visitando le chiese ed i sacri luoghi, tostoché pervenne a Santa Maria del Pianto, sentirsi interiormente mossa a chiedere quell’abito. Esaudite che furono le di lei istanze, volle il piissimo patriarca Giovanni Badoaro con le sue mani nell’anno 1707 coprirla delle sacre lane, e nel giorno 17 di settembre dell’anno susseguente ne riceve la solenne professione dei voti: e sette anni dopo per l‘esimia sua probità e singolare prudenza fu eletta abbadessa. Si parse ben, tosto per la città la fama di quelle singolari virtù, che la distinguevano. Onde avendo seco contratta spirituale amicizia Teresa Cunegonda, moglie di Massimiliano Emmanuele, duca ed elettore di Baviera, seco la condusse a Monaco, ove dopo varie vicende fondò nell’anno 1716 un monastero, che a norma del veneto abbracciò l’istituto più rigido del Monte Senario. Stabilire poi le suore del nuovo chiostro in una perfetta cognizione, ed esatta osservanza della regola e delle costituzioni, ritornò al suo monastero di Venezia, ove fu di nuovo abbadessa, e poi piena di meriti volò al cielo nel giorno 20 di gennaio del 1742. (1)

Visita della chiesa (1733)

La tavola dell’altare maggiore con Nostro Signore deposto di croce è opera di Luca Giordano. Ebbe intenzione l’autore, che siccome questa chiesa non è molto frequentata, si vedesse questa tavola passando sulla fondamenta, onde adoperò in essa una maniera assai forte; ma reputata dai professori alquanto barbara. Segue dalla parte sinistra la palla coll’Annunziata del Cav. Liberi, opera di molta stima. Continua la tavola con la Madonna, Nostro Signore, e i Santi Pietro, Andrea, Giacomo, ed altri di Pietro Vecchia. Passata la porta nel primo altare vi è dipinta la Beata Vernine, Nostro Signore in aria, ed abbasso i Santi Domenico e Francesco di mano del Cav. Celesti, in vece di una di Sebastiano Mazzoni. Dopo questa nell’altare, che segue vi è Nostra Signora col Bambino, e San Filippo Benizzi di Pietro Ricchi. La tavola poi con Sant’Antonio, e San Francesco di Paola con molti angeli è di Francesco Ruschi. (2)

Eventi più recenti

Il monastero nel 1810 venne soppresso con la chiusura anche della chiesa. Nel 1814
le due fabbriche furono comperate dall’abate Antonio de Martiis ad uso d’educazione maschile e d’utilizzazione privata, e finalmente nel 1841 l’abate Daniele Canal vi introdusse il suo collegio femminile, riaprendo nel 1851 anche la chiesa. (3)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della città di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra – Venezia 1733)

(3) GIUSEPPE TASSINI. Edifici di Venezia. Distrutti o vòlti ad uso diverso da quello a cui furono in origine destinati. (Reale Tipografia Giovanni Cecchini. Venezia 1885).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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