Giovanni Battista Piantella, saoner, ladro e omicida

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I Tre Ponti - Santa Croce

Giovanni Battista Piantella, saoner. Ladro omicida seriale, (1710) 1

Un Antonio Biondini, ricco mercadante di sapone, accettò come direttore della sua fabbrica un suo compare per nome G. Battista Piantella, quantunque il sapesse altre volte processato per furto, e ciò fece allo scopo di riabilitare il colpevole presso la società, tratto forse in inganno dai religiosi sentimenti che questi dimostrava2. Ben presto però ebbe a pentirsi della sua dabbenaggine poichè, derubato anch’egli, dovette accusare il Piantella presso i tribunali, che, mediante sentenza 19 decembre 1708, lo condannarono al bando di vent’anni. Circa un anno dopo il mariuolo ritornò in patria desideroso di vendicarsi contro il padrone, e vedutolo la sera del 28 decembre 1709 passare per la propria casa, situata a Sant’Andrea non lungi dai Tre Ponti, l’assalì a colpi di mazza, lo spinse entro la porta, e lasciollo esanime per molte ferite col capo in giù in una fossa. Ciò fatto indossò tabarro, cappello, parrucca, e scarpe dell’ucciso, recossi alla di lui abitazione, di là poco discosta, e privata di vita anche la serva Lucietta, involò gioie, danaro, con altri effetti. Andò poscia a prendere il cadavere, con detestabile sangue freddo mostrollo ai proprii figli, gli tolse di dito un anello, e portollo sopra le spalle ove l’infelice aveva in vita abitato, fuggendo alla fine in quella notte medesima da Venezia. Ben presto si scoprì l’autore di sì orribile misfatto, per cui la Quarantia Criminale il 21 gennaio 1710 condannollo a perpetuo bando colla taglia di mille ducati a chi lo cogliesse nello stato e di duemille a chi fuori, e colla pena in tal caso d’essere decapitato e squartato, dopo aver patito cinque colpi di tanaglia infocata ai varii traghetti della città, e d’aver fatto a coda di cavallo il solito viaggio da Santa Croce a San Marco3.

Tale sentenza ebbe esecuzione il primo febbrajo 17104, essendo stato sorpreso il Piantella pochi giorni prima da due di quei soldati che allora chiamavansi cappelletti5 in un’osteria presso il castello di San Salvatore nel Trivigiano. È tradizione che in questa, come in qualch’altra circostanza consimile, chiaro apparisse il buon cuore del popolo Veneziano, che, dimentico del crudele delitto, onde era lordo il condannato, andò a gara nel gettare cuscini, matterassi, ed altre cose soffici sulla via per la quale a coda di cavallo egli veniva strascinato, acciocchè, per quanto fosse possibile, meno dura riuscire gli dovesse la fatale traversata6. Anche Maddalena, madre di Piantella, e sua complice, fu condannata alla prigione in vita7, ma ammalatasi di febbre, in tre mesi morì8.

ANNOTAZIONI

1 Raspe Vol. LXXXVI, e Registri dei Giustiziati. Pasquale Negri descrisse questo avvenimento in una delle sue Leggende Veneziane, e nel Soggiorno in Venezia di Edmondo Lundy, alterando però, a suo capriccio, nomi, fatti, e circostanze. Dal Negri il Lorenzetti trasse il suo dramma sul medesimo soggetto.
2Si dimostrava devotissimo specialmente nel praticare le scuole della Dottrina Cristiana.
3Raspe Vol. LXXXVI, Pag. 66.
4Raspe LXXXVI, 67.
5I Cappelletti erano cavalleggeri, d’origine greca, i quali un tempo erano la stessa cosa con gli Stradiotti, ed Albanesi. Vedi Grassi: Dizionario Militare.
6Questa tradizione è riportata dal Negri, il quale afferma che il Piantella fu l’ultimo a venire strascinato a coda di cavallo per Venezia.
7Raspe LXXXVI, 68.
8Registri dei Giustiziati.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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