Le recite per i banchetti dei dogi in Palazzo Ducale

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Francesco Guardi. Banchetto del Doge Alvise Mocenigo IV per gli ambasciatori. Museo del Louvre Parigi

Le recite per i banchetti dei dogi in Palazzo Ducale

Il 26 dicembre 1571 essendo doge Alvise Mocenigo, veniva eseguito innanzi a lui Il trionfo di Cristo contro i Turchi per la vittoria ottenuta alle Curzolari, poesia di Celio Magno, componimento anche stampato in quell’anno. Tre anni dopo, sotto il doge soprannominato, nella Sala del Gran Consiglio, alla presenza di Enrico III re di Francia, veniva recitata una tragedia di Claudio Cornelio Frangipane, musica di Claudio Merulo, la quale trovasi parimenti stampata per Domenico Farri, 1574, e di nuovo edita dallo stesso Farri, unitamente alla raccolta di tutte le poesie e prose italiane e latine di vari autori, composte per la venuta di quel re.

Negli anni successivi parimenti in tempo dei banchetti dei dogi per le speciali solennità di Natale, Pasqua, Ascensione e festa di San Marco, venivano eseguite favole ed anche si recitavano dialoghi in musica, i di cui titoli si possono leggere nella Drammaturgia dell’Allacci, ma ben anche cronologicamente nella massima parte riferiti dal Groppo.

Le ricordate recite ai banchetti continuarono fino al 15 giugno 1605, essendo in trono il doge Marino Grimani, in cui veniva eseguita la favola pastorale il Pomo delle tre Dee, ma estinto quel principe nel 25 dicembre del sopracitato anno, fu sospesa l’esecuzione dell’altra con il titolo la Pazza saggia, che era stata preparata per il giorno di Santo Stefano, ed anche stampata la poesia dal Rampazzetto. Dopo quest’epoca a sostituzione delle recite di favole e dialoghi in musica in tempo dei banchetti vennero eseguiti soltanto mottetti e sinfonie con intervento dei musici e suonatori della Ducale Cappella di San Marco. (1)

(1) Livio Niso Galvani. I teatri musicali di Venezia nel secolo XVII (Regio Stabilimento Ricordi)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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