Il finestrone del Palazzo Ducale verso il Molo e il gruppo scultoreo del doge Michele Steno inginocchiato davanti il Leone di San Marco

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Palazzo Ducale, facciata sul Molo. Sestiere di San Marco

Il finestrone del Palazzo Ducale verso il Molo e il gruppo scultoreo del doge Michele Steno inginocchiato davanti il Leone di San Marco

Il finestrone del prospetto sul Molo è più ricco e grandioso di quello sulla Piazzetta, ed offre uno stile pienamente conforme alla fabbrica.

Forma adesso un solo corpo, fiancheggiato da due piedritti mistilinei per parte, interrotti da nicchie e da altri ornamenti. Il foro corrisponde in altezza alla superior parte ornamentale, compresa la cornice, ed escluse le guglie che si protraggono poi oltre il tetto. L’arco è sorretto da quattro colonne, due di verde antico, e sono le interne, e due di marmo greco. Il parapetto del poggiolo è diviso in sei parti, ognuna delle quali si riempie di quattro formelle a straforo di broccatello, chiuse da un contorno di bronzetto d’Istria. I due piedritti interni si elevano sopra colonne di broccatello, sul capitello delle quali vi è una nicchia a tabernacolo, sopra cui prosegue il piedritto ad innalzarsi, in forma ottagona, fino al coperto, oltre a cui si piramida. Gli esterni piedritti, in quella vece, posano sopra larga mensola, e alla base si ornano di due nicchie a tabernacolo, che accolgono le statue San Teodoro e di San Giorgio, che, come assicura l’abate Bettio, venne scolpita nel suoi più verdi anni da Antonio Canova.

Sormontano a queste altre due consimili nicchie che si allineano con le due dei piedritti interni, e ricevono quattro pari simulacri, esprimenti le Virtù cardinali, vale a dire, incominciando a sinistra dell’osservatore, la Temperanza, la Giustizia, la Fortezza e la Prudenza, che si distinguono per i simboli, la prima, da due vasi versanti liquore uno nell’altro; la seconda, della spada, e in luogo della bilancia, della testa recisa in mano; la terza, dello scudo, in vece della solita colonna; e l’ultima, dello specchio.

La parte centrale è ornata, sulla punta dell’arco, da un circolo, che, prima dell’incendio accaduto nel 1577, era aperto, e serviva d’occhio per dare maggior luce alla Sala del Maggior Consiglio. Dopo quel fatale avvenimento si chiuse per maggior solidità della muraglia, da Antonio da Ponte, ed il vano è occupato dal gruppo in marmo esprimente la Carità seduta, con tre putti, uno montato sul di lei femore destro, e due altri uno per lato, col fondo simulato in mosaico d’oro. Fiancheggiano il circolo detto due mensole, reggenti le statue della Fede e della Speranza.

Fra l’arco e le mensole notate sono le due iscrizioni seguenti; a destra: MILLE QVADRIGENTI CVRREBANT QVATVOR ANNI; a sinistra: HOC OPVS ILLVSTRIS MICHAEL DVX STELLIFER AVXIT. Le quali, come si vede, segnano l’epoca dell’opera, eseguita nel 1404, ducando Michele Steno, il cui scudo recante una stella, a cui allude l’iscrizione, è ripetuto quattro volte, cioè, due fra le nicchie inferiori e le colonne e due sotto la cornice.

Superiormente al circolo e ai due simulacri accennati corre un’ampia mensola, sostenuta da sei modiglioni, sopra la quale maestosamente posava il leone di San Marco, rimosso anche questo, nel 1797, dal furor democratico.

Oltre la fascia suprema che fa vece di cornice, e fra le quattro guglie terminanti i piedritti, elevasi un pinacolo ottaedro, alla cui base sporgente, retta da robusti modiglioni, ne tre lati di fronte, apronsi altrettante nicchie archi-acute, interposte da cuspidi, che accolgono tre statue sedute, esprimenti l’evangelista San Marco nel mezzo, a destra San Pietro con le chiavi, ed a sinistra San Paolo con lo spadone.

Finalmente, sul vertice del pinacolo in parola, torreggia il simulacro della Giustizia, scolpito da Alessandro Vittoria, dopo l’incendio più volte citato, ducando Nicolò da Ponte, il cui scudo vedesi sullo zoccolo della statua medesima. (1)

Il gruppo scultoreo, distrutto dal furore giacobino nel 1797,  rappresentava il doge Michele Steno inginocchiato davanti al Leone di San Marco, come si può vedere in diversi quadri del Canaletto. Nel 1911 era pronto per essere collocato, sopra la mensola del finestrone, un nuovo leone opera dello scultore Gerolamo Bortotti. Il nuovo leone del Bortotti era alto 2 metri e largo 3,85, ed era scolpito in pietra d’Orsera, ma per sconosciuti motivi non venne mai collocato al suo posto.

(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume I. Francesco Zanotto. Venezia 1861

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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