La leontoclastia giacobina

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Campo Santa Maria Mater Domini. Ca' Viaro Zane, leone scalpellato sotto il davanzale della finestra centrale della pentafora del primo piano.

La leontoclastia giacobina

Caduta la Repubblica oligarchica, per la ignominiosa rinuncia alla Sovranità da parte del Maggior Consiglio, nel 16 Maggio 1797, e subentrata nel governo della città di Venezia e poche terre intorno la Municipalità Provvisoria a forma sedicente democratica, tenuta, con la forza dell’armi spadroneggianti in Venezia, sotto le zanne del generale Bonaparte; sovvertito ogni ordine di leggi; demolito tutto il passato nelle forme, nelle idee, nel costume, nel vivere sociale, i Leoni, simbolo dell’antica grandezza e stemma del Governo oligarchico, furono presi di mira dalla mania livellatrice della Democrazia franco-veneta.

Così il 29 Maggio successivo, il Comitato di Salute Pubblica decretava. “Che tutti què Leoni, che considerati sono come stemmi, o indicazioni del passato Governo, sieno levati da tutti i luoghi ove esistono“.

L’impresa generale dello smantellamento dei Leoni, fu affidata ad un certo Giraldon, tagliapietra, dalla cui obbligazione di lavoro si conoscono le principali località dove esistevano Leoni di San Marco.

Scriveva infatti testualmente il Giraldon: “Libertà, Virtù, Ugualgianza, 9 Pratile, 5 Giugno 1797, anno primo della Libertà Italiana. Mi obigo io sotto scrito di costruire il disfacimento delli Leoni e dinontie niuno esetuato che si trovarà nella sità, cioè nel pallaso Pubrico di S. Marco, nell’interno e nell’esterno cioè corte di Palaso, scale magistrati, su Palaso Ducal, Chiesa, fasada del detto Campaniel, canonica, dogado, primeserio, procuratie, preson, biave, sanità, legne, fontego, studio pubrico, Chiesa S. Zeminian, Magazen da biscoto, forni, Scola di S. Marco a S. Giovanni e Paolo, S. Giorgio Magior, Magazeni, deposito, Ofizi da Sal, Sallutte e Redentor e secha. Palaso Pubrico a Rialto esterno e interno, Volte magistrati, su Proveditori di Comun, dasio, pese, su giustizia, vecchio fontego, sarnarìa ogio, fontego dei tedeschi, chiese pubriche private, campanieli, ponti e qualunque si trovasse il tutto a mio petto. Che formerano il numaro di Mile fra Leoni dinonsie e altro. Più mi obrigo che dove sarano siolti li Leoni e sterni si deve acompagtiar perchè non resti pregiudicati li lavori insigni di Sansoino il tutto con mia responsabilità niente esetuato. Più sarà mio obrigo di far armadure per li ocorenti e disfarle, straporti di rovinasi il tutto a mio pezo per la suina di ducati d’argiento 1982. Io Benetto Giraldon tagliapietra, San Leonardo“.

I martelli si abbatterono allora furiosamente sui Leoni (molti dei quali erano insigni opere d’arte, irremissibilmente perdute) deturpando i più gloriosi monumenti veneziani. Fu un vento di follia che passò su Venezia, mosso ed alimentato dalla triste influenza francese: chè Bonaparte (il quale aveva già in petto gli articoli di quel Trattato che fu più tardi firmato a Campoformio) voleva distruggere ogni ricordo del passato, per meglio asservire le duttili e pavide coscienze dei giacobini veneti.

Coloro i quali avevano ancora San Marco nel cuore, e ricordavano di quante glorie fosse stato simbolo e insegna il Leone, provarono uno schianto all’iniqua profanazione; e fra questi era molta parte del popolo, che non partecipava alla gazzarra democratica e manteneva salda la sua fede all’antico Governo, ma gli altri ne godettero inconsciamente. E fu una puerile ed accanita guerra contro i poveri Leoni perfino di carta. Nei documenti della Polizia si trova ad esempio un rapporto, nel quale si annunzia che “sul banco del mandoler al ponte dei Meloni si attrovano carte col S. Marco” e si imparte l’ordine di distruggerle! In altro rapporto un Vigilante annunzia (come avesse scoperta una associazione di malfattori) aver trovati ancora esistenti due Leoni, l’uno in legno sulla porta del quartiere degli Arsenalotti ai Carmini, l’altro di pietra posto sulla facciata del campanile di S. Margherita in luogo basso e troppo esposto.

Ciò che determinò il Comitato di Salute Pubblica ad ordinare una minuziosa ispezione, sestiere per sestiere, parrocchia per parrocchia e calle per calle, per impartire conseguentemente gli ordini di distruzione di tutti i Leoni che ancora esistessero, malgrado l’opera sollecita e “patriottica” del tagliapietra Giraldon. (1)

(1) Antonio Santalena. I leoni di San Marco. S. Rosen Editore (Venezia, 1906)

Campo Santa Maria Mater Domini. Ca’ Viaro Zane, leone scalpellato.
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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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