Chiesa di San Stefano Confessore vulgo San Stin

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Campo San Stin. Luogo dove si ergeva la Chiesa di San Stefano Confessore vulgo San Stin - San Polo

Chiesa di San Stefano Confessore vulgo San Stin. Chiesa demolita

Storia della chiesa

Quantunque una volgar tradizione adottata anche dal clero di questa chiesa assegni il tempo della fondazione all’anno 1295, e vi si conservi un antico ma arbitrario ritratto di Giorgio Zancani patrizio veneto, dalla colonia cretese offerto, di lei fondatore, contuttociò questo deve intendersi relativamente alla rinnovazione di essa chiesa. Poiché apprendiamo dall’accreditata Cronaca del doge Andrea Dandolo, che nell’anno 1105 questa chiesa di Santo Stefano Confessore fu insieme con molte altre da un terribile incendio rovinata e consunta. Egli è probabile però, che gli antichi Veneziani nel secolo X ovvero XI, approdando frequentemente per cagione del loro commercio all’imperiale città di Costantinopoli, ed ivi intesa l’ammirabile vita, ed i prodigi del Santo abbate Stefano, volessero poi al loro ritorno in patria ergere a di lui onore una chiesa, che tosto fu fatta parrocchiale delle case circonvicine. Fu poi più di una volta rinnovata dai fondamenti, ed ancora in sé ritiene qualche vestigia della primiera sua antichità. Come però gli atti di questo santo non sono assai noti fra gli occidentali, così credo opportuno l’esporli in compendio, come sono descritti in alcune vecchie lezioni, formate già per comando del patriarca Cardinal Lorenzo Priuli per poter usarle nell’ufficio della di lui solennità.

Nacque Santo Stefano nell’imperiale città di Costantinopoli, e fino dall’utero della madre diede magnifici indizi di sua futura santità. Poiché non solo essendo la di lui madre sterile lo impetrò da Dio per l’intercessione di Santo Stefano Protomartire, di cui frequentava devotamente la chiesa, ma da che si conobbe incinta non poté più gustare veruna sorte di cibo, fuorché pane ed acqua con erbe condite di solo sale, la quale consuetudine di austero vivere fu sempre conservata dal figlio con rigida continuazione d’osservanza. Appena uscì egli alla luce, gli comparve impresso nel petto un lucidissimo segno di Croce, e fu battezzato con il nome di Stefano in memoria del sacro luogo, ove rinacque, e fu impetrato.

Rimasto privo del padre nell’età giovanile di diciotto anni, per poter più liberamente servir a Dio si ritirò presso una remota chiesa dedicata al principe degli apostoli, ed indi in angusto romitaggio accanto d’altra chiesa dedicata al martire Sant’Antipa, ove vestito d’irsuto cilicio menò la sua vita in continuati esercizi d’orazioni, e penitenze. Promosso al sacerdozio, per rendersi utile ai suoi prossimi, intraprese l’impiego di dispensare ai popoli la parola di Dio: ma essendo qualche tempo dopo rovinata per un terremoto la chiesa, si ridusse ad abitare in una spelonca, dove visse con tal rigore di penitenza, che gli caddero non solo i capelli, ma l’unghie pure ed i denti, secondo quello, che ne dicono le memorie rimaste. Commiserando, frattanto i di lui spirituali amici la languidezza della di lui salute, l’esortarono ad abbracciare lo stato monastico, nel quale esercitandosi in ogni virtù divenne specchio agli altri della più esatta osservanza, e fu dotato da Dio del dono dei miracoli con tanta abbondanza di grazia, che sanava gli infermi ungendoli con l’olio della lampada accesa innanzi all’immagine della Madre di Dio. Creato abbate del monastero non alterò punto la rigidezza del suo vivere, eccitando coll’esempio non meno che con le esortazioni i suoi monaci all’acquisto della regolare perfezione; e finalmente giunto all’età di 74 anni, consumato alle macerazioni, e pieno di meriti passò all’eterno premio di sue fatiche. Fu sepolto in Costantinopoli, e manifestando Iddio con illustri miracoli il merito del defunto suo servo, fu dalla chiesa greca fino dai primi tempi dopo il suo felice passaggio venerato per santo.

Alcune delle di lui reliquie furono poi trasportate a Venezia, e donate a questa chiesa, ove pure si venerano altre reliquie di Sant’Antipa martire tanto lodato dall’apostolo San Giovanni nella sua Apocalisse. Fu consacrata la chiesa nel giorno ottavo di maggio, ed è collegiata. (1)

Visita della chiesa (1733)

Negli spazi degli archi vi sono tre quadri di Girolamo Pilotti; nell’uno la Manna nel deserto, nell’altro la Nascita di Maria, nel terzo, lo sposalizio. La tavola con l’Assunta è opera bellissima del Tintoretto, e di sopra la Santissima Trinità con i Santi Giovanni, e Stefano Confessore è di mano di Matteo Ingoli. Sopra l’altare del Cristo la Santissima Trinità è di Giacomo Petrelli. Nella Cappella alla sinistra dell’altare maggiore il Transito di San Giuseppe è di Gregorio Lazarini. Da un lato dell’altare della Assunta vi è San Giuseppe, che dorme, e l’Angelo, che gli appare è di Antonio Molinari. (2)

Eventi più recenti

Nel 1810 non sfuggì alle soppressioni di Napoleone e il suo territorio venne inglobato, assieme a Sant’Agostino, alla chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari, appena eretta a parrocchiale. Pochi anni dopo fu demolita. Oggi dell’esistenza della chiesa di San Stin rimane soltanto una parte del muro del campanile, visibile in un angolo di quel Campo San Stin dislocato a pochi metri dal Campo dei Frari, oltre il rio terà San Tomà.(3)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della città di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra – Venezia 1733)

(3) https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Stin

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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