Pietro d’Assisi e l’Ospizio di Santa Maria della Pietà, nel Sestiere di Castello

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Palazzo Gritti Cappello (inglobato nell'Ospizio della Pietà), sul Rio dei Greci - Sestiere di Castello

Pietro d’Assisi e l’Ospizio di Santa Maria della Pietà, nel Sestiere di Castello

Frate Pietro d’Assisi, reduce dalle sue missioni in Palestina, giunse a Venezia nel 1346. Era allora la Repubblica ricca di comerci, di energie, d’iniziative, ma strano contrasto regnava nella città una grande corruzione nei costumi. Cercava il governo di ricorrere a rigorosi provvedimenti; la carità veneziana apriva ospizi per i poveri, per le peccatrici pentite, per i fanciulli indigenti, per i malati incurabili, ma il gran numero di bambini abbbandonati attestava nuove miserie di vittime innocenti. 

Frate Pietro, commosso al triste spettacolo dei molti bimbi esposti, volse il pensiero ad alleviare tanta sventura ideando la fondazione di un luogo pio ove venissero raccolti i poveri derelitti. E il buon francescano cominciò subito a lavorare per quel suo grande sogno; predicò a San Marco con la sua parola piena di fede, si recò di porta in porta a chiedere l’obolo dei cittadini, e per tutta la terra si udiva la voce del frate gridare incessantemente “Pieta! Pietà!” raccogliendo le offerte.

Coi primi soldi istituì una confraternita francescana nella parrocchia di San Francesco della Vigna, nell’attuale Corte della Pietà e prese a pigione alcune case, cominciò ad affidare alla confraternita i trovatelli raccolti per le strade.

La mobildonna Lucrezia Dolfin della contrada di San Pantaleone fu la prima che nel suo testamento lasciò alla benefica opera del frate diciasette casette, e altri patrizi ne imitarono l’esempio, tanto che fra Pieruzzo della Pietà, come lo chiamava il popolo, aperse un secondo ospizio nella parrocchia di San Giovanni in Bragora, accanto alla piccola chiesa dedicata alla Visitazione della Beata Vergine. Così la calle dove sorse questo secondo ospizio e la piccola chiesa annessa, assunsero anch’esse il nome di calle e chiesa della Pietà.

Frate Pieruzzo morì nel 1353, ma ormai il suo sogno era divenuto realtà; non c’era patrizio che non desse il suo obolo, non testamento che non beneficasse gli ospizi die trovatelli. Egli, morendo, a frate Pasino che l’assisteva, mormorò chiaramente intuendo la psicologia della colpa: “Pietà!, pietà! fate che la pietà sia nascosta, segreta anonima!“. E frate Pasino seguendo il consiglio del maestro, immaginò “la scafeta de la Pietà“, una nicchia quadrilunga fatta a foggia della pila dell’acquasanta, ma più fonda, innestata nel muro esterno dell’ospizio e girevole sopra un solido perno di ferro.

Su questa “scafeta“, più tardi chiamata “ruota“, si deponevano i bambini, bimbi sconosciuti e senza nome, e fattala girare, erano introdotti e accolti nella casa pietosa. Al di sopra, sul muro, venne costruito nei primi anni del Cinquecento un piccolo tabernacolo, esistente tuttora, con entro a rilievo “la Vergine col Putto“, riproduzione del noto modello di Antonio Rossellino, maestro toscano del quindicesimo secolo.

Nel 1515 l’ospizio di Calle della Pietà accolse anche quello di San Francesco e fu sottoposto al patronato Ducale. Nei secoli successivi venne restaurato, ampliato, abbellito, e nel 1791 godeva di una rendita annua di trecento mila ducati. Anche la piccola chiesa fu ricostruita nel 1743 su disegno di Giorgio Massari e sorse così il tempio attuale, il cui interno è uno tra i più armoniosi ed eleganti del Settecento.

Sopra il portale della nuova chiesa figura oggi un grande bassorilievo: “La Carità” dello scultore Emilio Marsili, nell’atrio il ritratto di frate Pietro d’Assisi e più lontano quello del banchiere Gaetano Fiorentini che lasciò nel 1900 centomila lire per il completamento della facciata. (1)

Testo di una iscrizione murata sulla facciata della Chiesa di Santa Maria della Pietà in Calle de la Pietà:

FULMINA IL SIGNOR IDDIO MALEDITIONI E SCOMUNICHE
CONTRO QUELLI QUALI MANDANO O PERMETTANO
SIANO MANDATI LORO FIGLIOLI E FIGLIOLE SI
LEGITTIMI COME NATURALI IN QUESTO HOSPEDALE DELLA
PIETA’ HAVENDO IL MODO, E FACULTA’ DI POTERLI ALLEVARE
ESSEENDO OBLIGATI AL RESARCIMENTO OGNI DANNO E
SPESA FATTA PER QUELLI, NE POSSONO ESSER ASSOLTI
SE NON SODISFANO, COME CHIARAMENTE APPARE NELLA
BOLLA DI NOSTRO SIGNOR PAPA PAOLO TERZO
DATA ADI. 12 NOVEMBRE L’ANNO. 1548.

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 12 ottobre 1927

Dall’alto in basso, da sinistra a destra: Palazzo Gritti Cappello sul Rio dei Greci; Iscrizione con riferimenti alla bolla papa Paolo III; Chiesa di Santa Maria della Visitazione, vulgo della Pietà; passaggio tra edifici ai due lati della Calle de la Pietà; la “ruota” conservata presso l’Hotel Metropol; capitello e iscrizione in Calle de la Pietà; bassorilievo sulla facciata della Chiese di Santa Maria della Visitazione

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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