Il Gran Priorato del Sovrano Ordine Militare di Malta

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Sede del Gran Priorato del Sovrano Ordine Militare di Malta. Sestiere di Castello

Il Gran Priorato del Sovrano Ordine Militare di Malta

A Sant’Antonino, all’inizio di quella Calle dei Furlani, che prese il nome dai “facchini, bastasi et omnes furlani” che, come si apprende da un decreto del Consiglio dei Dieci in data 25 settembre 1454, in prevalenza vi abitavano; a fianco di quella chiesa dei Santi Giorgio e Trifone detta dei Dalmati, che possiede l’inestimabile tesoro delle migliori tele carpaccesche, il passante vede, a chiusura di una corte dal selciato marmoreo bianco e rosso, elevarsi un edificio suggestivo avente, in secondo piano rientrato ed a riquadro, la merlatura e l’apparenza di una torra fortificata. Ha qui sede il Gran Priorato dell’Ordine Gerosolimitano, già altriementi detto dei Cavalieri di Rodi e più tardi di Malta. Accanto al Priorato si erge la chiesa che ne dipende, e che è dedicata a San Giovanni Battista, protettore del Sovrano Ordine.

Fondato quest’ordine nell’undicesimo secolo in Gerusalemme dal beato Gerardo Sasso a soccorso e protezione dei pellegrini che si recavano al Santo Sepolcro, la fama di pietà e zelo degli Ospedalieri di San Giovanni di Gerusalemme guadagnò rapidamente all’iniziativa illustri accoliti, a cominciare da parecchi gentiluomini che al seguito di Goffredo di Buglione nel 1099 avevano liberata Gerusalemme dalla dominazione del Califfo di Egitto, e pure rapidamente il pio ordine si arrichi di terre e signorie, così in Palestina come in Europa.

Morto il beato Gerardo, gli successe Raimondo Du Puy. Gentiluomo del Delfinato, eletto per concessione del Papa Pasquale II dagli stessi Ospedalieri. Raimondo impresse all’Ordine oltre che il carattere di assistenza per cui era sorto, anche quello militare a solo scopo di combattere gli infedeli.

Troppo lungo sarebbe citare le eroiche imprese che dei cavalieri crociati hanno fatto dei santi e degli eroi da leggenda. Con i Templari o cavalieri dell’Ordine del Tempio, fondato pure in Gerusalemme nel 1118, alla famosa battaglia di Tolemaide (1187) contro i turchi condotti da Saladino, furono visti alcuni di questi indomiti guerrieri strapparsi dal corpo le frecce che vi erano conficcate per riscagliarle contro i nemici. Altri, vinti dalla sete, si abbeveravano del proprio sangue per riacquistare forza e combattere ancora.

Cessate le guerre a fondo religioso, l’attività dell’Ordine ha continuato a esplicarsi in opere di assistenza sociale con la reggenza di ospedali a Gerusalemme, a Napoli, Milano, Parigi, ecc. con l’approntare treni ospedali ed ospedali da campo, mirabillmente attrezzati nelle guerre e in grandi calamità pubbliche, in dispensari profilattici ecc. Di questo nobilissimo rodine il Gran Maestro è a Roma, da cui dipendono i Gran Priorati d’Italia, il più importante dei quali è senza dubbio quello di Lombradia e Venezia, che ha sede nella nostra città.

Questo Priorato ha sede nella Casa e Chiesa che in Fossaputrida (antica denominazione della Bragora) eressero i Templari sui terreni avuti in dono nel 1187 da Gerardo vescovo di Ravenna. Soppressi quei cavalieri nel 1312 per decreto di Clemente V, le sostanze loro vennero passate ai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme che però avevano un loro Priorato a Venezia almeno fin dal 1292. Come fossere però casa e chiesa in quell’epoca non si sa, poiché non ne è giunta a noi alcuna esatta descrizione; né nell’attuale Commenda e Chiesa esistono antiche vestigia all’infuori di una volta di stile gotico che si vede nel posto delle campane.

Il ricchissimo archivio del Piorato conserva documenti che attestano i molteplici restauri subiti specie dalla Chiesa particolarmente nel 1759. Si sa, anche sulla scorta del Sansovino, che alla fine del ‘700 la Chiesa aveva cinque altari; particolarmente ricco di marmi e pregevole di fattura quello maggiore in cui erano un tabernacolo ornato d’angeli, opera di un Marino Gosselli o Goffeli di San Samuele, e l’ancona rappresentante San Giovanni Battista che battezza Gesù, opera di Dario Varotari. Nella stessa cappella dell’altere maggiore vi era a destra una tavola del Giambellino raffigurante il battesimo di Gesù. Anche gli altri quattro altari erano ricchi di marmi e tele pregevoli; la Pala di quello dedicato all’Annunziata era di Palma il Giovane. Antichissimo e magnifico l’organo riparato nel 1685 da Jacopo Todesco e nel 1794 rifatto dal celebre Callido da Padova per ducati 295.

