Il Bastione della Gatta e l’assedio di Padova nel 1509

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Colonna massimiliana eretta a ricordo dell'assedio di Padova nel 1509

Il Bastione della Gatta e l’assedio di Padova nel 1509

Il bastione presso la Porta di Codalunga venne chiamato, dopo l’assedio di Padova da parte degli imperiali di Massimiliano d’Asburgo, bastione della Gatta, per un episodio che vide protagonisti i difensori di Padova comandati da Citolo da Perugia. L’episodio viene raccontato dagli storici in tre versioni diverse.

La prima versione sostiene che il bastione fu difeso dal popolo della parrocchia di Sant’Andrea, la cui bandiera portava un leone tanto malamente dipinto da assomigliare ad una gatta, con la quale il pittore volle forse riprodurre quel leone che ancora ai nostri giorni sta su una colonna dinanzi la porta della chiesa. Ma si confonde, chi sostiene questa tesi, con la guerra fra i Padovani e il marchese d’Este del 1209, nella quale veramente gli uomini della contrada di Sant’Andrea si mostrarono tanto valorosi da portar via dalla espugnata rocca d’Este un leone di pietra. A commemorazione di tale vittoria, ottennero di porne uno simile su di una colonna dinanzi la chiesa. Esso vi stette fino al 1797, nel quale anno il popolo, a dispregio del dominio veneto, lo fece in pezzi. Quetati i furori democratici, vi fu surrogato l’attuale, debole opera dello scultore Felice Chiereghin.

La seconda versione sostiene che il bastione della Gatta fu chiamato cosi da uno strumento difensivo pur detto gatta, usato nell’assedio del 1509. Ma questo strumento di guerra non ebbe nome gatta, ma bensi gatto, e che questo era usato sempre dagli assedianti e non dagli assediati, e che esso non si poteva trovare in Padova o fuori di Padova nel 1509, per essere necessariamente scomparso con il perfezionarsi delle artiglierie. “Il Gatto, (dice il Portenari), da gli antichi fu chiamato vinea, di cui Vegetio descrive la fabrica in questo modo. Si formava di legno leggiero, acciocchè facilmente si potesse portare, una machina a guisa di cameretta, alta otto piedi, larga sette, e lunga sedici, la coperta, teste e fianchi della quale si facevano di buon tavolato, e si coprivano prima di graticci, acciocchè li sassi e li dardi perdessero la forza del colpo, e sopra li graticci si mettevano cuoi freschi crudi per difendere la machina dal fuoco. Questa dalli soldati, che dentro vi entravano, era portata appresso le muraglie, dove con picconi di ferro et altri stromenti rompevano e cavavano le fondamenta per farle rovinare. Fu ne gli ultimi tempi questa machina chiamata con voce germanica gatto, perchè (dice il Lipsio) siccome il gatto insidia li topi o sorci, cosi li soldati sotto questa machina insidiavano alle muraglie“. Ma già sul principio di questo secolo le artiglierie, sebbene ancora rudimentali, facevano, come dice il Guicciardini, ridicoli tutti gli antichi strumenti d’assedio, i quali con il perfezionarsi delle stesse alla fine del Quattrocento sparirono affatto.

L’ultima versione, la più veritiera, sostiene che l’origine del nome dato al bastione di Porta Codalunga si debba vedere nel fatto che i soldati di Citolo da Perugia, che difendeva quel baluardo, piantarono sul battifolle una lancia con su una gatta viva, che miagolando e convulsamente scuotendosi scherniva e sfidava i nemici, come scrive il Sanudo: «Et per lettere particular si áve nostri erano su le mure a la guarda, mostravano una gata a li nemici, zoè la coda, amatandoli li venisse a tuorla“; Ne è a credersi che al Citolo soltanto e prima d’ogni altro sia venuto in capo di esporre la gatta sul bastione, perché di tale curioso costume abbiamo testimonianze fino dal secolo XIV, che a mano a mano si fanno poi più numerose. Un mese e mezzo avanti l’assalto del bastione della Gatta del 18 settembre, invano i Tedeschi tentarono per due giorni consecutivi di conquistare la gatta piantata sulle mura di Cividale.

Se alla difesa di questo celebre bastione, dunque, Padova e la Repubblica Veneta devono la loro salvezza, è ben naturale che pure la bizzarra insegna dei difensori, simbolo del loro ardire e dell’eroica resistenza, rimanesse famosa nella memoria degli uomini. Provato cosi che il bastione di Porta Codalunga deve veramente il suo nome alla gatta che Citolo da Perugia fece legare sulla cima di un lancione, e che il costume di instigare e schernire in tal modo i nemici era assai antico e diffuso.

Su su su, chi vuol la gata vengi innanti al bastione, dove in cima d’un lanzone la vedeti star legata. Su su su , chi vuol la gata ” (1)

(1) Antonio Medin. Atti e memorie delle R. Accademia di Scienze Lettere ed Arti in Padova. Anno CCLXXXIX (1887-88)

Da sinistra a destra, dall’alto in basso: Colonna massimiliana; La Gatta con il sorcio nel Bastione della Gatta; Colonna con il leone davanti la Chiesa di Sant’Andrea; La Gatta con lo scudo nel Bastione della Gatta; Bastione della Gatta; Colonna con il leone davanti la Chiesa di Sant’Andrea.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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