Le patere, le formelle e le croci veneto-bizantine infisse sui palazzi di Venezia

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Ca' Da Mosto. Sestiere di Cannaregio

Le patere, le formelle e le croci veneto-bizantine infisse sui palazzi di Venezia

Le facciate e i cortili interni di non pochi palazzi antichi e di molte case anche modeste di Venezia portano ancora infisse delle piccole sculture in marmo o in pietra dette patere e delle formelle recanti figurazioni zoomorfe, in bassorilievo. Prevalente di numero sono le patere, le formelle di forma quadrilunga, chiuse superiormente da un arco rotondo od acuto, dette a valanghin, portano scolpite anche due o tre figurazioni sovrapposte. 

L’uso di queste decorazioni fu coevo con la primitiva edilizia civile veneziana, ma assunse gradatamente sempre maggior sviluppo nei secoli successivi e continua fino ai nostri giorni. Esso resistette quindi alle demolizioni e ai rifacimenti dei primitivi edifici, mediante il trasporto e il raggruppamento delle antiche patere e formelle in quelli rifatti o vicini con l’aggiunta anche di nuove. (1) Il lavoro talvolta grossolano di queste sculture era spesso voluto, si voleva far maggiormente risaltare il disegno, ottenuto con un effetto di controluce, mettendo nel fondo degli intagli del vetro musivo ricoperto d’oro. (2)

Vari sono i soggetti, ma da un attento esame delle patere che si presentano come le più antiche e originali ancora infisse, si possono così raggruppare. In quella che potremo chiamare la prima serie sono pavoni affrontati in atto di bere da un vaso centrale o di beccare alla sommità di uno stelo interposto da cui si dipartono motivi vegetali; queste figurazioni si trovano intagliate sempre nelle formelle quadrilunghe. In una seconda serie vanno raggrupate le rappresentazioni dell’aquila o del leone o del grifo in atto di ghermire una lepre o un coniglio; in una terza serie si comprendono i soggetti di due trampolieri con i colli attorcigliati o di due uccelli o colombe affrontate o a controdorso in atto di darsi un mistico bacio. Una quarta serie può essere rappresentata dai motivi dell’aquila sopra un’agnello o una serpe o con un pesce nel becco o dal leone in lotta con un cane o con altro animale. In un’ultima serie si raggruppano svariati altri soggetti tra i quali un trampoliere o altro uccello che porta nel becco un pesce, l’aquila sulla quaglia, l’aquila sopra un leone, leoni, lupi o griffoni affrontati o a controdorso, leone su bue o su pecora, due leoni o anche quattro leoni con una sola testa, due galli o due conigli affrontati; e numerose pure sono le patere che rappresentano l’aquila solitaria ad ali spiegate.

Queste patere e formelle si accompagnavano quasi sempre con la croce. Ancora oggi ne sono superstiti parecchie di quelle originarie, ma molte scomposte in occasione dei trasporti andarono infrante e a differenza delle patere non furono più rifatte e riprodotte. Sono croci latine,  gemmate o con i bracci fregiati di rosette o di altri intagli e in qualcuna di esse si vede anche al centro la mano benedicente di Dio tra la luna e il sole. Alla fine dell’Ottocento di queste croci se ne contavano una cinquantina.

Il linguaggio figurativo zoomorfo delle patere e delle formelle si ricollega alle riminescenze orientali e al simbolismo cristiano dei primi secoli.  Nell’uccello o nell’aquila che assale o ghermisce un altro animale si ravvisa la forza divina che domina e vince. Nella colomba si identifica il simbolo dell’innocenza, del candore spirituale, della santità, dell’amore e di altra umili virtù; nei galli la vigilanza e la luce; nei fantastici grifoni due opposti significati, nel senso buono il Salvatore, in quello contrario il demonio e gli ipocriti, nei trampolieri la pietà filiale e la riconoscenza. Il basilisco fu allusivo al demonio e ai peccati della vista; la civetta all’avarizia, il coniglio e la lepre alla lussuria, nel serpente lo spirito maligno. (1)

(1) Giuseppe Marzemin. Le antiche patere civili di Venezia. Piero Ongania Editore Venezia 1933

(2) John Ruskin. Le pietre di Venezia. Arnoldo Mondadori Editore

 

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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