Bartolammeo Gudetti detto Giovanni Battista da Parigi, omicida venefico seriale

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Rio Terà ai Saloni, sul Rio dei Saloni - Dorsoduro

Bartolammeo Gudetti detto Giovanni Battista da Parigi. Omicida venefico seriale, (1636) 1

Bartolammeo Gudetti. La mattina del 15 aprile 1636 i Veneziani, accalcati alle rive ed ai balconi del Canal Grande, videro un uomo, legato ad un palo sopra una barcaccia, venir condotto dalle carceri di San Marco alla punta di Santa Croce.

Un banditore frattanto gridava ad alta voce, esser egli Bartolammeo Gudetti Romano, detto Giovanni Battista da Parigi, d’anni trentacinque, domiciliato a San Gregorio, presso il Rio dei Saloni2, bandito in assenza con minaccia di pena capitale per decreto del Consiglio dei X, 9 aprile 16363, e colto in Padova alquanti giorni dopo4. Aggiungeva i di lui misfatti, i quali consistevano nell’aver propinato il veleno a Girolamo barbitonsore, alla moglie ed ai figli del medesimo, a cui dava alloggio, nonchè a Bianca sua propria moglie, di fresco sposata, sotterrando gli estinti, in numero d’otto, nel magazzino di casa, ove furono ritrovati fracidi cadaveri; nell’aver quindi privato di vita col mezzo medesimo un Minor Conventuale di San Giacomo di Palude5, chiamato fra Baldi, unitamente ad un di lui compagno. Nove volte la voce del banditore venne superata dalle grida strazianti del condannato, a cui, durante il viaggio, venivano divelte le carni dal carnefice con nove colpi di tanaglia infocata. Frattanto la barcaccia approdava alla riva di Santa Croce, ove, fatto smontare il paziente, il ministro di giustizia gli recideva ambe le mani, gliele appiccava al collo, attaccavalo alla coda del cavallo, e lo trascinava per terra fra le colonne della Piazzetta di San Marco. Colà l’infelice, il quale, per vile interesse, erasi lordato di tanti delitti, perdeva la testa sul patibolo, ed era fatto a quarti, che, appesi tosto nei soliti punti della laguna, servivano di terrore ai passeggeri diretti verso Venezia.

Nella vigilia dell’esecuzione venne pure citato in giudizio, come complice6, ed in seguito, per non essere comparso, bandito7, un Felice, detto il Monsù da Leone, servo del Gudetti, e solito per lo innanzi a lavorar in panni di lana a Sant’Andrea, presso Giuseppe Clementi.

ANNOTAZIONI

1 Criminali Vol. LIII, e Registri dei Giustiziati.
2 Questo rivo, che prese il nome dalla famiglia cittadinesca dalle Fornaci, detta Saloni, celebre per Alessandro Cancellier Grande nel 1470, venne otturato, come da lapide, nel 1843.
3 Criminali LIII, 11.
4 Criminali LIII, 15.
5 Così chiamasi un’isoletta non lontana da Burano, ove esistevano una chiesa eretta in onore di San Giacomo, ed un ospizio affine d’accogliervi pellegrini, e quelli che fossero stati colti da tempesta nelle lagune. Colà Orso Badoaro aveva nel 1046 alcune vigne, da lui date a Giovanni Trono da Mazzorbo per accrescere le rendite dell’ospizio suddetto. Una bolla di papa Urbano III, coll’anno 1186, accenna che l’isola di San Giacomo di Palude stava presso un fiume, e ciò perchè passavale vicino uno dei sette rami del Sile. Nel 1366 il doge vi si recò nel bucintoro per incontrarvi l’arciduca d’Austria. Coll’andar del tempo si stabilirono nell’ospizio alcune monache Cistercensi, a cui nel 1460 subentrarono Minori Conventuali di San Francesco. Ancora nel secolo passato i padri di Santa Maria Gloriosa dei Frari di Venezia, proprietari dell’ospizio, vi tenevano un religioso, il quale nelle feste celebrava la messa, ed in caso di qualche pericolo accoglieva i passeggieri.
6 Criminali LIII, 15.
7 Criminali LIII, 19.

GIUSEPPE TASSINI. Alcune delle più clamorose condanne capitale.  (VENEZIA, Premiata tipografia di Gio. Cecchini 1866)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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