San Francesco d’Assisi

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1533

San Francesco d’Assisi

Non si tratta il problema se il santo sia stato a Venezia e quando, data la fragilità delle prove normalmente addotte: basti rilevare che il suo culto è documentato nella chiesa francescana dei Frari con festa solenne ed ottava sin dal 1255, come da bolla di papa Alessandro IV del 29 luglio, che dà l’indulgenza, riconfermata l’anno dopo con l’aggiunta anche di Santa Chiara. Tre anni prima, nel 1253, Marco Ziani, concedeva ai francescani minori la località in Vinea, nel sestiere di Castello, per erezione della chiesa intitolata al santo. Nel calendario del Messale marciano (lat. cl. 3 XLVII (= 2444) è festeggiata anche la traslatio il 25 aprile. Credo che nel corso di codesto secolo sia stata aggiunta la festa nel calendario veneto del secolo XI.

Il 29 settembre 1475, in Pregadi, si stabiliva che il 4 ottobre, dies liturgico del santo, fosse festa di Palazzo, con proibizione di aprire botteghe e di lavorare, sotto pena di cinque libbre piccole, in conformità al decreto di papa Sisto IV, che aveva elevato la festa tra le principali. Il memoriale Franco registrava: “adì 4 ottobrio: S. Francisco. Se varda“. Patrono di Venezia era riconosciuto con decreto in Pregadi il 6 maggio 1648, nelle circostanze della vena di Candia, secondo il testo del decreto: “In occasione de bisogni per la guerra fu decretato che il serafico San Francesco sia commemorato tra li Santi protettori della città e che nel suo giorno sia fatto festa di Palazzo e della città” (A.S.V. Maggior Consiglio, libro Roan, III, c. 53).

Nel corso del secondo seicento la devozione assunse peculiari aspetti con i pellegrinaggi ad Assisi, che s’imbarcavano al fontego di San Marco la sera di Santa Marina (17 luglio), e all’Isola della Grazia, convento francescano, ricevevano la benedizione, come ricorda la Guida del Coronelli nel 1722. Poi durante il settecento nell’ondata laicista della Repubblica, si tentò di arginarli con il pretesto di impedire l’uscita di valuta pregiata dallo Stato. L’iconografia è assai diffusa nelle chiese: ci si limita alle due principali francescane. Alla Vigna: statua del Vittoria (1524-1608); pala con santi del Semolei (XVI sec.). Ai Frari: statua del sec. XVI sulla porta del transetto; assieme al doge Dandolo, di Paolo Veronese in tela della sacrestia; tondo nel polittico di A. Vivarini in cappella Bernardo; statuetta di L. Bregno (+ 1523) nell’ancona dell’Assunta; tra i santi francescani in pala del Licinio (1524 ca.) e statuetta vittoriesca ai lati; episodi di sua vita di A. Vicentino (XVI sec.); statuetta in acquasantiera; lunetta con la Madonna e S. Antonio sulla porta del Campanile; statuetta in ancona in cappella Emiliani, in pala di Cà Pesaro con santi, di Tiziano; episodi della vita nella vetrata, di G. Beltrami (1907).

Tra le scuole di devozione citiamo quelle della Vigna (1346); ai Frari (1437). Il nome del santo era quanto mai diffuso nell’onomastica veneziana (1258: prima attestazione) delle famiglie nobili e fra il popolo con la forma ipocoristica: Checchi o Checco. (1)

(1) A. NIERO, I santi Patroni, in Culto dei Santi a Venezia. Venezia, Studium Cattolico Veneziano, 1965.

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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