Isola di Poveglia

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Giacomo Guardi (Venezia (1764 – 1835) - Isola di Poveglia (The Morgan Library)

Isola di Poveglia. Chiesa di San Vitale. Chiesa demolita, con esclusione del campanile

Storia dell’isola e della chiesa.

L’isola di Poveglia o Poveggia, Pupilia nominata dalle vecchie carte. Occupata dal soverchio degli Atestini e dei Padovani rifugiatisi nelle incursioni barbariche sul lido di Malamocco, tranquilli rimasero i suoi abitatori sino all’809 in cui calato Pipino, ed invasi i vicini paesi dovettero ritirarsi a Rialto. Deserta allora rimase Poveglia; ma nell’864 condotti furono ad abitarla i servi e gli schiavi dell’assassinato doge Pietro Tradonico a condizione di pagare degli annui censi al ducale palazzo, tra i quali vi era quello di dover il gastaldo, accompagnato da sette anziani dell’isola, portare a Rialto per Pasqua alcuni panieri di frutta e di pesce nell’atto che si inchinavano al doge e che il doge gli ammetteva al bacio di pace. Col progresso del tempo quegli usi cangiavano in altri più adatti alle circostanze. Continuavano ben sempre i Povegliesi ad intervenire ogni anno al palazzo ducale, ma più che per porgere i tributi, per prestare un peculiare giuramento di fedeltà a cui furono obbligati a cagione delle torbide indoli loro. E questo anzi facevano nella seconda festa di Pasqua che nella domenica susseguente alla festività dell’Ascensione, dopo la quale cerimonia erano onorati di un banchetto a cui assisteva lo stesso doge. A cagione di malattia sostituito una volta dal suo cavaliere, questi fece mai sempre le veci del principe. Compiuto il banchetto, come si praticava nei banchetti solenni, ne portavano seco gli avanzi e regalati venivano di confetture e di un garofano.

Ripopolata in tal guisa Poveglia da 200 famigIie di quei servi, ritenuti per la maggiore parte benacensi, ossia del lago di Garda, i nuovi coloni si applicarono ad erigere fabbricati ed a fortificare l’isola. E già così rapidamente ne crebbe la popolazione che nel secolo X contava 800 abitazioni, aveva un castello ben munito, vigne e saline dintorno e si considerava una delle principali comunità della Venezia con consiglio maggiore e minore, coi così detti indici del comune, sotto il governo prima del tribuno indi del gastaldo ducale, e finalmente del podestà. Nella guerra di Chioggia era tale che si obbligava a contribuire quante barche furono imposte a Murano. In quella guerra rimanendo però divisi i suoi abitanti dagli steccati piantati a Santo Spirito ed alla Giudecca si pensò, per maggior cautela, di trasportarli a Venezia, e distribuirli parte alla Giudecca e parte nelle parrocchie dei Santi Gervasio e Protasio e di San Agnese, costruendosi inoltre quel forte detto Ottagono che domina tuttora la laguna e il canale di Santo Spirito.

Ma a cagione di quella guerra l’ultimo eccidio sofferse Poveglia dal quale più non risorse. Già nel 1433 il pievano e gli abitanti, ridotti a scarso numero, vivevano a carico del governo; già, o corrosa dalle acque, o distrutta dalle procelle e dai terremoti, si ridusse a non aver più che 500 passi di giro. Bensì ai pochi superstiti non vennero mai meno i privilegi degli antenati. Inseriti nel novero dei cittadini originari, esenti dai dazi, dalle tasse delle arti e dalle imposte perfino per lo scavamento dei canali interni della città, giunti all’età di sessanta anni avevano essi soli il diritto di comperare ad un prezzo stabilito tutto il pesce proveniente dall’Istria e venderlo nel pubblico mercato di San Marco. Protetti immediatamente dal doge, la magistratura delle Rason vecchie era destinata a decider sulle questioni loro, e sui loro interessi. Né era tra tutti men prezioso per essi il privilegio di accompagnare in una peota il doge quando portavasi in funzione a Poveglia, e precedere non solo il Bucintoro nel dì dell’Ascensione, ma far ala al principe sulla destra del ponte per cui passava nell’andare dal palazzo al bucintoro e viceversa nel ritorno. Altro privilegio, più lucroso forse di tutti, era per essi quello di condurre coi remurchi le navi nel porto di Malamocco e portarvi cordaggi, ancore ed altri armeggi.

