L’Orologio, la Campana e la Meridiana di Sant’Alipio

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La Campana di Sant'Alipio. Basilica di San Marco

L’Orologio, la Campana e la Meridiana di Sant’Alipio

In primo orologio che venne attivato sulla piazza di San Marco fu quello denominato comunemente di Sant’Alipio, che al suono di una campana annunciava il succedersi delle ore del giorno, la cui macchina si trovava allogiata nell’interno della torricella che s’innalza sull’angolo destro della Basilica di San Marco. Mancando questo orologio del così detto quadrante, che serve a mostrare le ore, rientrava nella categoria dei più semplici, detti tecnicamente orologi a maglio, l’orologio suonava la campana cinque minuti prima di ogni ora. Il meccanismo sembra funzionare ancora oggi, ma la campana non viene suonata.

Una ipotesi sull’origine di questo orologio venne fatta da Francesco Todeschini, notaio dei Procuratori de Supra, nel corso della prima metà del  Settecento. Il Todeschini riteneva che la costruzione dell’orologio di Sant’Alipio risaliva al principio del secolo XII, infatti nella sua opera manoscritta “Della dignità dei Procuratori di S. Marco, sua origine, incremento e privilegi” che si conserva nella Biblioteca Marciana, così scriveva:  “Esiste sopra la campana dell’orologio di S. Alipio la seguente greca iscrizione: 1106 XPONOS. EIS. TO. ONOMA. TOY XY. KAI. THΣ. OEOTOKOY. ETOYTH. H. KAMΠANA. OEAEI. EINAI. ΕΙΣ. ΤΟ. ΝΕΓΡΟΠΟΝΤΟΕ. ΑΠΟ. ΕΜΕ. ΔΙΟΝΙΣΙΟS. APΠEOS.”, la cui traduzione in italiano risulta: “1106 Anno. In nome di Cristo e della Madre di Dio, questa campana vuol essere in Negroponte appresso di me Dionisio Arpeos.”

I’Isola di Negroponte venne donata dall’Imperatore di Costantinopoli a titolo di feudo in perpetuo alla Veneta Repubblica, sotto il Dogado di Pietro Ziani, che fu eletto nell’anno 1205, e rinunziò a tal suprema dignità nel 1229, ritirandosi nel Monastero di San Giorgio Maggiore, per qui finire la sua vita. Quest’isola rimase in tranquillo possesso dei veneziani fino all’anno 1350, epoca in cui venne attaccata a sorpresa, ed invasa dai Genovesi. Respinti questi, dopo un breve ma sanguinoso combattimento, continuarono i veneziani nel loro tranquillo possesso fino al giorno 12 luglio 1469, giorno in cui venne presa d’assalto dai Turchi, i quali fecero grande strage degli abitanti, e segnalarono la loro barbara vittoria con la morte dei due Rettori dell’isola, Giovanni Bondulmiero e Lodovico Calbo, e con l’orrendo supplizio del Bailo Paolo Erizzo.

Il Todeschini stabiliva, che il suddetto l’orologio e la campana dovevano essere stati trasportati a Venezia nel periodo di tempo in cui la Repubblica Veneta mantenne in possesso dell’Isola di Negroponte, e cioè nell’intervallo dall’ anno 1205 al 1469.

Successivamente un secolo dopo, lo studioso Nicolò Erizzo effettuò un sopralluogo sulla cella campanaria e non trovò la campana descritta dal Todeschini, ma un’altra campana sulla quale si leggeva la seguente iscrizione latina: “MCCCLXXXIIII . ANTONIVS . FILIVS . MAGISTER . VICTOR . ME . REGIT.“. Questa campana era fregiata di quattro bassorilievi rappresentanti il primo un leone alato come emblema di San Marco, l’altro lo stemma del doge Antonio Veniero, sotto il cui dogato venne fusa la campana, il terzo lo stemma della casa Cornaro, e l’ultimo quello della casa Gradenigo, alludendo ai due Procuratori de Supra che in quell’anno si trovavano in carica, e che avevano la sopraintendenza della chiesa di San Marco, i quali erano Pietro Cornaro detto el grando da San Samuele, eletto il 26 ottobre 1374, e Zuane Gradenigo eletto il 18 giugno 1382. 

