Il Leone marciano dei forni da biscotto di Sant’Elena

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Leone Marciano

Il Leone marciano dei forni da biscotto di Sant’Elena

Isoletta delle lagune di Venezia, ad ostro da quella città, quasi 2 miglia distante partendo dalla piazzetta di San Marco. Quivi tra il 1170 e il 1175, Vitale Michieli, vescovo di Castello, fondava un monastero con ospizio per poveri e pellegrini, traendo il priore e gli amministratori di questo da’ canonici regolari. Volevasi trasferito da Costantinopoli in quest’isola, da certo Aiccardo, il corpo di Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino; epperò il monastero è la chiesa, fino al secolo XIV, crebbero sempre di riputazione e di rendite.

Nel 1407 vennervi i monaci Olivelani per concessione di Gregorio XII, e vi stettero fino al 1806, in cui furono concentrati in Padova con quelli di San Benedetto. La chiesa era pregiata per lavori d’arte, fra i quali ne ricorderemo due: la pala dell’altar maggiore, rappresentante la visita dei Magi, opera del vecchio Palma, ora nella Pinacoteca di Brera in Milano, e il monumento in marmo di Vettore Cappello, trasferito in Venezia sulla porta della rinnovata chiesa di Sant’Apollinare.  

Il cosmografo Coronelli ci ha lasciato memoria che ai suoi tempi, ossia nella seconda metà del secolo XVII, furono in quest’isola costrutti 34 forni per cuocersi il biscotto occorrente alle milizie: forni ai quali si aggiunsero per avventura altri locali nel 1758, ciò che viene indicato da uno stemma (leone) di San Marco.

Nei tempi andati era tale il metodo della panificazione, seguito cosi in questi di Sant’Elena come negli altri pubblici forni di San Biagio in Venezia, che non avvenne mai il caso di aver pane biscotto offeso dai tarli; ma dopo mancati quei vecchi panattieri, non si ebbero più eguali risultamenti, quantunque si siano adoperate le stesse farine, forse la medesima acqua, lo stesso combustibile, e non cambiati nè forni, nè granai, nè depositi. Qual magistero fra coloro vi avesse per giungere a tanta perfezione di lavoro, oggidi s’ignora del tutto, e solo positivamente si sa che un antico particolare magistero vi aveva.

Tale decantata proprietà del biscotto veneziano, di non soggiacere, cioè all’attacco del tarlo, viene luminosamente comprovata dal fatto che nel 1821 essendo offerto al ing. Casoni (come egli medesimo scrive) alquanto pane biscotto lasciato dai Veneziani in un magazzino di Candia insieme a ceci, e fave e corda di miccia, allora quando, nel 1669, cedettero quella rinomata fortezza, ed ove rimase trascurato dai Turchi, fu veduto non senza meraviglia che quel pane, dopo un secolo e mezzo, era, tuttavia sanissimo, niente disgustava al palato, nulla ripugnava allo stomaco, anzi, qualora non fossevi stata preoccupazione, lo si avrebbe credulo ancora gustoso.  (1)

(1) Autori vari. Dizionario corografico-universale dell’Italia. Volume primo, parte secondo, Provincie Venete. Milano Stabilimneto Civelli Giuseppe 1854

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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