Ippolito Caffi, pittore e patriota

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Ippolito Caffi. Autoritratto. Collezione Intesa San Paolo

Ippolito Caffi, pittore e patriota

Ippolito Caffi nacque a Belluno nel 1809. Lo avviarono all’arte della pittura, nonostante l’opposizione della famiglia, Antonio Federici e Antonio Tessari, quindi frequentò l’Accademia a Venezia. Nel 1832 andò a Roma pagandosi il viaggio con la vendita di una Via Crucis per la chiesa di Caerano San Marco, nel trevigiano. Nella capitale, di cui avvertiva il grande fascino, fu discepolo del maestro Pietro Paoletti.

A Roma la pittura di Caffi acquisì una dimensione europea. Dipinse dal vero paesaggi, tramonti sui colli, nebbie, monumenti antichi e moderni. Eseguì affreschi, scrisse un volume sulla prospettiva e, nel 1837, tornò a Venezia. Nel 1843 un lungo viaggio lo portò a Napoli, a Malta, Atene, Costantinopoli. Soggiornò tre mesi in Egitto, spingendosi poi fino a Gerusalemme. Ritrasse la moschea di Damasco e quella di Omar (quadro straordinario) edificata sulla spianata del Tempio di Gerusalemme e le tombe dei Re. Il lungo viaggio in Oriente influenzò le successive decorazioni di case venete: suggestioni esotiche sono evidenti a palazzo Spineda a Treviso, in villa Miari a Cugnach (Belluno), a casa Selvadego a Venezia.

Nel 1848 Caffi si trovava a Roma quando il Lombardo Veneto insorgeva contro gli austriaci. Avutane notizia, lasciò Roma per la sua terra natia. Raggiunse Venezia, poi militò nelle fila dei crociati bellunesi, fu catturato e imprigionato. Quando riuscì a ritornare nella città della Serenissima, sposò Virginia Missana della quale si era innamorato molti anni prima senza poterla sposare per l’opposizione della famiglia.

A Venezia esercitò il duplice ruolo di artista-reporter e di combattente prendendo parte e illustrando i combattimenti per la difesa della Serenissima. Poi, dato che gli austriaci non gli volevano un gran bene, fu costretto ad andare in esilio insieme alla sua Virginia. Riuscì a raggiungere Livorno e lì ottenne il visto per imbarcarsi in una nave diretta a Genova.

Caffi viaggiò sempre moltissimo: Torino, Nizza, Ginevra, Granata, Londra. Nel 1855 incontrò, a Parigi, Daniele Manin, esule da Venezia. Nel 1859 tornò a Venezia dove riprese a dipingere eseguendo moltissimi schizzi durante il Carnevale. Ma il clima politico era molto pesante: le spie erano dovunque e Caffi riuscì a ritrarne alcune, ma la libertà di espressione vacillava, alcuni Caffè venivano chiusi e lo stesso pittore finì nuovamente in carcere. Liberato, raggiunse Milano e, con Virginia, Napoli, dove assistette alla trionfale entrata in città di Garibaldi e del re Vittorio Emanuele II. Lo si vede in un quadro: L’ingresso di Re Vittorio Emanuele II in Napoli il 7 novembre 1860 , dove sventola la bandiera italiana in un bellissimo cielo.

Nel 1866 scoppiò la Terza Guerra d’indipendenza; Caffi decise di imbarcarsi su di una nave da guerra italiana e seguire le sorti della flotta nella nuova campagna contro l’Austria. La flotta era comandata dall’ammiraglio Persico. Inadempienze ed errori nella strategia militare furono fatali. L’ammiraglio Persico lo invitò a raggiungerlo sulla nave «Re d’Italia», da dove Caffi annotò con i suoi veloci schizzi gli episodi salienti della battaglia, ma durante l’ultimo giorno di combattimento, il 20 luglio del 1866, la nave venne affondata. (1)

Targa in ricordo di Ippolito Caffi su una facciata del Palazzo Selvadego in Bocca de Piazza.

 

Testo inciso nella targa :

QUESTA MIRABILE CASA TRECENTESCA VEN=
NE RIDONATA ALL’ANTICO SPLEDORE PER
ONORARE LA MEMORIA DI IPPOLITO CAFFI
PITTORE INSIGNE E PATRIOTA ARDENTE RO=
MANAMENTE CADENDO A 57 ANNI NELLA
BATTAGLIA NAVALE DI LISSA ESALTAVA
CON LA MORTE LA DEDIZIONE ALLA
PATRIA E ALL’ARTE.
XX LUGLIO MDCCCLXVI

(1) https://messaggerosantantonio.it/content/ippolito-caffi-pittore-patriota-e-reporter 

Quadri di Ippolito Caffi esposti al Museo Correr.

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FOTO: Alfonso Bussolin e dalla rete. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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