Chiesa di San Michele Arcangelo vulgo Sant’Anzolo

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Campo Sant'Anzolo. Luogo dove si ergeva la chiesa di San Michele Arcangelo

Chiesa di San Michele Arcangelo vulgo Sant’Anzolo. Chiesa demolita

Storia della chiesa

Un autore di Cronica Veneta anonimo, che scrisse nel secolo XIIII, attribuisce alle famiglie Morosina, Gumba, e Lupanica, e ad altri circonvicini la fabbrica della chiesa dedicata a San Mauro martire, e d’altra piccola contigua eretta a onore di San Gabriele Arcangelo. E l’una e l’altra cangiarono poi titolo, poiché sino dalla meta del secolo XI, si rileva da autentici documenti, aver la chiesa di San Mauro presa la denominazione di San Michiele Arcangelo, e ci restano ancora autografi strumenti, in uno di quali stipulato l’anno 1069, si nomina Tino Chierico Notajo, e Piovano della Chiesa di San Michele Archangelo, ed in altro dell’anno 1084, si legge sottoscritto Tino Chierico Notajo e Piovano della Chiesa di San Mauro: dal che si rileva, che la stessa chiesa parrocchiale si chiamava or con uno, or coll’altro dei suoi titolari. Ci è ora ignoto quando, e per qual cagione accadesse la mutazione del titolo; e qualche racconto, che di ciò apportano cronichette, ed autori più recenti deve riputarsi arbitrario, perché discorde dalla verità dei documenti più accreditati. Un codice manoscritto, conservato nell’oratorio della Vergine Annunziata, anticamente chiamato di San Gabriele, riferisce essere stata nell’anno 920 da Giacomo Morosini fabbricata la chiesa dell’Angelo Gabriele, ora chiamata la Scuola dell’Annunziata dei Zotti, ove egli mantenne a proprie spese alcuni monaci, e ciò andò continuando sino all’anno 1007, in cui Angelo Barbonizzi, Francesco Brandolini, e Pietro Brodenighi fecero ivi contigua fabbricare una chiesa dedicata a San Mauro, governata per lo spazio di due secoli dai suddetti monaci . Nell’ anno poi 1290 nella notte antecedente alla festa di San Domenico, essendo a Tommasino Morosini, zio materno di Andreazzo re di Ungharia, apparso l’arcangelo San Michiele, gli ordinò, che dovesse far perfezionare in Venezia la chiesa di San Mauro, e denominarla di San Michele, come appunto fu eseguito.

Come però è indubitato, che la chiesa sino dall’anno 1069, si chiamava di Sant’Angelo, ed era governata da preti secolari, così da questi due errori dedursi può qual fede meriti tal relazione rispetto all’altre sue circostanze.

Ad onore dell’arcangelo tutelare, ed a sollievo dei poveri vecchi, che avevano consumato la loro età in pubblico servigio sull’armate, fu nel giorno 7 di aprile dell’anno 1397, fondata una pia confraternita, istituto utilissimo, il quale si dovrebbe rinnovare nei giorni nostri a preferenza di ogni altro.

Essendo nell’anno 1631 l’orribile pestilenza, che faceva tanta strage nella città di Venezia, cessata nel giorno appunto festivo di San Michele Arcangelo, Francesco Lazaroni piovano benemerito della chiesa, vi introdusse l’immagine, e la divozione di Maria Vergine di Loreto, che poi fu trasportata nell’isola di San Clemente.

All’altar maggiore in ben disposti nicchi si custodiscono insieme con un osso di San Mauro contitolare molte reliquie dei santi, ed in un’urna di marmo si conserva il corpo di San Clemente martire, tratto dai sacri cimiteri di Roma, ed a questa chiesa donato dal sopra lodato piovano Lazaroni.

Del campanile di questa chiesa si legge in una cronica, che piegando egli alquanto verso la piazza detta il Campo di Sant’Angelo, un architetto bolognese pretese di raddrizzarlo scavando dalla parte opposta, il che eseguito restò ben diritta la torre, ma nella terza notte susseguente all’opera, e precedente al giorno 11 di dicembre dell’anno 1435, con improvvisa rovina alle tredici ore piombò il campanile, atterrando parte della chiesa di Sant’Angelo, e non poche stanze del dormitorio nel monastero vicino di Santo Stefano, opprimendo due dei religiosi, che in esse dormivano: il che vien attestato anche dal Sabellico nel suo libro del sito della città.