In questa chiesa varie Scuole avevano sede: all’altar maggiore, fin dal 1425 quella di San Giovanni Battista trasferita dalla Chiesa di San Giovanni Laterano, all’altare della Presentazione quella dei Furlani denominata di San Pio I e trasferitavi nel 1682 dalla chiesa di San Basso, quella dalmata istituita nel 1451 sotto, l’invocazione dei Santi Giorgio e Trifone, quelle della Beata Vergine Addolorata e di San Giovanni Nepomuceno istituite nel 1760.

Al fianco sinistro della chiesa sorgeva una massiccia torre in cui stavano le campane, al lato destro era un terreno a prato (oggi occupato da una piccola casa e giardino) che serviva da cimitero.

Dove sorge ora la chiesa di San Giorgio degli Schiavoni, fino dalla metà del secolo XV esisteva un ospizio per alloggio dei pellegrini dedicato a Santa Caterina patrona dei Cavalieri di Lingua Italiana. Nel 1445, per le convenzioni stipulate fra il Gran Priore Fra Lorenzo Marcello e le scuole di San Giovanni Battista e i Santi San Giorgio e Trifone, esso cessò di esistere e sul luogo stesso fu eretta l’attuale chiesa di San Giorgio.

Sulla facciata di questa esiste tuttora a ricordo del passato un bassorilievo rappresentante la Beata Vergine con San Giovanni Battista, Santa Caterina e un cavaliere Gerosolimitano in ginocchio a simbollegiare l’Ordine e l’Ospedale che ivi sorgeva.

L’Ordine possedeva poi tutte le altre case della corte detta di San Giovanni di Malta, e tutte quelle a sinistra della Calle dei Furlani e di Campo delle Gatte chiudendo così il grande orto giardino che ai suoi tempi era, secondo il Sansovino, “amplissimo e di molta bellezza” e che tuttora è chiamato della Commenda.

Il palazzo priorale è da ritenersi antico quanto la Chiesa, benché abbia subito frequenti e radicali riparazioni. Fino alla caduta della Repubblica sulla porta che ora è solamente fiancheggiata da due croci ad otto punte, e sormontata dallo stemma dell’Ordine si vedeva un grande scudo ovale con sopra dipinti in alto gli stemmi dell’Ordine e del Gran Maestro, in basso tre schiavi in catene, due bianchi e uno nero. E alla riva del Priorato, sul canale di Sant’Antonin erano sempre ormeggiate tre gondole, una dorata detta di gala, una nera detta la “negrona” ed una terza comune, che perticolarmente addobate, venivano usate in speciali cerimonie.

I momenti tristi per questo, come per gli altri Priorati d’Italia, vennero con la promulgazione del decreto 30 aprile 1806 che dichiarava le sostanze dell’Ordine proprietà dello Stato.

Il Palazzo priorale, le case annesse e la chiesa passarono in proprietà del Demanio e tutto fu subito uno sfacelo. Le case dove avevano dimorato cavalieri del più alto lignaggio vennero date in affitto ad umile gente del popolo; le grandi sale, dagli stemmi gloriosi furono convertite in deposito di materiali. Una di esse venne adattata a pubblici spettacoli. La Chiesa spogliata non soltanto dei quadri, altari e marmi, ma persino delle porte e finestre, venne adibita a deposito delle barche della Corte vicereale austriaca. Questa desolazione non ebbe fine che nel 1841 quando l’Imperatore Ferdinando I d’Austria restituì la chiesa a il palazzo ai Cavalieri i quali provvidero tosto alle dovute riparazioni, che per quanto ragguardevoli non valsero però a restituire né all’una né all’altro la solenne magnificenza di un tempo.

Quel che di meglio si potè assicurare alla chiesa fu un altare di quella demolita di San Giminiano. Quest’altare, che forma ora l’attrattiva maggiore della severa ma troppo nuda chiesa dei Cavalieri di Malta, riccodi marmi preziosi e bellissime statue, è opera del Sansovino e non costò alla Commenda che 910 lire austriache.

Il 24 giugno 1843, nella festività di San Giovanni, essendo Balì l’Arciduca Federico d’Austria, le rinnovate fabbriche del Gran Priorato furono solennemente aperte. (1)

(1) L. L. IL GAZZETINO ILLUSTRATO 26 giugno 1927

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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