La morte coraggiosa di Domenico Altan, tra le due colonne di Piazza San Marco

0
262
Campo de l'Arsenal. Sestiere di Castello

La morte coraggiosa di Domenico Altan, tra le due colonne di Piazza San Marco

Nel mattino del 4 gennaio 1726 poco dopo il suono della Marangona, la grossa compana di San Marco che chiamava gli operai al lavoro, il Sopraindendente alle Artiglierie Gaetano Marasso veniva ammazzato in Campo dell’Arsenale da un colpo di archibugio. L’assassino, gettando l’arma, era fuggito, ma il Consiglio dei Dieci venne ben presto a conoscere il suo nome e la causa del delitto. La causa era tale Marietta Novello, di famiglia cittadina abitante a Santa Ternita, ed il nome dell’assassino era Domenico Altan, filiolo del conte Giacomo di San Vito del Friuli

Fra i due giovani c’era stata da qualche tempo intima relazione, ma la Marietta, di carattere volubile e di facili costumi, si era data al Marasso abbandonando l’Altan. La sera prima del 4 gennaio i due rivali si erano incontrati a San Stefano e sembra che il Marasso avesse offeso l’Altan; fatto e che alla mattina seguente successe il delitto.

Il Consiglio dei Dieci con sentenza del 1 aprile, condannò in contumacia l’Altan a bando perpetuo, con le solite riserve capitali di condanna a morte nel caso che fosse rientrato nel territorio della Repubblica e catturato.

Erano trascorsi due anni quando il 2 novembre 1727 passando Missier grando (il capo dei birri) per la piazza di San Marco, incontrò il Domenico Altan che transitava guardingo ma tranquillo. Si videro entrambi ed entrambi ebbero un sussulto, ma essendo la fuga impossibile, Domenico gli si avvicinò dicendo: “Megio morir a San Marco ancuo, che in bando doman!”.

Fu preso e giustiziato quattro giorni dopo, il 6 novembre 1727. In quel giorno, racconta il Benigna nelle sue Storie, “egli era vestito di codegugno (a) di drappo di seda, et parrucca in sacchetto (b), et andando al supplizio salutava i suoi amici. Sopra il palco ha parlato e disse gran male delle donne et ha parlato un quarto d’ora, et in fine avendo il colo sora il ceppo disse ancora: Popolo, addio!“. (1)

(a) Dal latino “cutis“, cute o pelle, in quanto era un indumento invernale per coprirsi e stare caldi.

(b) Era un sacchetto di raso nero, detto catogan o dolfina, all’interno del quale veniva accomodato il codino della parrucca. 

(1) Giovanni Malgarotto.  IL GAZZETTINO, 17 ottobre 1923.

Print Friendly, PDF & Email

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.