Che cosa montavano siffatti privilegi ad un vuoto paese? Ultimamente Poveglia era solo ridotta ad otto persone comunque nel 1527 il magistrato alle Ragioni vecchie l’avesse invano esibita al camaldolese Pietro Giustiniani patrizio veneto perché vi fondasse un eremo, e comunque nel 1659 concedesse ai povegliesi di rifabbricare l’isola, e nel 1661 confermasse loro tutti gli antichi privilegi. Tuttavolta saluberrima ne è l’aria dell’isola avendo non di rado oltrepassato il secolo qualche suo abitante. Il perché, e per atri vantaggi, quando nel 1728 il senato riconobbe la inutilità del Lazzaretto nuovo, a cagione dell’aria malsana e del deperimento delle sue fabbriche, volse gli occhi a quest’isola in confronto di Santo Spirito e del Lazzaretto vecchio onde formare un nuovo lazzaretto che appellar si doveva nuovissimo.

Fin dal i777 il magistrato di Sanità aveva ordinato di far passare nel canal di Poveglia le navi provenienti dall’alto levante bisognose di carena. Quel canale fu perciò detto canal delle navi, e la fabbrica in pietra tuttavia sussistente nell’isola col nome di Tezon grande serviva appunto al deposito degli attrezzi di quei bastimenti. Ma fu nel 1793 che, giunta a Venezia una tartanella idriotta infetta di peste, venne quest’isola destinata a lazzaretto provvisorio, eretti furono nell’interno alcuni caselli di legno per gli infetti, e circondata da barche armate e premunita con altre precauzioni sanitarie, valse ad impedire che la peste non si propagasse nella dominante. Ricordano questo contagio due piccole colonne di marmo, una presso la chiesa di quest’isola, l’altra presso il detto Tezon grande appiè delle quali si legge: Ne fodias. – Vita functi contagio – Requiescunt — Anno MDCCXCIII. Nel 1799, scoppiata la peste a bordo di un brigantino spagnolo, tradotto venne a quest’ isola dove pure felicemente si estinse il contagio colla morte di sole otto persone.

Tali esperienze fecero che e nel 1805, sotto la prima dominazione Austriaca, e nel 1808 sotto il governo Italico, si pensasse ad erigere l’isola in un formale lazzaretto. Però nell’una e nell’altra epoca le guerre sconcertarono il progetto; ma nel 1814, ristabilito in questa provincia il governo austriaco, si accordò al magistrato di sanità di poter erigere questo celebre lazzaretto che in tante occasioni recò luminosi servigi alla pubblica salute.

E qual situazione poteva trovarsi più di quest’isola opportuna ad un tal fine? Dal lato verso Chioggia costeggiata dal profondissimo canale delle navi che non solo dà facile accesso anche alle navi di grande immersione per lo scarico delle merci, ma che ad ogni infuriar di procelle è del più saldo ancoraggio per oltre 40 navigli posti nelle debite distanze; chiuso nel canale a ponente dai bassi fondi che impediscono a qualsivoglia barca lo avvicinarsi, dal lato di mezzogiorno coperto dall’isola, e guardato all’imboccatura da quel fortino ottagono costrutto sino dall’epoca della guerra di Chioggia. Ecco come l’isola venne difesa.

A tale isolamento offerto dalle acque di Poveglia per la maggior tutela della salute pubblica si aggiunge altresì l’opportunità i due altri canali nell’interno l’uno largo da 9 in 10 metri, dividente la parte dei fabbricati da quella di un ampio prato e l’altro più piccolo che la taglia trasversalmente e che serve mirabilmente per quelle segregazioni tanto necessarie in un lazzaretto. Tettoie opportune all’accoglimento delle merci qua e là furono piantate inoltre in questi ultimi anni dalla provvidenza del governo; tal che più ben ordinato lazzaretto difficilmente saprebbe rinvenire. Lo abita il direttore, il suo assistente, due guardiani di fissa ispezione, oltre al presidio militare, ed ai bastagi impiegati all’espurgo e maneggio elle mercanzie nelle varie contumacie.

