Famiglia Cicogna

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Calle de lo Squero, 22 (Dorsoduro) - Stemma Cicogna

Famiglia Cicogna

Cicogna. Dai lidi vicini, come scrive il Frescot, passò a Venezia a por stanza la famiglia Cicogna, ed esercitò la professione aromatario. Nel 1381, avendo Marco Cicogna, in occasione della guerra di Chioggia, offerto alla Repubblica sé stesso con un suo famiglio, dodici balestrieri da lui stipendiati, quattromila lire circa dei grossi, ed un suo naviglio, dopo la guerra stessa, fu ascritto con tutta la sua discendenza al Maggior Consiglio.

Innalzò quindi per arma una cicogna d’argento in campo azzurro.

Il doge Pasquale Cicogna nacque nel 1510 da Gabriele e da una dama di casa Manolesso. Dei suoi primi anni e delle cariche minori conseguite non reca memoria il Coppellari; il quale ricorda solo, che dopo di avere Pasquale sostenuto il rettorato di Retimo, veniva, nel 1564, eletto podestà e capitano di Treviso. Poi fu mandato duca in Candia, ed appresso venne eletto capitano generale nell’isola stessa, e provveditore generale alla Canea; nelle quali magistrature seppe ottimamente contenersi, cacciando i Turchi nemici, e comprimendo i Greci ribelli, sicché meritò che quei popoli gli erigessero una statua sulla pubblica piazza. Dopo la guerra di Candia, fu, nel 1576, podestà di Padova; poi sostenne la dignità di savio grande, e il dì 24 dicembre 1583 conseguì la stola procuratoria de citra, in luogo del defunto Marco Grimani, fino a che veniva, due anni dopo, assunto al principato, come sopra notammo. Condusse a moglie una figlia di Marcantonio Morosini, dalla quale però non ebbe prole, e fu di vita sì religiosa, che mori in odore di santità, come dice l’inscrizione sepolcrale. È celebre il prodigio che si narra a lui succeduto, la memoria del quale è pur ricordata nella stessa inscrizione. Oltre al ritratto superiormente accennato, è espresso il nostro doge in due quadri collocati nella sala del Pregadi. Il primo, dipinto da Tomaso Dolabella, che lo rappresenta in atto di adorare l’eucarestia, fu inciso ed illustrato alla Tavola XCVII. Nel secondo, operato da Jacopo Palma Juniore, si vede in orazione davanti il Salvatore, intorno al quale si legga l’illustrazione della Tavola XCI.

Il magnifico monumento eretto ad onore del Cicogna da suo nipote, che prima della rifabbrica della chiesa odierna dei Gesuiti era collocato sulla porta che metteva nel chiostro, allora dei Crociferi, come ricorda il Martinioni, si vede adesso nella cappella maggiore in cornu evangeli. Ne fu architetto Girolamo Campagna, ed il prospetto si costituisce di tre intercolunni; uno maggiore nel mezzo, e due minori sui lati. Le quattro colonne, che li spartiscono, sono d’ordine composito, con piedistallo ornato. Nell’intercolunnio centrale, si apre, fra i piedistalli, una porta per cui sì entra nella sagrestia. Sopra la cornice di essa porta vi è un gran cippo che sostiene l’urna, su cui è distesa la statua del doge in manto ducale. La statua è opera dello stesso Campagna. L’urna e lequattro colonne, di tutto tondo, sono di marmo nero, bianco finissimo; tutto il resto è di pietra istriana. Nel cippo, sotto l’urna, si legge l’inscrizione seguente, e fra i due minori intercolunni, sono inseriti trofei, sotto e sopra dei quali si leggono i quattro motti che qui pur diamo, allusivi ad altrettanti fatti della vita del principe estinto.

PASCHALI CICONIAE
VENETIARVM PRINCIPIS MEMORIAE SEMPITERNAE
QVI POST REMP . DOMI FORIS E DIGNITATE SAEPIVS ADMI
NISTRATAM POST CRETENSEM INSVLAM CVI PER DECENNI
VM SVMMO CVM IMPERIO PRAEFVIT IN NAVALI AD ECHINA
DAS PRAELIO INCOLVMEM RESERVATAM QVA CAVSA CYDO
NES ILLI STATVAM IN FORO E.C. PATRIAE SVAE TANDEM
PRINCEPS MIRA OMNIVM CONSENSIONE CREATVS EAM
PARITER PER DECENNIVM TANTA ASSIOVITATE ET DILI
GENTIA GVBERNAVIT VT DE EIVS COMODIS ATQ . VTILI
TATIBVS NON PRIVS FINEM FECERIT QVAM AMMAM
EFFLAVERIT, ET AD SVPEROS CVM DIV AETERNITATI SVAE
INTERFVISSET NON SINE OPINIONE SANCTITATIS EVOLAVIT .
OBIIT DIE II APRILIS MDXCV . AETATIS SVAE ANNO LXXXV
MENS . X . DIE XXV.
PASCIIALIS CICONIA EX FRATRE NEPOS MAESTISS .P.C.

VELVT ALTER SYMEON MANIBVS CHRISTVM EXCEPIT.

ET VELVT ALTER DAVID CRETAE IN BELLO .

PATAVIO IN PESTILENTIA

ET PATRIAE IN FAME PRAESTO FVIT (1)

(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI

Dall’alto in basso, da sinistra a destra: Ponte di Rialto, 5346 (San Marco) – Ponte di Rialto, 1 (San Polo) – Rio de Palazzo o de la Canonica, 4208 (Castello), Calle de lo Squero, 22 (Dorsoduro).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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