Il funerale del doge

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Gabriel Bella. Mortorio del doge ai Santi Giovanni e Paolo. Pinacoteca Querini Stampalia Venezia

Il funerale del doge

Ultimamente i funerali del doge erano più pomposi di prima. Il corpo del doge in antico era portato senza pompa al luogo della sepoltura, ed aperto il palazzo, il popolo in folla dava il sacco ai mobili del doge defunto. Regolate poscia in modo più conveniente le cose, al morire del doge cessavano tutti i tribunali e le giudicature, ed i consiglieri, ed i capi della quarantia criminale prendevano il governo della città.

L’effigie del morto doge, a similitudine di quanto si faceva per i greci imperatori, vestita pomposamente, con il corno ducale in testa, e con gli speroni ai piedi, era esposta su un letto nel ducale appartamento. Si chiudevano le porte del palazzo e se ne dava la custodia agli Arsenalotti: costume introdotto dopo il proibito saccheggio del palazzo. Verso sera si portava la bara fino alla sala del Piovego, dove su un catafalco, fra torce accese, restava tre giorni guardata sempre da due nobili in veste rossa, e da alcun canonico di San Marco.

E magnifico era poi l’accompagnamento che nel quarto giorno dalla morte conduceva l’estinto alla chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. Alla testa di quell’accompagnamento avanzava il clero secolare ed il regolare; indi seguivano le sei grandi confraternite, e quella della Passione, portando ciascun confratello un torcia: succedevano poi tutti i capi della Marina, quelli dell’Arsenale e lo scalco del doge con lo scudo dopo di lui. La bara moveva dopo il baldacchino a cui immediatamente succedevano gli scudieri e le genti di livrea del doge vestite a lutto, nonché i comandadori di palazzo. Venivano per ultimo i consiglieri in veste rossa ed il senato in linea a mano sinistra dandogli la destra i parenti del doge vestiti in corruccio, cioè in mantello nere e con la faccia coperta. Parecchie altre confraternite, ed i figli e le figlie degli ospedali con cero in mano terminavano il mortorio.

La comitiva faceva il giro della piazza di San Marco, e come la bara fosse giunta innanzi la chiesa, si alzava tre volte da coloro che la portavano, quasi avessero voluto che quella salma rendesse l’ultimo omaggio al Signore. Di là il convoglio si dirigeva verso la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo dove, sopra altissimo palco lavorato a disegno e tutto attorniato da immenso numero di torce accese, riposava la bara coperta del baldacchino. Un oratore recitava l’orazione funebre, e finalmente con le esequie estreme terminava la mesta e grandiosa funzione. (1)

ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia. I quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi veneziani. Vol IV (Venezia, Tommaso Fontana Tipografico Edit., 1840).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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