Sussistono ancora le muraglie della chiesa di quest’isola, già intitolata a San Vitale, che per gli usi del lazzaretto ormai ridotta venne a tettoia. Anticamente il pievano di essa riscuoteva dall’arciprete di Malamocco uova e galline e godeva di parecchi diritti. In seguito il magistrato delle ragion vecchie, che vi aveva diritto di patronato, poneva un cappellano a reggerla. Né perché quella chiesa abbia cessato di essere parrocchia si trascurò di arricchirla di bellissimi marmi e di buone pitture. Il suo pavimento era in specie di una straordinaria bellezza. Aveva due bei gruppi in marmo stati trasportati nella chiesa parrocchiale di Malamocco, ed era celebre finalmente per il crocifisso, detto appunto di Poveglia, dipinto da Tiziano, il quale traeva gran concorso di devoti all’isola, segnatamente nel giorno in cui se ne solennizzava l’allusiva funzione. Anche quel santuario fu trasportato a Malamocco. L’abate Bernardo Giustiniani, illustre per varie opere, abitando Poveglia per molto tempo, regalò la chiesa di bellissimi altari e dell’organo. Chiusa però nel 1809, gli uffici religiosi vengono esercitati in un piccolo interno oratorio che le elemosine dei contumacianti vanno anche a poco a poco abbellendo. (1)

Eventi più recenti

Dell’antica pieve di San Vitale resta il solo campanile, risparmiato dalle soppressioni napoleoniche perché adibito a faro. L’orologio della torre, risalente al 1745 e oggi privo delle lancette, è opera di Bartolomeo Ferracina. La chiesa di Poveglia fu un luogo di culto di una certa importanza in quanto vi si conservava un crocifisso in gesso e stucco del XV secolo ritenuto miracoloso; si trova oggi nella parrocchiale di Malamocco. Sono andate perdute, invece, le tele raffiguranti Cristo condotto al Calvario, di Giulia Lama e il Miracolo del Crocifisso, di Giovanni Battista Piazzetta.

Mantenne le funzioni di stazione per la quarantena marittima per tutto l’Ottocento e fino al secondo dopoguerra. Nell’ultimo periodo gli edifici furono in parte adibiti a convalescenziario geriatrico, ma dal 1968 anche questo utilizzo venne dismesso e l’isola fu ceduta al Demanio.

Per un periodo i suoi terreni furono assegnati a un agricoltore, mentre gli edifici andavano progressivamente in rovina. Da allora l’isola è stata oggetto di vari progetti di recupero che tuttavia non sono mai stati attuati.

Nel 1997 il Centro Turistico Studentesco e Giovanile presentò un piano per la realizzazione di un ostello della gioventù; nel 1999, di conseguenza, il Ministero del Tesoro escluse Poveglia dai beni da vendere ai privati e la riconsegnò al demanio perché venisse concessa al CTS, ma l’iniziativa non andò in porto.

Dal 2003 l’isola è gestita, come altre, da Arsenale di Venezia spa, compartecipata dal Comune di Venezia e dall’Agenzia del Demanio. Nel 2013, assieme a San Giacomo in Paludo, Poveglia è stata messa in vendita per essere recuperata a fini turistici; il 6 marzo 2014 l’Agenzia del Demanio inserisce l’isola in un elenco di beni in un “invito pubblico ad offrire”, cioè tramite asta con riserva di valutazione della convenienza economica a vendere da parte di una Commissione istituita all’uopo.

Nell’aprile del 2014 è nata un’associazione senza fini di lucro, Poveglia – Poveglia per tutti, con lo scopo di partecipare al bando del demanio per aggiudicarsi il possesso dell’isola per 99 anni e permetterne l’uso pubblico. Il 13 maggio 2014, giorno dei rilanci dell’invito pubblico ad offrire per Poveglia del Demanio, Luigi Brugnaro, patron di Umana, ha fatto l’offerta migliore di 513.000 euro. La Commissione del Demanio ha però ritenuto incongrua l’offerta e l’imprenditore, di conseguenza, si è opposto a questa decisione annunciando il proprio ricorso al TAR. (2)

(1) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).

(2) https://it.wikipedia.org/wiki/Poveglia

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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