La Vergine Annunciata e la fondazione della città di Venezia

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Annunciazione. Tiziano Vecellio (1488-90/1576) - Scuola Grande di San Rocco

La Vergine Annunciata e la fondazione della città di Venezia

Prima patrona secondo la tradizione locale è la Vergine Annunciata, con festa il 25 Marzo. È ormai dimostrato leggendario il documento sulla fondazione di Venezia il 25 Marzo del 421 d. C., da parte dei consoli padovani, inserito nella cronachetta quattrocentesca del medico patavino Iacopo Dondi (Cessi, Doc. I, p. 1.). La tradizione peranco può risalire al secolo XII, o tutt’al più al XI, quando s’inizia la datazione dei documenti: ab Incarnatione, come ritiene il Gallicciolli e quando appare il titolo delle chiese di Zobenigo (1089) e l’Annunciata (1030). D’altronde la notizia della celebrazione di Messa solenne in S. Marco nella festa dell’Annunciazione, da parte di Papa Alessandro III nel 1177, su richiesta del Doge e della Signoria, può insinuare che sin d’allora si desse peculiare significato alla celebrazione come Dies natalis di Venezia: d’altra parte il rilievo sulla facciata della Basilica di S. Marco, dei sec. XII-XIII, che rappresenta la scena, convalida la coscienza del patrocinio dell’Annunciata in questo tempo.

Nella Cronica del Dandolo è ormai pacifico la fondazione della città in codesto giorno: di qui la notizia passò in Bernardo Giustinian, nelle Vite dei Dogi del Sanudo, che vi aggiunse pure l’oroscopo astrale, desunto dalle Cronache, nel Sabellico, che accentua il rapporto con il mistero dell’Incarnazione, quasi voglia far presente l’origine preterumana della città, come si dirà poi apertamente nel corso del seicento nella piena consapevolezza del suo mito; in Francesco Sansovino, il quale si dilunga nel dimostrare le ragioni augurali del giorno e del mese con precise notizie topografiche. Secondo lui, il fuoco appiccatosi in Rialto nel 418 presso la casa di Entinopo di Candia, si spense per voto degli abitanti formulato a S. Giacomo apostolo di erigergli una chiesa, costruita nel 421 e consacrata il 25 marzo dello stesso anno o del seguente, dai vescovi Severiano di Padova, Ambrogio di Altino, Giocondo di Treviso, Epodio di Oderzo.

Era mezzogiorno, secondo il Dondi, il Sanudo, il Sansovino quando i padovani fondarono la città: “con felice e fortunato principio, dice il Sansovino, per volontà di Dio a fine di sollevare la libertà e la nobiltà d’Italia, la qual doveva andar del tutto in rovina per la partita di Costantino” e si noti Venezia erede di Roma avviata a decadenza per il trasporto della capitale in Oriente, secondo la mentalità umanistica locale. “Fondata, continua ancora, nel mese di Marzo venerato anticamente dagli Egittii e dall’altre più eccellenti nationi. Et nel quale il mondo si riveste di nuovi colori, rinfrescando le sue perdute bellezze … Et nel quale avvenne il mistero della redentione nel mondo per la morte di Nostro Signore. Nel giorno a punto che la Beatissima Vergine fo annonziata dal messo celeste dell’incontro del Verbo di Dio. Nella hora ch’il Sole era nel maggior colmo del suo splendore … acciocché riuscisse ammiranda città predetta secondo alcuni da Ezechiel dove dice: ascendam ad terram absque muro: veniam ad quiescentes habitantesque secure. E dal quale si prende la natività di Venetia”.

Si conoscono i motivi della pietà medioevale nel ricercare la fondazione della città il 25 marzo, giorno della creazione del mondo, dell’Incarnazione e della Morte del Redentore. Venezia, si inserisce in codesta linea, ma per il Galliccioli fu dovuto ad un fatto di mera coincidenza con il primo giorno dell’anno da quando si è usata la denominazione: ab Incamatione. Questo giorno fu considerato festa di Chiesa e di palazzo, cioè con astensione dal lavoro e dagli uffici pubblici: “et se varda” scrive il memoriale Franco dell’ultimo quattrocento. Il doge, con manto d’argento e d’oro, con pelli di lupi cervieri discendeva al mattino in S. Marco: “tiene cappella in S. Marco alla S. Messa e dal dopo pranzo alla predica” sempre secondo il citato Memoriale, “Predica, nota il Sansovino, che si vuol fare dal maggiore predicante che allora si ritrovi in Venetia”. L’Annunciata come patrona della città appare nell’iconografia ufficiale, nei rilievi della facciata di S. Marco, come si è detto del sec. XII, nei tabernacoli gotici, opera dei dalle Masegne (1395 ca.) ed alla base del ponte di Rialto sulla fine del 1500 in altorilievo del vittoriesco Rubini assieme ai santi Marco e Teodoro. Il fatto è ancora simboleggiato nell’angelo Gabriele, col giglio in mano, in vetta al campanile di S. Marco, mobile ai venti in atto di continuo saluto alla città.

Nella devozione ufficiale dello Stato, quando si gettò la prima pietra della basilica della Salute come voto cittadino, si scelse il 25 marzo 1630, ricordando l’origine mariana di Venezia nell’iscrizione pavimentale della cupola centrale: la salvezza di Venezia viene dalla Vergine.

Sacra al mistero è pure la chiesa di Santa Maria del Giglio, fondata secondo la leggenda il 25 marzo del 421 (ma esattamente 1089). Notiamo la serie di scuole dedicate all’Annunciata; dei Zoppi a S. Angelo (1392), in S. Maria Mater Domini (1423) in S. Margherita (1575: sovvegno), in S. Aponal (1581); in S. Simeone (1501), in S. Giacomo dell’Orio (1596); in S. Cassan (1615); alla Bragora (1638); in S. Vidal (1679). (1)

 (1) A. NIERO, I santi Patroni, in Culto dei Santi a Venezia. Venezia, Studium Cattolico Veneziano, 1965.

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