Famiglia Michiel

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Stemmi della famiglia Michiel. Famiglie Venete con le loro armi. Biblioteca Estense universitaria

Famiglia Michiel

Per consentimento di tutti gli storici, derivarono dallo nobilissima gente romana Anicia le famiglie dei Giustiniani e dei Pier Leoni, i quali ultimi assunsero il pronome di Frangipani, per avere uno dei Leoni, in tempo di pubblica carestia, con pietosa munificenza dispensato ai poverelli di Roma pane in copia; dalla cui casa discesero pure i Micheli o Michiel.

Più divisatamente però scrive Nicolò Bertini, nella dedicatoria ad Antonio Longo, podestà di Brescia, impressa in fronte della seconda parte delle poesie di Pietro Micheli, che da Anicio pretore derivarono i Frangipani di Roma e li Micheli di Venezia; dei quali, più distintamente parlando, riferisce il Frescot, nei Pregi della nobiltà veneta, che Angelo, Nicolò ed Agostino, figliuoli di G. Anicio Pier Leone Frangipane, senatore romano, nel quinto secolo, costretti a ritirarsi da Roma per la irruzione dei Goti, giunsero nelle venete lagune con molto oro, e, posta stanza in Rialto, furono accolti fra i cittadini di maggior grido; mentre, dice egli, fin da quel tempo si trovano onorati del titolo di tribuni.

Da ciò forse prese motivo il Malfatti di connumerare la famiglia Micheli tra le prime dodici, nelle quali fu primamente stabilito il corpo della nobiltà patrizia. Se non che, osservando all’albero genealogico di questa casa, recato dallo Zabarella, ci verrà noto, come il passaggio dei Frangipani in Venezia accadde due secoli dopo l’epoca accennata dal Frescot; prendendo esso origine da Sesto Anicio Balisto, insigne generale, che si fece acclamare imperatore dalle truppe in Emesa nel 262; da cui, dopo varie diramazioni, che riferiremo nelle notizie intorno alla famiglia Giustiniani, fa venire Anicio Pier Leone Frangipane, padre dei sopraddetti fratelli, li quali nell’822 si trasferirono in Venezia.

Angelo poi, il maggiore di essi, al proprio nome aggiunse quel di Michele, attribuitogli dall’aura popolare per la sua molta bontà, e quindi da esso ebbe principio la casa Michele. Dal secondo fratello, di nome Nicolao, derivarono i Frangipani della Dalmazia e dell’Ungheria; e dal terzo, Agostino, provennero li Frangipani di Venezia, che poi si estinsero. A questi tre fratelli alcuni ne aggiungono altrettanti, vale a dire, Massimo Anicio Pier Leone, che rimasto in Roma vi continuò la discendenza dei Pier Leoni Frangipani, dai quali provennero i conti d’Absburgo e la casa d’Austria; Ugo, da cui derivarono li Frangipani di Napoli; ed Eliseo, autore degli Elisci di Firenze. 

Ogni storico e genealogista convengono nel volere, la casa Michele di Venezia, discesa dagli Anici Pier Leoni Frangipani di Roma, il che provano tutti, con il dimostrare essere pari l’antico scudo blasonico di ambedue le case, vale a dire, composto di due leoni d’oro affrontati; variato poi dalla Michele posteriormente, come diremo in appresso.

Piantata poi in Venezia questa famiglia, dicono le antiche cronache, e scrive il Malfatti, che non tutti coloro che portarono il cognome di lei sono da essa discesi, ma che in quella vece taluni vennero procreati da alcuni nobili del consiglio, i quali in più antica stagione mutarono il loro primitivo cognome in quello dei Micheli o Michieli o Michiel. Tale asserzione, non sorretta da veruna causa, testimonia chiaramente il labirinto in cui si avvolsero i genealogisti per rintracciare l’origine vera della casa di cui parliamo. La quale, non è dubbio alcuno però, essere stata fra le più nobili e benemerite della patria; poiché produsse in ogni tempo personaggi illustri nelle armi, nella toga, nel sacerdozio, nelle scienze e nelle lettere, e si mostrò munificentissima nello erigere fabbriche e templi cospicui, tra quali si annoverano le chiese di San Cipriano di Malamocco, trasportata poi, come sopra dicemmo, nella isoletta presso Murano; di San Giovanni Nuovo, di San Canziano, di Santa Cecilia, detta poi San Cassiano, di San Girolamo, che fu juspadronato di questa e della casa Giustiniani, dei Santi Gregorio e Tommaso, parrocchiale della villa di Lughetto nel territorio di Padova: restaurò la chiesa degli Ogni Santi, e fabbricò una decorosa cappella, in quella dell’Angelo Raffaello. Godé la signoria delle isole di Chio, di Arbe, di Paros e di Ossaro, ed ebbe giurisdizione, in gran parte, della terra di Meduna, posta ai confini del Friuli. (1)

