Chiesa di San Basso

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1719
Chiesa di San Basso - San Marco

Chiesa di San Basso. Chiesa secolarizzata

Storia della chiesa

Alla famiglia Elia (come asseriscono alcune cronache manoscritte) riconosce la sua origine questa chiesa nell’anno 1076, fabbricata ad onore di San Basso vescovo di Nicia e martire. Nulla più abbiamo di certo circa la di lei fondazione, e si riconosce al confronto dei documenti per favoloso equivoco ciò, che taluno lasciò scritto, che questa chiesa unitamente ad un monastero fosse stata fabbricata per uso delle monache di San Basso da Malamocco ivi ricoveratesi dopo la guerra di Pipino nei principi del secolo IX, ed ivi pure essersi per tre secoli in circa fermate, finché nell’anno 1106 fuggite per un incendio passarono poi all’Isola di San Servolo. Un tal ideato racconto vien interamente riprovato da autentici documenti, dai quali si rileva e che la chiesa era diretta da preti, e che le monache di San Basso dimorarono in Malamocco finché nell’anno 1109 ottennero per donazione dell’abbate di Sant’Ilario l’Isola, e il Monastero di San Servolo, in cui si ritirarono. Si abbruciò la chiesa insieme con altre ventidue nel funestissimo incendio succeduto nell’anno 1105 e rinnovata poi incontrò eguale disgrazia nell’anno 1661, in cui essendo nel mercoledì della Settimana Santa esposto all’adorazione l’eucaristico sacramento, la fiamma di una candela causò un incendio per cui tutte le suppellettili dell’apparato con la chiesa stessa si consumarono e salve solo rimanendo una devota immagine formata in legno di Gesù Crocifisso, e una reliquia, cioè una porzione di cranio del santo martire titolare. Restaurata poi in più ornata forma la chiesa, fu la venerabile immagine del Crocifisso collocata in un nobile altare a di lei onor fabbricato.

Fu Piovano di questa chiesa Domenico Gaffaro, che passato poi alla cura parrocchiale di San Niccolò, fu finalmente eletto nell’anno 1347 vescovo di Cittanova nelle lagune, anticamente detta Eraclea. Ottenne questi senza saputa dei suoi parrocchiani nell’anno 1365 dal pontefice Urbano V, che la chiesa parrocchiale di San Basso unita fosse perpetuamente con titolo di commenda alla mensa vescovile di Cittanova. In sì grave soggezione continuò ella, finché nell’anno 1418 Martino papa V, ad istanza del doge, e del Senato di Venezia ne sciolse l’unione, rimettendone l’esecuzione a Leonardo della Torre, abbate di San Gregorio, il quale con l’autorità impartitagli come commissario apostolico restituì la chiesa alla primiera sua libertà, e ne istituì piovano Antonio Bortoli nominato prima nel pontificio diploma.

È conveniente ricordare anche il nome di Giorgio Baseggio che eletto piovano di San Basso nell’anno 1628, fu due anni dopo trasferito al piovanato di Santa Maria Formosa, e fu l’ultimo dei piovani che passassero da chiesa a chiesa secondo il frequente uso dei tempi anteriori. (1)

Visita della chiesa (1733)

Il quadro laterale dalla parte dell’Evangelio nella cappella maggiore col martirio di San Basso è di Antonio Molinari. L’altro dirimpetto a questo col martirio pure di detto Santo è di Sebastiano Ricci. Il quadro con lo sposalizio di Santa Catterina è opera di Ottavio Cocchi. L’altro quadro con Cristo deposto di Croce e di Giovanni Steve miniatore famoso. (2)

Eventi più recenti (1839)

Da ignoto architetto venne costrutta questa chiesa di un sol ordine corintio con attico sopra la cornice. Tuttavia non interessa gran fatto l’osservatore, poiché, sebbene siano e belle le proporzioni dell’ordine corintio e dell’arco sovrapposto, e lodevole il modo di profilare, pure il complesso di essa presenta le tracce della decadenza del buon gusto. Soppressa questa chiesa nel 1810 si è convertita in un fondaco privato. (3)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della città di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra – Venezia 1733)

(3) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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