La pesca a fàgia

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La pesca in Laguna. La collezione storica di Minni e Marella. Centro Culturale Candiani 2019.

La pesca a fàgia

Accanto alle attività peschereggie praticate con una barca da più uomini, uniti per legami familiari o di contratto, un discreto numero di pescatori lavorava in laguna in forma individuale disponendo solo di una piccola barca, un paio di remi e pochi e semplici attrezzi.

Tra questi, uno dei più comuni e antichi era la fiocina, adoperata anche di notte al chiarore di una fonte luminosa, per una pesca detta a fàgia (dal latino “fascis“) in quanto, alcuni pescatori fagiaròti usavano per questo scopo bruciare fuori bordo mazzi di cannella palustre.

Altri usavano rudimentali lampade a olio sostituite poi, nel primo Novecento, da lampade a gas acetilene molto più efficiente. Questa pesca necessitava di tempo calmo, scuro di luna e acqua limpida, ma consentiva di guadagnare da vivere per buona parte dell’anno.

La fossina a tre branchi serviva per la pesca ai durante l’inverno, e veniva detta fossinigolo o fossinin. I tre denti molto stretti e muniti di grosse barbole, servivano per entrare dentro le tane e catturare i anche quando erano fuori portata della pesca a braccio. Naturalmente serviva una speciale esperienza nell’uso di tale attrezzo per “sentire”, colpire ed estrarre il pesce da sotto mezzo metro di fango. (1)

(1) La pesca in Laguna. La collezione storica di Minni e Marella. Centro Culturale Candiani 2019.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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