Chiesetta di San Gallo Abate

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Chiesa di San Gallo Abate - San Marco

Chiesetta di San Gallo Abate

Storia della chiesa

Dopo aver il santo doge Pietro Orseolo, primo di questo nome, per la religione dell’animo suo ristorata la Ducale Basilica di San Marco da gravi danni rilevati dall’incendio seguito nella morte del suo antecessore, volle ancora a favore dei poveri, ai quali si dimostrava padre, fabbricar non lungi dal suo palazzo al capo della Piazza, un ospedale, in cui raccoglierne, e con assegnate rendite alimentarne un buon numero. Si chiamò questo l’Ospedale di San Marco, di cui oltre la sua fondazione altro non si sa se non che da tempo immemorabile quivi abitavano cinque povere femmine, elette dal doge, per quali oltre l’abitazione avevano cinquanta annui ducati per ciascuna, trenta dei quali derivavano dall’antiche rendite dell’ospedale, e gli altri venti dal pio legato di un priore chiamato Giovanni, che nell’anno 1364 beneficò l’ospedale con questa annua rendita. Dopo la di lui morte stabilì poi con decreto del giorno 10 di luglio dell’anno 1365 il Maggior Consiglio, che i priori dell’Ospedale di San Marco dovessero essere tratti dal numero dei cittadini chiamati originari.

Stette eretto sulla pubblica piazza l’ospedale fino all’anno 1581, In cui essendosi decretata la fabbrica delle Procuratie Nuove, fu l’ospitale trasportato non molto lungi in una piccola piazza, situata nella parrocchia di San Geminiano, detta Campo Rusolo, sorse per denominazione corrotta, derivante dalla famiglia Orseola tanto famosa nella Repubblica, la quale ivi possedeva alcuni stabili. L’oratorio dell’ospedale, detto volgarmente di San Gallo, è di decente struttura con la facciata esterna di marmo; ed il maggior dei tre altari è dedicato al protettore della Repubblica San Marco Evangelista. (1)

Visita della chiesa (1815)

Per un ponte, non lungi dal termine delle così dette Vecchie Procuratie che abbiamo osservate, si giunge a trovare questa piccola chiesa.

Nel primo quadro alla destra di chi entra, vi è l’adorazione dei pastori, opera giovanile di Giambattista Pittoni, come lo sono le altre che qui riferiremo di lui.

Nell’altare vicino vi è una tavola di Jacopo Tintoretto con il Salvatore ed i Santi Marco e Gallo. Se si dovesse scrivere un libro De infelicitate Tabularum, come vi ha De Infelicitate Litteratorum, questa tavola del Tintoretto vi -occuperebbe dei primi posti. Stava ai tempi dello Zanetti ricoperta quasi tutta da una grande immagine. Questa ne fu tolta agli ultimi anni; ma se ne è sostituita un’altra, cioè una immagine di Nostra Donna del Buon Consiglio, che era nella chiesa di San Basso, lavoro del prete Antonio Poli. Già parecchi anni un becchino di questo tempio sentia pietà del veder questa tavola tutta lorda di polvere. Si provvede di acqua forte, e comincia l’atto pietoso dalle teste. Buona per le tre figure, che capitasse il cappellano a quel momento! se più tardava, divenivano tre Bartolommei. Il pittore Gasparo Diziani fu il medico che vi prestò qual rimedio ha potuto.

Nei due quadri dopo l’altare vi ha l’Adorazione dei magi e la Visitazione di Santa Elisabetta, opere di Giambattista Pittoni.

Nel maggiore altare la tavola con Nostra Donna degli angeli e San Francesco di Assisi è del nominato Gasparo Diziani che anzi viveva in una casa di questo così detto Campiel Ruzolo, dove anco morì.

I tre quadri, l’uno con le Sponsalizie di San Giuseppe, l’altro con la Circoncisione di Nostro Signore, e il terzo con una figura dell’apostolo San Simeone, sono altre tre opere del nominato Pittoni.

Nell’altare che segue vi è una tavola con Gesù Bambino e i Santi Giuseppe e Antonio di Padova e Santa Veneranda, ben disegnata e composta, di Giovanni Segala.

Neil’ ultimo quadro la Nascita di Nostro Signore è di Alberto Calvetti, che lo eseguì l’anno 1710, ivi notato.

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) GIANNANTONIO MOSCHINI. Guida per la città di Venezia all’amico delle belle arti. (Tipografia Alvisopoli. Venezia 1815)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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