La famiglia Michiel fino dai primi tempi ebbe tribuni, e nel 697 votò all’elezione del primo doge. Vitale Michiel I, salito al principato nel 1096, mandò una forte armata, sotto il comando di Giovanni suo figlio, e d’Arrigo Contarini, in aiuto dei Crocesignati, ma, dopo pochi anni di governo, morì trucidato. Domenico Michiel, figlio di Giovanni,  si ritrovò con altri principi collegati sotto Tiro, ed essendo corso il sospetto, poiché andava a lungo l’ossidione, che egli potesse partire coi suoi, fece, per rassicurare gli animi, portare a terra tutte le vele, e gli altri attrezzi marinareschi, nè si spiccò dall’impresa finché non l’ebbe condotta a compimento. Vitale Michiel II, figlio di Domenico, illustrò il suo principato con la vittoria riportata sopra il patriarca d’Aquileja, donde ebbe origine la festa del Giovedì Grasso, descritta dalla celebre Giustina Renier Michiel, che nei discendenti di questa illustre prosapia si era accasata. Anche egli però, come Vitale Michiel I, suo bisavolo, venne ucciso nel 1172 mentre recavasi alla chiesa di San Zaccaria. Da lui nacque quell’Anna che per l’innocenza della sua vita meritò il titolo di beata, titolo che essa divise con Bartolammeo Michiel, fiorito circa il 1420. Questa famiglia produsse inoltre un cardinale, un patriarca, vari vescovi, vari generali, cavalieri, senatori, ambasciatori, e non meno di undici procuratori di San Marco.

Il genealogista Marco Barbaro assegna poi il soprannome di Malpaga  a Fantin Michiel nel modo seguente: “Fantin q. Mattio (Michiel) fu fatto capitan general in golfo di 25 galle; del 1424 fu fatta la pace con Amurath Turco , e venne a disarmare nel 1425. Si dice che costui in una notte fece fare il castello appresso Ragusi, detto Malpaga. Et pagò galioti; poi giunto a Venezia persuase alla signoria che tutti li salariati de navigli armati perdessero le decime dei suoi salari nel disarmare. Et cosi si osserva fino al presente che li suoi mesi si fanno di giorni 33; et quando li galioti passano inanci ad esso castello sempre con ignominiose parole lo blasfemano, et colui fece farlo, et li tragono legni e sassi, e perciò li discendenti del detto Fantin sono detti Michieli Malpaga“. (2)

Negli ultimi tempi usa questa casa due sole fra le armi diverse riportate dal Coronelli. La prima, inquarta, nel primo punto d’azzurro, una stella cometa d’oro, la cui coda riguarda la parte sinistra dello scudo; nel secondo punto fasciato d’azzurro e d’argento di sei pezzi; nel terzo la stessa fasciatura, con ventun monete d’oro  e nel quarto punto d’azzurro due leoni d’oro affrontati, ed una cometa in capo. La seconda arma inquarta nel primo ed ultimo punto le fasce con le monete, e nel secondo e terzo li due leoni affrontati. (1)

(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI

(2) Giuseppe Tassini. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. Tipografia Grimaldo Venezia 1872

I dogi della famiglia:

Vitale I Michiel. Doge XXXIII. Anni 1096-1102
Domenico Michiel. Doge XXXV. Anni 1118-1130
Vitale II Michiel. Doge XXXVIII. Anni 1156-1172

Dall’alto in basso, da sinistra a destra: Calle dei Boteri, 1654 (San Polo) – Campiello Michiel, 3906 Cà Michiel (San Marco) – Ramo Cà D’oro, 3914 (Cannaregio) – Calle de le Vele, 3955 (Cannaregio) – Calle del Magazen, 4477 (San Marco) stemma: Michiel/Emo – Calle de la Vissiga, 795 (Santa Croce) – Calle del Campaniel, 1762 (San Polo) – Calle Priuli, 4004 (Cannaregio) – Calle dei Frati, 941 (Dorsoduro) stemma: Michiel/Molin – Calle de la Scrimia, 1668 (San Polo)

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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