Parco dell’area ex Enel, già Orto Botanico, a San Giobbe

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L'Orto Botanico, a San Giobbe - Cannaregio

Parco dell’area ex Enel, già Orto Botanico, a San Giobbe

La creazione dell’Orto fu decisa nel 1810, in applicazione di un decreto del 1807 con cui gli occupanti francesi avevano istituito i primi licei non confessionali nel Veneto, disponendo anche che l’insegnamento della botanica fosse obbligatorio e che ogni liceo avesse a disposizione un orto botanico “a scopo didattico”. Nacque, così, l’Orto del liceo convitto Santa Caterina (oggi liceo classico Foscarini) per la cui sede fu scelto un vasto terreno di 18672 metri quadrati, già occupato dal convento dei frati francescani minori a san Giobbe, uno degli ordini religiosi sciolti da Napoleone. Dopo il ritorno della dominazione austriaca, l’Orto venne affidato al bavarese Giuseppe Ruchinger, poi a suo padre ed infine ad un fratello.

Sotto la guida della famiglia Ruchinger, divenne uno dei più rinomati d’Italia, tanto che gli fu concessa la denominazione di “Imperial Regio Orto Botanico in Venezia” e, a differenza degli altri orti botanici delle province venete che vennero soppressi nel 1826, rimase “a carico erariale per istruzione pubblica”. Nel 1847, Giuseppe Maria Ruchinger diede alle stampe una pubblicazione con la “Descrizione dell’orto e il catalogo delle piante”, che resta un documento fondamentale, non solo per il dettaglio e la precisione scientifica, ma perché descrive la situazione della zona poco prima che subisse una radicale trasformazione. In seguito alla costruzione della ferrovia (1846), infatti, l’Orto che prima si affacciava sul bordo della laguna (vedi mappa di Ludovico Ughi) venne a trovarsi su un canale confinante con l’imbonimento sul quale poggiano i binari (vedi mappa dei fratelli Combatti).

Con l’annessione di Venezia al regno d’Italia (1866) ha inizio la decadenza dell’Orto. Il Demanio intendeva usarlo “a scopo diverso da quello della coltivazione di piante” e solo la concessione per 29 anni, e poi la vendita, all’ultimo dei Ruchinger ne prolungò la sopravvivenza. Fu infine comprato dal principe Giuseppe Giovannelli (dal 1868 al 1870 sindaco di Venezia) e ceduto alla società tedesca Maschinenbauer Schwartkopff, intenzionata a costruirvi una fabbrica di siluri. La trattativa venne seguita personalmente dal ministro della Marina, Benedetto Brin, e all’inaugurazione del silurificio, nel 1887, presenziarono il re Umberto e la regina Margherita.

Ai primi del ‘900, il governo decise di sospendere la produzione dei siluri a Venezia e l’area passò alla Società per l’utilizzazione delle forze idrauliche del Veneto (poi Enel), che ne ha conservato la proprietà per un secolo, durante il quale una parte della vegetazione è scomparsa, ma una parte ha resistito. Nel 2007 il compendio fu messo all’asta dall’Enel e acquistato dalla società Gimal di Giuseppe Malaspina, un imprenditore calabrese trapiantato in Brianza. (1)

Un progetto per l’area, dove sorge l’ex orto, prevede la trasformazione di 15 mila metri quadri in aree fabbricabili e 10 mila di area verde. Il progetto include dai 120 ai 140 appartamenti, di un centinaio di metri quadri ciascuno, un edificio ristrutturato che sarà ceduto al Comune e naturalmente il parco ad uso pubblico, recuperando molte piante quasi centenarie ed ampliando quello che un tempo era l’orto botanico vero e proprio.

(1) www.eddyburg.it/2016/03/da-napoleone-agli-imprenditori-calabresi.html

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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