Fontego dei Tedeschi a Rialto, nel Sestiere di San Marco

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Fontego dei Tedeschi a Rialto - San Marco

Fontego dei Tedeschi a Rialto, nel Sestiere di San Marco

Fino dal secolo XIII, come scrive il Gallicciolli, nelle sue Memorie Venete, la Repubblica assegnò un casamento in questa situazione ai commercianti Tedeschi perché vi potessero abitare, e tenere in deposito le loro mercanterie. Il locale venne ampliato nel secolo XIV, e con una legge del 19 aprile 1341 si nominarono quattro senatori per allargare la strada sottoposta fino a San Giovanni Grisostomo. Questo fondaco andò soggetto ad un incendio nel secolo XV, dopo il quale ebbe un restauro, ma nella notte dal 27 al 28 febbraio 1505 tornò a bruciare per cui fu d’uopo rifabbricarlo di pianta, concentrandosi frattanto i Tedeschi nelle case dei Lippomano a Santa Fosca.

Per lungo tempo si attribuì tale rifabbrica a Pietro Lombardo. Quindi si scoprì un poemetto latino di Pietro Contarini, autore di quei tempi, secondo cui si dovrebbe attribuirla a frà Giocondo da Verona. Ma il decreto del 19 giugno 1505, nonché i Diari del Sanuto danno a dividere che fu opera invece d’un Girolamo Tedesco d’ignoto cognome. Si commise quindi a Giorgione ed a Tiziano di dipingere a fresco le facciate esterne. A Giorgione, per volontà del doge Leonardo Loredan, a cui aveva fatto il ritratto, toccò la facciata verso il Canal Grande, e colò, come scrive il Ridolfi nelle sue Vite dei Pittori, divisò trofei, corpi ignudi, teste a chiaro oscuro, e nei cantoni fece geometri che misurano la palla del Mondo, prospettive di colonne, e tra quelle uomini a cavallo, et altre fantasie, dove si vede quanto egli fosse pratico nel maneggiare colori a fresco. Tiziano poi, al quale venne allogata la parte verso il Ponte di Rialto, collocò sul cantone, una donna ignuda in piedi delicatissima, e sopra alla cornice un giovinetto ignudo in piedi, che stringe un drappo a guisa di velo, et un bambino lograto dal tempo, e nella cima fece un altro ignudo che si appoggia a grande tabella, ove sono scritte alcune lettere che mal s’intendono. Ma più fiera è però la figura di Giuditta, collocata sopra la porta dell’entrata, che posa il piè sinistro sul reciso capo d’Oloferne con spada in mano vibrante, tinta di sangue, et ai piedi vi è un servo armato con berrettone in capo, di gagliardo colorito; errando ancora in questo luogo il Vasari facendola del Giorgione. Sopra la detta cornice divise altre figure, e nel fine un Svizzero, un Levantino, et un fregio intorno a chiaro oscuro, ripieno di varie fantasie. Si dice che così piacquero quelle pitture ai Venetiani che né riporto comunemente la lode, e che gli amici suoi, fingendo non conoscere di chi fossero, si rallegravano con Giorgio della felice riuscita dell’opera del Fondaco, lodandolo maggiormente della parte verso terra, ai quali, con sentimento alterato, rispondeva loro quella essere dipinta da Tiziano, e così poté in lui lo sdegno che più non volle che praticasse in sua casa.

Molte volte il Fondaco dei Tedeschi si trova nominato dal Sanuto. Egli narra che il 18 febbraio 1508 M.V. vi si diede certa festa solita dil porcho amazar da li orbi, e che qui nel 1509 trovarono asilo gli abitanti della prossima terra ferma fuggiti innanzi l’invasione delle truppe nemiche all’epoca della famosa lega di Cambray. Narra che il 12 febbraio 1516 M.V. i mercatanti Tedeschi qui solennizzarono dalla mattina fino a tre ore di notte l’accordo avvenuto fra i Veneziani e Cesare con giostra, caccia di tori, ed atterramento dell’orso operato da cani. In tale occasione Gian. Paolo buffone, volendo giostrare, caschò di cavallo et si fè mal a una gamba, ita che non potè più exercitar in far bufonerie. Poi vennero 8 travestiti excelentemente a far un ballo sopra un soler posto in mezo la corte, et demum, venuti sopra cavali mariani et carri trionmphali, feno, balando, certa demonstratione di la fabula de … intervenedo il Dio d’Amor, nymphe, inamorati, far sacrifici, parturi, et sepulture, semper balando, cosa assà polita et di gran spese. Vi fo assà zente, et done, maschere, et altri; e thedeschi feno gran spese per le camere loro di dar da disnar. Il medesimo autore narra anche che il 25 giugno 1524, venuto a Venezia Francesco Maria dalla Rovere duca d’Urbino, eletto generale della Signoria, smontò alle rive di questo edificio riccamente addobbato di tappezzerie, ove lo aspettava il doge per condurlo in bucintoro e con gran pompa all’alloggiamento destinatogli nell’Isola di San Giorgio Maggiore.

Altri cronisti nominano il Fondaco dei Tedeschi in occasione degli apparati, illuminazioni, e musiche per la vittoria delle Curzolari, riportata sopra i turchi il 7 ottobre 1571, ed in occasione della visita fattavi nel 1574 da Enrico III re di Francia che segnatamente v’ammirò l’alloggiamento dei Fugger, nobili e ricchi mercadanti d’Augusta. Né tacciono dei pubblici balli mascherati che, curioso costume, vi si celebravano nei tre giorni e nelle tre notti antecedenti all’apertura del carnevale. Il fondaco medesimo, l’ultimo giorno del quale venne fornito di scale di pietra, al pari degli inferiori, soltanto nel 1587, era visitato annualmente nella Vigilia di Natale e nell’ultimo giorno dell’anno dal clero della prossima chiesa di San Bartolomeo. Ad esso presiedeva un apposito magistrato, composto di tre patrizi, col titolo di Visdomini dei Tedeschi. (1)

(1) GIUSEPPE TASSINI. Alcuni palazzi ed antichi edifici di Venezia. (Tipografia M. Fontana. Venezia 1879).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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