La Campana del Maleficio

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Jules-Romain Joyant. Le colonne di Marco e Todaro. L’Isle-Adam, musée d’Art et d’Histoire Louis-Senlecq (foto dalla rete)

La Campana del Maleficio

Era la più piccola tra le cinque campane del campanile di San Marco, pesava appena settecentosessantaquattro libbre veneziane, circa duecentosettanta chilogrammi, ed era chiamata del “Maleficio” e qualche volta campana “Renghiera“. Il nome, “male uficio“, gli veniva perché il suo suono annunciava alla città che si stava per eseguire una condanna a morte.

Ordinariamente e salvo che la sentenza non parlasse in contrario, le sentenze di morte venivano eseguite tra le due colonne di Marco e Todaro dove, secondo la cronaca Magno, si cominciarono le esecuzioni capitali nel 1328 quando appunto il quell’anno “adì 19 decembrio a san Marcho in mezo le doe colone et non più in Rialto come se fasseva“.

Quando il reo veniva condannato a morte dalla Quarantia criminale o dai Signori di notte al criminal, l’esecuzione capitale aveva luogo nelle ore pomeridiane e allora, subito “dopo l’ora nona” ossia dopo il segno di mezzogiorno, suonava la “campana del maleficio meza hora continua“. Se invece la condanna di morte partiva dall’eccelso Consiglio dei Dieci, come quasi sempre accadeva, la campana si suonava dopo il segnale di “terza” della marangona e nella stessa mattina si faceva giustizia. (1)

Faceva davvero terrore sentire la campana del Maleficio. Narra il Sanudo nei suoi Diari che un barcarol del traghetto di Liza Fusina, che era stato arrestato e giudicato dal Consiglio dei Dieci per “haver usato parole di mala natura contra la nobiltà“, sentì una mattina suonare una campana e chiese alle guardie che campana fosse, questi gli risposero che “sona  la campana de maleficio per apicarte per la gola come tu meriti“, inteso questo il barcaiolo ebbe un momento di sgomento, ruppe una ciottola dalla quale stava bevendo e con un coccio di questa “se tagliò lui stesso le cane de la gola et morite“. (2)

Questa campana era chiamata qualche volta campana “Renghiera” da “renga” o arringa, poiché nel Quattrocento, prima che il reo fosse condotto al supplizio, un magistrato della Repubblica aveva l’incarico di pronunciare, ai primi rintocchi della campana, una breve arringa o discorso per invocare la grazia per il condannato.

La campana del Maleficio non suonava mai a distesa insieme alle altre e taceva sempre nelle vittorie, nelle pubbliche solennità, nelle feste, nelle funzioni, solo “bottizava“, suonava a martello, nel grande “campanò” per l’elezione dei dogi, quasi a ricordare in mezzo al giulivo sonar delle campane che sopra tutti gli onori, le grandezze, e glorie vigilava la giustizia severa e inesorabile.

Una volta sola la terribile campana tacque il suo lugubre annuncio, e fu il 7 aprile 1355 quando avenne sulla scala del Palazzo Ducale, a porte chiuse, l’esecuzione del doge Marin Falier; invece il 5 maggio 1432 per la condanna del generale Carmagnola, reo confesso di alto tradimento, la campana suonò circa un’ora, fino a morte avvenuta.

Caduta la Repubblica la campana del Maleficio tacque per sempre, essendo poi fusa nel 1808. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. Il Gazzettino del 15 maggio 1925

(2) Marin Sanudo. I Diari. 

FOTO: della rete. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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