Il contiguo oratorio, che (come si è detto di sopra) fu prima chiamato di San Gabriele, e poi passò sotto il titolo dell’Annunciazione della Vergine, dalla famiglia Morosini fondatrice di esso fu nel giorno 1 di novembre dell’anno 1397, concesso alla confraternita dei poveri Zoppi, donazione che poi fu confermata nel giorno 10 di luglio dell’anno 1527, da Francesco e Leonardo fratelli Morosini, con condizione, che essi, e i loro discendenti fossero riconosciuti dalla confraternita, come unici e perpetui protettori con l’annuo dono di una candela del peso di sette libbre.

Si numerano quelli del collegio capitolare, e sono il piovano, tre preti titolari, un diacono, e un suddiacono.

Amministrò questa chiesa come piovano il cardinale Morosini patrizio veneto, da cui passò al piovanato della Chiesa Matrice di Santa Maria di Murano, e finalmente fu eletto patriarca di Costantinopoli. (1)

Visita della chiesa (1733)

Sopra la porta destra vi è un quadro con la Cena di Cristo con gl’Apostol , opera degna della scuola del Tiziano. All’altar del Santissimo dalla parte destra vi è un quadro con Cristo morto in braccio alla Vergine, e i Santi Giovanni evangelista, e Girolamo con alcune statue di chiaroscuro, e due puttini principiato dal Tiziano, e finito dal Palma giovine, le statue sono però tutte del Tiziano. All’altar maggiore vi è la tavola con due santi, e un ritratto di un pievano, opera di D. Ermano Stroissi. Dal lato destro poi vi è il Paralitico risanato, opera di Gregorio Lazarini. E dal sinistro il Battesimo di Cristo di Angelo Trivisani. Nella cappella a mano sinistra dell’altar maggiore vi è la tavola col Padre eterno, e vari santi della maniera del Peranda, e saranno forse della stessa maniera due quadri dai lati. Sopra la porta della sacrestia vi è un quadretto con la Madonna di Pietà, vari santi della primiera scola di Tiziano. La palla all’altare di Sant’Antonio è di Antonio Zanchi. Vi è pure un’altra tavola nell’altra nave quasi dirimpetto a questa con la Vergine in gloria, e San Girolamo nel piano, ed un altro santo; opera di Gregorio Lazarini. (2)

Eventi più recenti (1839)

Quanto alla chiesa, costituita in parrocchia sino dal suo principio, continuò ad esserlo sino al 1810 in cui, restando chiusa, SI fece servire ad uso di magazzino finché nel passato anno 1838 venne affatto demolita.

Nove altari aveva la chiesa di Sant’Angelo con buone pitture e con quella nobile pila battesimale trasportata, come ivi si disse, nella chiesa di San Stefano. Si narrai un curioso accidente circa il campanile di essa. L’anno 1455 essendo per difetto di fondamenti alquanto pendente verso il campo di Sant’ Angelo, un ingegnere bolognese, abilissimo nel dirizzare non solo ma nel trasportare cotesti campanili da uno in altro sito, si esibì di drizzare anche questo togliendo in il terreno dalla parte opposta a quella verso cui pendeva. Accettatasi la proposizione, diede egli mano all’opera e drizzò il campanile, il quale durò soltanto dritto per lo spazio di un giorno e di una notte, con ciò nel giorno appresso precipitò sopra il tetto del vicino convento di San Stefano atterrando parte della chiesa di Sant’Angelo ed alcune stanze del dormitorio dei frati con la morte di alcuno di essi. Nel seguente anno 1456 il campanile venne eretto nuovamente per opera di certo Marco dei Fori.

Ricevette sepoltura in questa chiesa il celebre maestro di musica Domenico Cimarosa, morto nel 1801 nel vicino albergo delle tre stelle, oltre ad altri personaggi chiari nelle lettere e nelle civili magistrature. (3)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della città di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra – Venezia 1733)

(3) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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