Leoni Ateniesi

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Leoni Ateniesi dell'Arsenale - Castello

Leoni Ateniesi

Furono qui recati da Atene nel 1687, quando le Venete armi, guidate da Francesco Morosini, che fu poi Doge, occuparono l’Acaja, discesero nell’Eubea, e conquistarono l’intero Peloponneso.

II maggiore, sulla destra dell’ingresso all’Arsenale, si stava al Pireo, che appunto per esso si distingue  ancora col nome di Porto Leone. L’altro grande, sdraiato, alla sinistra dell’ingresso medesimo, era sulla via che dal Porto stesso alla città conduce, la testa che si vede rinnovata , lo fu qui da artefice poco esperto. È rimarcabile il primo, seduto sulle zampe posteriori, per varie tracce d’antichissime inscrizioni, o  per meglio dire per alcune cifre apparenti con disposizione spirale sulla giubba e lungo le spalle sue.  Pochi oggetti stuzzicarono tanto la curiosità dei dotti, e mossero la lingua e la penna degli eruditi, quanto  il fecero questi simulacri e l’interpretazione di quelle sigle! vennero immaginate, dette e scritte, sul loro proposito, cose ingegnosissime ad un tempo e strane; anzi si spinsero le supposizioni, la fatica del dedurre,  e la foga di sostenere il proprio assunto, perfino a pubblicare che questi Leoni non siano opera greca,  quantunque fatti di un marmo tolto dal Pentelico, monte non lontano da Atene, ritrovati in Atene, e di là  qui pervenuti, circostanze tutte le quali poco favoriscono chi si affaticasse di sostenere il contrario.

Ecco una semplice ripetizione di ciò che indicano le più moderne Guide di Venezia intorno a questa  letteraria controversia, essendosi, fra le altre, data preferenza a quella del chiarissimo Giannantonio Moschini,  edita del 1816, in cui l’erudizione va del pari con l’intelligenza, e col più fino discernimento.  Diviso è il parere dei dotti; chi vuole queste inscrizioni Runiche, e chi le crede Pelasgie. Della prima  opinione si è dimostrato lo svedese sig. Akerblad, che il primo ne scrisse l’anno 1803, e venne seguito dal di lui traduttore e commentatore sig. d’Ansse de’ Viiloison. Sospetta lo svedese che il lavoro sia posteriore ai  tempi degli Antonini, e che le inscrizioni siano di più recente data, e forse dei Varanghi, che poi si dissero  inglesi, verso il secolo X; a rio pure inclina l’erudito Filiasi. Pelasgie invece le vorrebbe il d’Hancarville e non greco il Leone, al che si oppone l’autorità dell’esimio  nostro Canova che lo reputa greco lavoro. Il sig. Bossi di Milano si uniforma al pensamento del d’Hancarville, crede poi che le inscrizioni medesime siano contemporanee al Leone, da lui giudicato opera anteriore ai bei tempi della Grecia.

Tutto questo vien sostenuto dal parere del sig. Rink al quale par travedere le parole AOENE TER e qualche ombra della parola AEON, che egli volta in quelle di LEONE SACRO AD ATENE. Reputa taluno che questi sia un monumento della battaglia di Maratona; se ciò fosse, lo spettatore avrebbe  a sé davanti un’opera di oltre 2300 anni, un’opera che ricorda il valor militare di Milziade, dì Aristide e di Eschilo, sommo poeta a guerriero.

Nel 1458 fu in Grecia chi vi lasciò su scolpito il proprio nome cosi:

HIC FVIT NICHOLAVS BRES
DIE XXVII MARCI 1458.

Sulla base di questo Leone si legge scolpita la seguente Epigrafe che fino al 1797 era in bronzo.

FRANCISCVS MAVROCENVS PELOPO
NESIACVS EXPVGNATIS ATHENIS MAR
MOREA LEONVM SIMULACRA TRIVM
PHALI MANV E PIREO DIREPTA IN
PATRIAM TRANSTVLIT FVTVRA VENE
TI LEONIS QVAE FVERANT MINERVAE
ATTICAE ORNAMENTA

Anche sotto l’altro Leone si e ripetuto quel che diceva il tolto bronzo:

ATHENIENSIA VENETAE CLASSIS
TROPHOEA VENETI SENATVS
DECRETO IN NAVALIS
VESTIBVLO CONSTITVTA .

Quello che segue alla sinistra dell’ingresso, sembra ivi riposto nel 1716, giacché vi è sotto scolpito:

ANNO CORCYRAE
LIBERATE

L’ ultimo verso il Canale ha semplicemente:

EX ATTICIS

Non sarà forse discaro ai lettori veder la traccia di quelle pelasgie cifre quali le ha pubblicate il ripetuto d’Akerblad nella di luì Notice sur deux inscriptions en caractères runiques trouvées a Venise, etc.  inserita nel Magazin Encyclopedique, etc, redigè par A. L. Milljn, IX annèe, Tome 5. me. pag. 26. Paris i804.

Si vuole aggiungere, per la sola curiosità, la delineazione di alcuni segni esistenti sopra un durone di  legno rinvenuto col diroccamento di una colonna al peristilo del tempio di Minerva al Capo Sunio, da  colà insieme alla colonna stessa portato in Venezia l’anno 1826. Sono questi caratteri alfabetici, cifre numeriche, ovvero semplici marche dell’architetto? Bisognerebbe  conoscerlo. Dal fatto di Maratona al fiorire di Pericle non vi fu gran distanza di tempo! (1)

(1) GIOVANNI CASONI. Guida per l’Arsenale di Venezia. Tipografia di Giuseppe Antonelli. Venezia 1829

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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