Basilica di San Marco – Facciata verso la Piazzetta

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Basilica di San Marco - Facciata verso la Piazzetta

Basilica di San Marco – Facciata verso la Piazzetta

Anche questo lato riceve ornamento da sessanta e più colonne di fini marmi, ed è tutto incrostato di verde antico, di africano, di pario e perfino di diaspro. La parte superiore è in tutto simile al descritto fianco; ma la sottoposta, e per la vicina fabbrica del tesoro, e per la riforma a cui soggiacque allorquando si costruì la cappella Zeno, presenta un misto di stili e lavori fra loro discordi. Una immagine del Sudario, quella della Vergine Madre e dei Santi Cristoforo, Marco, Vito, ed un altro vescovo, sono i soli mosaici che qui si vedono. Il San Cristoforo venne lavorato coi cartoni di Pietro Pecchia, e sotto il San Marco anticamente si leggeva il nome di un Pietro e l’anno 1482, come sotto l’altra di San Vito quello di un Antonio: ma nota il Moschini, che, a cagione dei medesimi restauri, non più esistono queste inscrizioni. Ben si vedono scolpiti fra due puttini di marmo sotto il sedile, presso la porta del palazzo, i seguenti due versi, che alla forma del carattere sembrano del secolo duodecimo:

L’om po far e die in pensar
Elega quelo che li po incontrar

Più verso il ducale palazzo sorge la fabbrica del Tesoro, la cui esterna muraglia è pure incrostata di marmi pregiati, e nel di cui angolo sporgente si vede collocalo un gruppo di quattro figure in porfido, che si abbracciano insieme, e sul quale molto favoleggiarono gli scrittori, dicendo ognuno cose fra lor disparale, e molle volte ridevoli. Quindi, chi vuole esprimersi in queste quattro figure altrettanti principi figliuoli dei re di Grecia ed altre nazioni, i quali, non potendo succedere nei regni paterni, che per le leggi pervenivano ai primogeniti, tolti i tesori di lor casa, uniti qui vennero: storiella questa con molte altre circostanze narrata dal Vecellio. Altri, come il Lorenzi, nella Polymathia, e Girolamo Maggi, dicono figurare i due ateniesi Armodio e Aristogilone, che uccisero il tiranno Ipparco: chi, come il Meschinello, riferendo la volgare opinione, che li vuole quattro mori rapitori del tesoro di San Marco, aggiunge essere questi piuttosto Romani, così comprovandolo il costume delle vesti loro; altri li credettero esprimere i quattro fratelli Anemuria, che tramarono insidie ad Alessio Comneno; e in fine il de Steimbùchel si ingegnò a provarli Costanzo Cloro e Galerio Massimiano; Massimino e Severo; i primi creati cesari a Nicomedia, nel 292, da Massimiliano Erculeo e da Diocleziano; i secondi eletti pur cesari nella città stessa, il 305, dal citalo Diocleziano; aggiungendo che queste sculture, con le colonne erette nella piazza minore, non da Acri, ma da Costantinopoli vennero qui recale nel secolo XIII, dopo la presa di quella città. (1)

(1) ANTONIO QUADRI. Venezia e le sue lagune Vol II. (VENEZIA, 1847 Sabilimento Antonelli).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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