Palazzo Grassi a San Samuele

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Palazzo Grassi a San Samuele. In "Venezia Monumentale e Pittoresca", Giuseppe Kier editore e Marco Moro (1817-1885) disegnatore, Venezia 1866. Da internetculturale.it

Palazzo Grassi a San Samuele

Sulla punta del campo di San Samuele, posto a partito il vantaggio dell’area, che era occupata da un numero di basse case, si eresse questa fabbrica, di fronte al palazzo Rezzonico, e ne condusse l’opera Giorgio Massari, alla metà del secolo XVIII. Si eleva l’edificio in tre ordini, rustico, jonico e corintio, ed ha un’idea subito di magnificenza chi si sofferma nel vestibolo, poiché lo vede ricco di poggioli, interrotto qua e là simmetricamente da ventotto colonne marmoree fino alla riva, la quale è grandiosa ed elegante, con triplice accesso. Da presso alla soglia, si presenta, al pari di una scena teatrale, la gradinata, cinta da balaustri, con piani o riposi, dove principiano e finiscono i rami della salita, e con riquadri e compartimenti di marmo alle facce, secondo le regole Scamozziane. La sala, simmetrica e leggiadra, occupa in altezza l’aria dei due piani, ed è illuminata dalle finestre di entrambi, con nobile ringhiera a livello del secondo, gareggiando nell’armonia e nel buon gusto con quella vaghissima del palazzo Manfrin. Numeroso è questo palazzo di stanze, come abbondante di comodi, distinto per ordine e distribuzione nei piani, con lusso di fregi e sfarzo di materiali costosi; e spira ad ogni lato magnificenza e splendore. I Grassi, di progenie illustre di Bologna, e di ricchissimo censo, avevano donato alla Repubblica sessantamila ducati d’argento, per l’ultima guerra contro il Turco, in Morea, e venivano nel 1718 ascritti al patriziato. Di questa casa fu Regina Grassi, donna, scrive il Tommaseo, da nominare con alta riverenza, per la sua carità, come fondatrice di un Istituto di orfane, figlie di donne perdute, e di generazione sospetta, il cui nascere aveva messo scandalo nelle famiglie.

Estinta ogni linea della prosapia dei Grassi, si sperperavano le stragrandi ricchezze, e affluivano tre milioni in fondi e capitali nella casa Torniello dei Servi, dell’ordine distinto dei segretari veneti del Senato. Viventi ancora i due ultimi della progenie, si alienava questo palazzo, per 140 mila lire austriache, alla nuova accomandita commerciale, la quale lo acquistava per speculazione, poiché ristoratolo appena, lo rivendeva per 180 mila al celebre artista Poggi, che in quell’anno cantava con la Frezzolini, sua moglie, nel maggior Teatro della Fenice. Così il pingue esborso ci richiamava ai tempi romani, quando Roscio, amico di Silla e di Tullio arricchitosi di ben 500 mila sesterzi all’anno, pieno d’oro e d’argento, poteva per dieci anni, senza più compenso, declamare sulle scene.

Il Poggi rivendeva poco appresso il palazzo ad un pittore per 240 mila lire. Meraviglioso contrasto dei tempi, per cui ciò, che dagli avi si gettava senza calcolo, si raccoglieva più tardi con grande stima da chi faceva commercio, a così dire del fasto antico, onde i palazzi sono vive fonti di ricchezza presente, se pur rimangono vuoto teatro di una gloria scomparsa. Apertosi questo edificio ad uso di Hotel de la Ville, con grande stabilimento contermine di bagni e terme, lo acquistava dal sig. Augusto Barbesi, il sig. Barone cav. Simeone Sina, per altezza d’animo e largità munifica, proteggitor degli ingegni, decoro e vanto della nazione ellenica. Il proprietario illustre rivestiva sontuosamente ambe le facciate di marmo, rendeva splendidi gli interni recinti per decorazioni e pitture e coll’ acquisto di attigui fondi, vi faceva sorgere le amenità di un giardino. (1)

Nel 1908 gli eredi del barone de Sina vendettero il palazzo all’industriale svizzero Giovanni Stucky,  che dopo la morte, avvenuta nel 1910, lasciò la struttura nelle mani del figlio Giancarlo che inserì all’interno del palazzo: ascensori, impianti elettrici e di riscaldamento.

A Giancarlo Stucky si deve, inoltre, la rivalutazione degli affreschi di Giambattista Canal, che furono finalmente trasferiti dalla sala da ballo alla scala principale della struttura.

Nel 1949, dopo essere passato nelle mani dell’imprenditore veneto Vittorio Cini, il palazzo passò ad una società immobiliare appartenente alla multinazionale italiana Snia Viscos di cui Franco Marinotti, uno dei più importanti industriali italiani del periodo e fondatore della città di Torviscosa, era il socio di maggioranza. Tale era la Sua convinzione che nessun imprenditore potesse essere completo se non era sorretto da forte passione per l’arte e la cultura che vi fondò, finanziò e gestì il Centro Internazionale dell’Arte e del Costume; allo scopo apportò al palazzo alcune modifiche : la copertura del cortile con una vetrata, la sostituzione del vecchio pavimento con marmi intarsiati e la sostituzione del giardino con un teatro all’aperto con tetto apribile, finalizzato ad ospitare ricevimenti e sfilate di moda e di costume, convegni,e mostre d’arte. Dal 1951 fino al 1958 vi si organizzarono importanti mostre d’arte e costume; quando nel 1959 il C.I.A.C. passò nelle mani del figlio Paolo Marinotti l’interesse primario si concentrò sull’arte contemporanea, promuovendo importanti mostre sia collettive che personali di importanti artisti di livello internazionale da Jorn, a Ernst, Dubuffet e numerosi altri. Nel 1978 cessò l’interesse della proprietà alla promozione e sostegno dell’attività spositiva e di lì la decisione di vendere il palazzo.

Nel 1983 la Fiat decise di acquistare Palazzo Grassi e di affidarne i lavori di ristrutturazione al famoso architetto Gae Aulenti. Questi decise di inserire nei vari ambienti della struttura, delle cimase regolari che terminavano in un cornicione inclinato, permettendo l’inserimento di impianti tecnici di ogni genere. Inoltre, rinforzò la struttura metallica della vetrata del cortile con quattro finte porte metalliche, e fece ridipingere vari elementi (finte porte comprese) del palazzo con un colore verde acquatico, che creava un piacevole contrasto con il colore rosa del marmorino. È stata realizzata una nuova centrale tecnologica per il riscaldamento ed il condizionamento dell’edificio, con pompe di calore condensate ad acqua di laguna.

Nel 2005, l’imprenditore francese François Pinault decise di acquistare Palazzo Grassi per potere esporre al suo interno la ricca collezione privata di opere d’arte contemporanee e moderne di sua proprietà. A tal fine decise di affidare al celebre architetto giapponese Tadao Ando le opere di rinnovo e rimodernizzazione della struttura. (2)

(1) GIANJACOPO FONTANA. Cento palazzi fra i più celebri di Venezia (Premiato Stabilimento Tipografico di P.Naratovich. 1865).

(2) https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Grassi

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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