La vita dei granchi in laguna: da granzo duro o granzo bon, a spiantano, a capelùo, a moleca

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Fondamenta de la Palada - Isola della Giudecca

La vita dei granchi in laguna: da granzo duro o granzo bon, a spiantano, a capelùo, a moleca

L’industria delle moleche era una delle più importanti fra le industrie popolari di Venezia; ed era seguita nella zona della Palada alla Giudecca e a San Pietro di Castello.

L’area della Giudecca interessata all’industria delle moleche era quella della Palada, che gravitava attorno all’omonimo Rio de la Palada. Il termine palada, nel lessico veneziano deriva da palo; fa quindi riferimento alle palificate che venivano impiegate nelle aree interne della laguna, come sistema di contenimento della terra e barriera contro il dilavamento.

Tutti conoscono i granchi, ma pochi hanno delle cognizioni precise su questo curioso, assai prolifico, ma insieme utilissimo abitatore delle nostre lagune, come lo è di quasi tutte le acque marine delle zone temperate. Esso è conosciuto sotto parecchi nomi; ciascuno dei quali corrisponde ad un momento della sua mutevole esistenza. Il nome scientifico del granchio comune è di Carcinus moenas. Nello stato normale, naturale, sia il maschio che la femmina, sono indicati con l’appellativo di granzo; ma quando il granzo è prossimo a spogliarsi della vecchia crosta (dermascheletro), vien detto granzo duro o granzo bon; quando è imminente la metamorfosi, spiantano; durante la muta, capelùo, quando è molle, moleca; infine la femmina, in autunno, piena di uova o coral, vien chiamata mazaneta.

La mua si può dividere in due fasi: nella prima i granchi mostrano alla base delle zampe una linea lucida e biancastra; quando sono spiantani, le linee si estendono per tutte le articolazioni, ed il colorito generale si fa verdastro. L’operazione della muda, è dolorosa, ma non dura che pochi minuti. Allo stato libero il granchio sceglie i punti più nascosti della laguna, perchè in quel breve periodo, è assolutamente indifeso e debolissimo, e cadrebbe facilmente preda degli altri animali, ghiotti di moleche, quanto gli uomini. Giunto il momento decisivo, il granchio capelùo si raggomitola su se stesso, tenendo le zampe incurvate verso la parte centrale del corpo. Ed ecco che la crosta o carapace, si solleva, si alza sempre più; si formano due squarci, uno per lato, e si allargano, si estendono, fino a raggiungere l’apparato boccale; ecco si liberano anche le chele; e la moleca tutta tenera e dolorante esce fuori dal suo scheletro. Per fortuna, quel suo stato di essere senza forza né difesa, non dura che poco tempo; lasciata nel suo elemento, la moleca, dopo due o tre ore si trova ornata di una nuova corazza, lucida e salda, e può ricominciare allegramente le sue scorribande per canali e palùi. Se la moleca invece è tolta dall’acqua, quella sua condizione di tenerezza, si prolunga per qualche giorno; ordinariamente fino alla padella.

Gli adulti cangiano la loro crosta una volta all’anno o anche meno; ma i granchiolini giovani di appena 5 millimetri, che errano a grandi masse per le lagune in marzo ed aprile, in meno di un anno, e cioè da primavera a settembre, diventano adulti, ed in quel periodo mudano almeno quattro volte, e specialmente nei calori estivi, durante i quali invece i granzi hanno una sosta. In autunno i granchi migrano in mare, per deporvi le uova; e quivi passano l’inverno, per non ritornare in laguna se non in primavera. L’industria delle moleche va dunque da marzo a novembre; con due periodi di maggior attività in marzo fino a giugno, e poi in ottobre-novembre.

Si comprende, dalle constatazioni fatte, quanto sia delicato il lavoro del molecante. Egli deve sorprendere l’animale proprio nelle brevi ore, in cui resta senza la sua scorza. È mestiere che richiede una preparazione, molto tatto, assidue cure. I granchi si pescano in grandi quantità con le rasche e con le reti a strascico; speciale a tal uso è la granzera, provveduta di una cogoloria. Essa è trainata da un topo a vela; se manca il vento, i pescatori scendono in acqua, sul fondo, e trascinano la barca di traverso, a forza di braccia. In autunno è più frequentemente usata la pesca a folpo: si attacca un mattone ad una funicella; alcuni pesci di poco valore vengono fissati come esca, e dopo qualche tempo, sollevando dolcemente il mattone, si tirano in barca anche i granchi, che erano accorsi, il più spesso numerosi, a predare. Il pescatore fa la cernita; e separa dagli altri granchi la pesca più ricca, formata dai granzi duri e dagli spiantani in primavera, ai quali si aggiungono in autunno le mazanete. I granzi boni e gli spiantani vengono posti nei vieri o vivai, grosse ceste panciute, in vimini, del diametro di m. 1.75 e più; ciascuno di essi contiene circa 60 kg. di granchi. I vieri sono raccolti in cavrie, o, in termine chioggiotto, coriaghe, formate di forti pali, che ne reggono altri collocati orizzontalmente; il complesso deve esser ben solido, per resistere alle correnti marine ed ai venti. Nel canale delle Grazie, che è dietro la Giudecca, vi sono gli impianti più importanti e più numerosi.

Per diventar moleca, il granzo duro deve attendere un dieci o quindici giorni; allo spiantano ne bastano due ed anche meno. Il molecante deve star dunque ben all’erta: egli si reca di solito a visitar i suoi vieri ed a scegliere le moleche, due volte al giorno; al mattino di buon’ora e nel pomeriggio. Ed i momenti più propizi sono quelli dell’acqua stanca, fra il flusso e riflusso e viceversa; perchè l’acqua è più calda e più tranquilla; ed è allora che i granchi preferiscono mutar d’abito.

L’industria delle moleche comprende dunque due categorie di lavoratori: i pescatori di granchi e quella dei pescatori e sorveglianti di vieri, e sono naturalmente in numero assai minore.

La mazaneta, come abbiamo visto, è la femmine, prima di spuar la vova; per questa funzione esse si ritirano nei canali più profondi della laguna, per poi compiere la migrazione in mare. Il volgo chiama queste uova coral, e sono di un bel rosso vivo, come quelle delle canocie.

Le mazanete di valle sono più scelte, perchè vi trovano maggior nutrimento; in valle è anche assai più facile il catturarle e lo sceglierle, il che si fa con uno strumento detto gorna (grondaia).

I granchi, che non servono come moleche, sono venduti ed anche esportati per vari altri usi. Così sono indispensabili o quasi, come esca, per la pesca in grande stile delle sardelle, specie delle sardelline giovani (palaziòle). Sono anche adoperati (e lo erano più prima) come concime, con eccellenti risultati. (1)

(1) SICINIO BONFANTI. La Giudecca. Nella storia, nell’arte, nella vita. (Libreria Emiliana Editrice, Venezia Luglio 1930 VIII)

Dall’alto in basso, da sinistra a destra: moecante sul Canal dei Lavraneri, vieri sul Rio de San Biagio, Fondamenta de la Palada, Ponte Sant’Angelo sul Rio de la Palada, Rio del Ponte Longo, attrezzature da moecante sul Canal dei Lavraneri, Rio de la Palada, Campo de la Sponza, Fondamenta de la Palada, attrezzature da moecante sul Canal dei Lavraneri, vieri sul Rio de San Biagio, bassorilievo con granzo dentro conchiglia in Campo de la Sponza, Ponte Sant’Angelo sul Rio de la Palada, Rio del Ponte Longo, Rio del Ponte Longo.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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