Chiesa e Monastero della Concezione di Maria vulgo le Concette

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Luogo dove di ergeva la Chiesa e Monastero della Concezione di Maria vulgo le Concette

Chiesa della Concezione di Maria vulgo le Concette. Monastero di Monache Cappuccine. Chiesa e Monastero demoliti

Storia della chiesa e del monastero

Era già molto tempo che Francesco Vendramino, senatore di gran nome nella Repubblica, andava meditando d’istituire un collegio, dove fossero e nei costumi, e nella pietà educate donzelle patrizie di ristrette fortune; allorché a compire l’ideata intrapresa fece, che arrivasse a Venezia la piissima vergine Lucia Ferrari da Reggio, che a simile oggetto aveva già fondati in Guastalla, Mantova, e Treviso simili collegi sotto la direzione di monache cappuccine, il di cui serafico istituto era da lei professato. Non era ignoto a Venezia il nome di suor Lucia, che per la fondazione del collegio di Treviso più d’una volta erasi portata a questa Dominante, alloggiata nella casa dei nobili Bressa. Con essa dunque conferì i suoi pensieri il Vendramino, e conosciute adattatissime alla sua idea le costituzioni da essa formate per i suoi collegi, intraprese i più forti maneggi per ottenerne la pubblica permissione. Frattanto portatasi suor Lucia in Guastalla, ne trasse indi Paula Malatesta, vergine d’esimia pietà, ed un’altra suora, con le quali arrivata in Venezia fu accolta prima dal Vendramino in sua casa, e poi ottenuta già dal senato la facoltà della fondazione, fu trasferita con le sue compagne in un ampio palazzo, dal Vendramino assegnato per fondarvi il collegio. In questa abitazione, che già soleva servir d’alloggio ai personaggi cospicui, che arrivavano in Venezia, fu nell’anno 1668, aperto il nuovo collegio, composto allora di cinque monache ed altrettante nobili educande, alle quali concesse Giovanni Francesco Morosini, patriarca di Venezia, facoltà di formare un privato oratorio, in cui quotidianamente si celebrasse la santa messa. Ma convenendo, che un’opera di tanta gloria di Dio passasse per la prova delle tribolazioni, il fondatore Francesco Vendramino sorpreso da dolorosa podagra, che lo tenne per molti mesi legato in casa, e frattanto chi ne aveva avuto l’incarico, desistette o per innavertenza, o per mala fede di somministrare al collegio l’assegnato mantenimento. Onde per quel tempo convenne alle devote religiose raddoppiando i digiuni condure una stentatissima vita. Ridonato a salute il buon senatore, perché avesse ad esser perpetuamente stabile l’opera buona, assegnò rendite per il mantenimento di nove monache, e quindici vergini educande, per ognuna delle quali costituì immancabile la dote di mille ducati, qualunque stato poi esse elegger volessero.

Dispose Dio, che la buona vergine suor Lucia fosse presente alla morte del benemerito testatore, che passò a miglior vita nel giorno 13 di gennaio dell’anno 1672, dopodiché intraprese essa la fabbrica di una angusta bensì, ma ben disposta chiesetta, nella quale già nell’anno 1675, compita celebrò la messa il patriarca Giovanni Francesco Morosini, e vi comunicò di sua mano le religiose. Mori sette anni dopo in Parma, ove fondava un collegio l’ottima suor Lucia, e in di lei luogo le monache del veneto collegio elessero per abbadessa Paola Malatesta, la quale già con titolo di vicaria aveva governata la casa. Ottenne questa virtuosa religiosa nell’anno 1702, dal pontefice Clemente XI, la facoltà di professare i voti solenni, e la partecipazione di tutte quell’indulgenze, e grazie, che dalla sede apostolica in qualunque tempo concesse furono alle monache dell’ordine serafico, e poi dopo una vita santamente condotta morì felicemente nel giorno 9 di dicembre dell’anno 1709, ottantesimo di sua vita, e quarantesimo del suo governo con dispiacere delle sue religiose figlie, e universale della città. (1)

Visita della chiesa (1733)

La tavola dell’altare con la Concezione, e dalle parti i Santi Francesco, e Chiara è opera di Gregorio Lazarini. Nel volto di sopra la manna nel deserto è di Antonio Pellegrini. Dai lati il Cristo all’orto, e la flagellazione sono opere di Bartolommeo Litterini. Come pure fono dello stesso autore i due quadri nel primo ordine cioè la presa di Cristo all’orto e il detto condotto al monte Calvario, e assieme quello sopra la porta con la coronazione di spine; opere delle particolari dell’autore. Nell’ ordine di sopra vi è dal lato dento il Battesimo di Cristo con varie figure, ed angeli, ed all’incontro la Cena con gli Apostoli; dalle parti dell’arco dell’altare vi è ancora M. Annunziata dall’Angelo; opere singolari di Sebastiano Ricci.(2)

Eventi più recenti

Ad opera del senatore Francesco Vendramin, alcune monache Cappuccine si stabilirono nel 1668 nel palazzo di cui abbiamo parlato più sopra, che fu loro concesso perchè si applicassero all’educazione di fanciulle patrizie, non bene provviste di beni di fortuna. Prima superiora fu una suor Lucia Ferrari da Reggio, che unì al convento una piccola chiesa, compiuta nel 1675, ove dipinsero Bartolommeo Litterini, Gregorio Lazzarini, Gio. Antonio Pellegrini, Gio. Battista Tiepolo, ed il Colonna Mingozzi. Il decreto del 7 decembre 1807, per cui Napoleone I voleva provveduta la sua buona città di Venezia di un pubblico Giardino, fece si che anche la chiesa ed il convento delle Cappuccine di Castello si adeguassero al suolo. (3)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della città di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra – Venezia 1733)

(3) GIUSEPPE TASSINI. Edifici di Venezia. Distrutti o vòlti ad uso diverso da quello a cui furono in origine destinati. (Reale Tipografia Giovanni Cecchini. Venezia 1885).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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