Famiglia Zorzi

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Calle drio la Chiesa, 4499 (Castello). Stemma Zorzi (forse)

Famiglia Zorzi

Zorzi. Dalli principi di Moravia e di Slesia, secondo riferisce Antonio Maria Spelta, nell’Istoria dei vescovi di Pavia, trasse origine la casa Giorgi, che in dialetto veneziano si disse Zorzi. Alcuni di quella casa passarono, nel 411, in Italia, e militarono sotto i vessilli di Onorio imperatore; e quindi posero stanza in Pavia, ed acquistarono alcune terre e castella, come Pinerolo, Soriasco Oleveno, Regalia, Castellaro, Cerretto, ec. Ottennero poi il cognome di Giorgio da un suo valoroso capitano, il quale, ai tempi di Santo Epifanio vescovo di Pavia, liberò colle sue genti quella città strettamente assediata dai barbari, giusta quanto racconta lo Spelta prefato. Nel 453, per l’irruzione di Attila alcuni di questa famiglio, partitisi da Pavia, vennero nelle isole della Venezia, secondo testimoniano Bernardo Giorgi ed il co. Jacopo Zabarella, nella sua Aula Heroum, come pure il Frescot ed altri molti genealogisti. Anzi il Malfatti la venne annoverando fra le prime case, in cui fu stabilita la nobiltà veneziana, per cui vuole essere stati gli antichi Giorgi tribuni di varie isole. Possedé questa casa in oltre il marchesato della Bondonizza, e fu signora dei castelli di Lampsaco, o Lamsachi, e di Carisio, ed ebbe lungamente il dominio di Curzola, mutato poscia nella contea di Zumelle, detta volgarmente Mel, castello e podesteria nel Friuli, che conservò fino agli ultimi anni della Repubblica. Edificò la chiesa ed il cenobio di San Domenico di Castello, e conserva questa casa molte splendide memorie in parecchie altre chiese sì in Venezia che fuori.

Innalzavano li Giorgi, anticamente, per arme un leone nero rampante in campo d’oro, ed un’altra, scaccheggiata d’oro e vermiglio. Ma essendosi Pietro Giorgi, nel 1250, dopo resa tributaria alla Repubblica l’isola di Rodi, recato a rimettere nell’antica obbedienza la propria isola di Curzola, ed avendo nell’ardore della pugna perduta la sua insegna, in sostituzione di quella, espose alle milizie un bianco lino, tinto nel proprio sangue, da cui animati i suoi soldati ebbero vittoria; così, a perpetuare la ricordanza di quel fatto, depose le prische insegne, ed assunse nello scudo la fascia vermiglia in campo d’argento, come si vede essere l’arme sottoposta al ritratto del doge Marino.

Il doge Marino Giorgio o Zorzi, trasse i natali, nel 1231, da Matteo, e sostenute da prima le cariche più illustri in patria veniva nel 1303, eletto ambasciatore a Roma, e quindi il dì 10 novembre 1310, era stato designato in tal qualità appo l’imperatore Enrico VII, all’occasione della sua venuta in Italia; ma egli si disobbligò adducendo in scuse le sue infermità e la grave età sua. Era poi, siccome vedemmo, l’anno appresso, chiamato al trono ducale. A sua moglie Agnese, ed alla sorella Giovanna, lasciava in morte l’incarico di erigere la chiesa, il cenobio e l’ospitale superiormente accennati.

Da sinistra a destra: Calle drio la Chiesa, 4499 (Castello) – Salizada Zorzi, 4946 (Castello)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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