La campana del Todeschini non poteva quindi essere verificata, probabilmente la vecchia campana proveniente da Negroponte era stata sostituita con una campana inoperosa recuperata da qualche luogo. I periti dedussero che anche la macchina di questo orologio fossero del XIV secolo, come dimostrato dalla struttura di alcune parti costituenti la macchina stessa.

Ma perchè tale orologio, che era posto sulla Basilica di San Marco, si sia chiamato e si continui a chiamarsi con il nome di Sant’Alipio (a) è presto spiegato. Siccome la porta laterale destra della chiesa fino dall’epoca in cui venne aperta al pubblico culto, cioè nell’anno 1111 sotto il Doge Ordelaffo Faliero, venne denominata di Sant’Alipio, per essere effigiato,questo santo anacoreta, in un mosaico nell’archivolto del vestibolo che si presenta per chi entra per detta porta, così essendo stata collocata in seguito la macchina dell’orologio in prossimità di essa porta, venne detto l’orologio di Sant’ Alipio.

Ci sono anche due errori popolari, che sussistono anche presentemente circa l’orologio di Sant’Alipio. Il primo è quello che si ritiene che Sant’ Alipio sia rappresentato da quella statua che sta genuflessa sotto all’edicola che s’innalza sull’angolo destro della chiesa, e che si trova immediatamente sotto alla campana dell’orologio; ed il secondo che Sant’Alipio si presti a battere le ore, come fanno i due giganti sulla torre del grande orologio.

La statua sotto la campana rappresenta invece l’Angelo Gabriele in atto di annunziare alla Vergine Maria il grande mistero, la Vergine Annunciata si vede in ginocchio sotto l’edicola dell’angolo apposto della Basilica verso la piazzetta. L’errore dello scambio dell’Angelo Gabriele in Sant’Alipio ebbe origine dal momento, in cui caddero le ali all’angelo stesso, perdendo egli così il segno caratteristico che si suole applicare agli spiriti celesti, i quali vengono rappresentati sotto umane sembianze. Riguardo poi all’uffizio attribuito alla statua del creduto Sant’Alipio, quello cioè di battere le ore, è del tutto insussistente ed immaginario, perchè il maglio di ferro che percuote la campana dell’orologio, non è in comunicazione alcuna con la statua sottoposta, ma agisce liberamente, e viene posto in movimento da un congegno inerente alla macchina dell’orologio medesimo.  (1)

Un’ultima curiosita, sulla prima colonna nell’angolo di sinistra della Basilica, verso la Piazzetta dei Leoncini, è infisso un oggetto metallico a forma di cucchiaio con un foro centrale che aveva la funzione di meridiana, questa semplice meridiana segnalava il mezzogiorno solare.  Sulla stessa colonna ad un metro e mezzo da terra, come parte finale della linea retta della meridiana, è incisa una campanella o un fiore di loto rovesciato. (1)

(a) Sant’Alipio fu uno dei primi santi della chiesa cristiana, come viene riferito dagli antichi greci scrittori di storia ecclesiastica, e come si legge più diffusamente nell’ opera intitolata: Vite de’ Santi di Nicodemo Agionita. Sant’Alipio nacque in Adrianopoli in sul principio del secolo VI cioè nell’anno 508, sotto il regno di Eraclio, e fino dall’età sua giovanile condusse una vita ascetica, dedicatosi per innato sentimento alle celesti contemplazioni. Stanco di rimanere in mezzo alla società, si ritirò di anni 47 in luogo deserto e solitario, scegliendo per sua abitazione la sommità di una colonna, per cui venne denominato Sant’Alipio Cionita. Morì di anni 100 in concetto di santo. Per quanto strana ci possa sembrare la scelta dell’abitazione fatta da Sant’Alipio, tuttavia egli non sarebbe stato il primo, nè il solo che avesse vissuto per lunga serie di anni, e terminato i suoi giorni sopra una colonna, perchè gli storici greci ci riferiscono egualmente, che nel secolo V dell’era cristiana vi fu un San Simeone detto Stilita il quale visse anch’egli per molti anni nelle montagne della Siria sopra un’alta colonna, ed ivi morì nel 461 di anni 69. Questo San Simeone si vede effigiato in mosaico con la rispettiva sua colonna nel lato opposto dell’archivolto, dirimpetto a Sant’Alipio, nell’atrio della Basilica di San Marco.

(1) Nicolò Erizzo. Relazione Storico Critica della Torre dell’Orologio di San Marco corredata di documenti autentici ed inediti. Venezia Tipografia del Commercio 1860.

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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