Scuola dei testori (tessitori) di panni di seta sotto l’invocazione di San Cristoforo

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Scuola dei Testori (Tessitori) di panni di seta già sede della Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia

Scuola dei testori (tessitori) di panni di seta sotto l’invocazione di San Cristoforo. Scuola secolarizzata

Questa scuola di mestiere riuniva coloro che tessevano la seta anche con fili d’oro e d’argento. La scuola occupava la vecchia sede della Scuola Grande della Misericordia. Comprendeva due colonnelli; maestri senza pelo e maestri da pelo. I primi erano coloro che si erano specializzati nella tessitura del raso, i secondi in quella dei velluti. Nel 1773 quest’arte contava 6344 addetti così suddivisi: 371 capimastri, 862 mogli e figli di capimastri, 43 maestri, 110 mogli e figli di maestri, 14 lavoranti approvati, 80 non approvati, 347 femmine lavoranti, 35 garzoni, 445 lazzariole, 239 inviaresse, 415 dinaresse e spoline, 3300 orditrici, incarnaresse, rimettine, imbarbaresse e gropparesse, 79 mistri fuori d’impiego, 701 telai in lavoro in ragione dei mercanti, 224 teli in lavoro in ragione dei testori, 352 telai senza lavoro. (1)

Storia della scuola

Apparteneva anticamente alla Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia, ma da essa fu ceduta nel principio del secolo XVII ai Tessitori di Seta. La fabbrica, che data dal secolo XIV, e che ebbe un restauro nel 1730, servi, dopo la soppressione delle Confraternite, ad usi diversi, fra cui anche a quello di teatrino privato. Aveva sul prospetto il celebre alto rilievo, attribuito a Bartolommeo Bon, rappresentante la Beata Vergine che, sotto il manto, sostenuto da due angeli, accoglie i confratelli cappati della Misericordia.

Questo alto rilievo venne trasportato il 7 febbraio 1612 sopra la porta della nuova scuola della Misericordia, di cui tosto diremo, ed ai nostri tempi pervenne in mano di mons. Pianton, che lo fece collocare nella sua chiesa. Ma anche di là fu tolto nel 1882, e venduto ad un antiquario.

Nell’interno della Scuola dei Tessitori di Seta si ammirava un quadro di Paolo Veronese con la Natività del Signore, trasportato dalla chiesa dei Gesuiti. Vi era pure la tavola dell’altare, dipinta da G. Battista di Rossi. (2)

(1) GASTONE VIO. Le Scuole Piccole nelle Venezia dei Dogi (2012). Ed altre fonti

(2) GIUSEPPE TASSINI. Edifici di Venezia. Distrutti o vòlti ad uso diverso da quello a cui furono in origine destinati. (Reale Tipografia Giovanni Cecchini. Venezia 1885).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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