Chiesa di San Nicola Vescovo vulgo San Nicolò dei Mendicoli

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Chiesa di San Nicolò Vescovo vulgo San Nicolò dei Mendicoli - Dorsoduro

Chiesa di San Nicola Vescovo vulgo San Nicolò dei Mendicoli

Storia della chiesa

Quella parte della città di Venezia, che dalla consistenza del terreno vien chiamata Sestiere di Dorsoduro, fu abitata dai padovani rifugiatesi nel secolo VII, per timore dei Longobardi nelle lagune. In questo luogo perciò, in cui si scorgevano antiche vestigia di rovinati edifici, piantarono molte abitazioni, in mezzo alle quali la nobile famiglia Zancarola fabbricò poi una chiesa dedicata al glorioso Vescovo di Mira San Nicolò, la quale, per essere la parrocchiale di numeroso popolo, composto per la maggior parte di poveri pescatori viene chiamata comunemente San Nicolò dei Mendícoli.

A di lei decoro, vi offrì Enrico Contarini Vescovo di Castello, un articolo delle dita del Santo Titolare, allorché da Mira metropoli della Licia ne trasportò il Santo Corpo a Venezia, e le prodigiose guarigioni che furono operate per il contatto di questa sacra reliquia, dimostrarono di quali mirabile virtù ella fosse dotata.

Altro riguardevole tesoro arrivò dall’Oriente, in tempo ora a noi ignoto, ad arricchire questa chiesa; cioè il corpo di San Niceta Martire di nazione Goto, il quale per la fede di Cristo, come scrivono le Istorie Ecclesiastiche, consumò il suo martirio tra le fiamme. Gli atti della traslazione fatta a Venezia di questo illustre martire, o si trascurò di scriverli nella rozzezza di quei secoli, oppure perirono nel fuoco, in cui a posta furono per riguardi di salute consumate tutte le suppellettili di questa chiesa nell’anno 1576, in cui una fierissima pestilenza affliggeva la città tutta.

Abitò sotto il portico di questa Chiesa per quindici anni una venerabile donna reclusa di nome Sofia, la quale dopo aver piantato nell’antico Monastero di Santa Croce di Venezia l’istituto Serafico, desiderosa di viver ritirata passò nell’anno 1475, alla chiesa di San Nicolò, ove di consenso del Piovano dimorando con due compagne, poi santamente morì nell’anno 1490. Ne fa menzione il Sabellico nel suo trattato dei siti della città: abitano nell’atrio di San Niccolò, egli dice, tre recluse, delle quali una per la fama di sua santità viene consultata dalle matrone quasi presaga dell’avvenire.

Per immemorabile consuetudine nel giorno 2 di maggio si celebra l’anniversario della consacrazione di questa chiesa, la quale è governata dal Piovano, e da cinque Titolari. (1)

Visita della chiesa (1839)

La chiesa a tre navate dimostra tuttora le tracce dell’antica sua origine, quantunque un restauro abbia avuto nel secolo XVI e uno nel secolo XVII. Degna ella è quindi di essere osservata sì per la semplicità sua, immagine del semplice popolo che un cuore puro gettava l’obolo per la erezione di essa, e sì per la forma dei suoi intagli e delle sue mensole e delle sue sculture messe ad oro, tanto l’idea di Dio parlava possentemente nel cuore di poveri pescatori, che ogni sacrificio stimavano, inferiore al piacere di rendere ricca, se non bella di forme, la casa santa!

Lasciando di osservare le opere di pittura del primo e del secondo altare sulla destra, trascorso anche il moderno ricco altare del Sacramento e la cappella laterale, ci dobbiamo arrestare a considerare piuttosto il recinto del coro formato da moderne colonne di fini marmi sostenenti l’antica cornice superiore messa ad oro. Per entro a quel recinto si vedranno quattro quadri: due alla destra, uno con San Nicolò trascinato alla prigione, l’altro con la sua consacrazione a vescovo di Mira; opere pregiate della scuola di Paolo Veronese, e due alla sinistra, l’uno di Carletto Caliari con lo stesso santo che libera dalla morte tre tribuni male accusati, e l’altro di Jacopo Palma con il santo che provvede di grano la città di Mira. Ai lati dello stesso altare maggiore Pietro Malombra, alla sua destra, fece due quadri con la nascita di Nostra Donna, ed un miracolo di San Nicolò, ed alla sinistra Andrea Vicentino fece gli altri due con due miracoli del santo medesimo.

Nella cappella laterale vi era un bellissimo altare di marmo sullo stile dei Lombardi, e la pala del quale pure di marmo, offre in bassorilievo il Padre Eterno e due angeli tra bei fregi architettonici. Scesi da questa cappella poco importa che si considerino i quadri appesi al muro di Leonardo Corona, il primo con l’ingresso di Cristo in Gerusalemme e l’altro con la Piscina Probatica, come trascorsa la porta nessun altro quadro vuole essere osservato.

Alvise Dal Friso dipinse tre piccoli quadri sotto l’organo, mentre Carletto Cagliari fece nei tre comparti del poggio dell’organo tre miracoli di Santa Marta, e se si esamina il soffitto della chiesa, diviso in tre comparti, si troverà essere di Leonardo Corona il primo verso l’altare maggiore e l’ultimo verso la porta: l’uno esprimente San Nicolò che soccorre alcuni marinai turbati per la procella; l’altro con lo stesso santo che fa tagliare un albero dove si adorava un idolo. Il comparto rotondo del mezzo è pregevole opera di Francesco Montemezzano.

Finalmente sopra le due cornici laterali antiche vi sono sei quadri per parte. Quelli della sinistra di Alvise Dal Friso sono: la Nascita di Nostro Signore, la Visita dei Magi, la Circoncisione, il Battesimo di Gesù Cristo, l’Orazione all’orto, e la Cattura all’orto. Ciascuna di essi ha qualche ritratto, forse di chi li commetteva. I quadri della destra sono la Risurrezione di Jacopo Palma, il Cristo morto di Dal Frisio, la Crocifissione, l’incontro con la Santa Veronica, la Flagellazione, e la presentazione ad Erode, tutti e quattro della scuola del Paolo.

Usciti da questa chiesa ed asceso il ponte di San Nicolò si giunge alla strada che mette al così detto arzere di Santa Marta. In mezzo a quella strada si vedrà eretta un’antenna, sulla quale ai tempi della repubblica svolazzava lo stendardo del governo. Un tale privilegio fu accordato a questa parrocchia, perché in essa abitava il doge dei nicolotti, il quale nelle pubbliche funzioni vestiva al modo dei patrizi e si portava anche nel giorno dell’Ascensione ad accompagnare il bucintoro in una apposita barca. (2)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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