Famiglia Loredano

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Calle Larga Widmann, 4659 Cà Loredan (Cannaregio) - Stemma Loredan

Famiglia Loredano

Loredano. Non curandoci di quanto narra una cronaca antica, citata dal Cappellari, intorno alla origine della casa Loredano, perché contraria alla critica, e piuttosto attenendoci a quanto dice il Zabarella nel suo Trasca Peto, a cui acconsentono il Frescot ed il Malfatti, diremo che i Loredano furono già signori di Bertinoro in Romagna; che erano d’illustre ed antichissima stirpe derivata da Roma, dove, siccome corre la fama, per le molte corone conseguite nelle battaglie, dette Laurae dai latini, vennero per eccellenza appellati Laureati e quindi per corruzione Lauretani; che poi, dalla contraria fazione, da Bertinoro cacciati, si recarono in Ferrara, e finalmente nelle Venezie, ove fondarono il castello di Loredo: per cui, in riguardo alla loro nobiltà, come per le ricchezze possedute, furono dalla Repubblica ascritti al suo consiglio nel 1080, nella persona di Marco Loredano. Laonde al loro giungere qui, sostennero le cariche più cospicue, e produssero uomini chiarissimi in ogni classe. Possedé questa famiglia un tempo la signoria di Antipario, nell’Arcipelago, e ultimamente la contea di Ormelle nel Trivigiano. Eresse il palazzo nobilissimo a Santi Ermagora e Fortunato, che passò poi ai Vendramino, e quindi alla duchessa di Berry, e tiene parecchie memorie sparse per le chiese di Venezia.

Cinque scudi diversi di questa casa reca il Coronelli nel suo Blasone ma il più usato è quello diviso d’oro e d’azzurro, con sei rose di cinque foglie, cioè tre rose azzurre poste in fascia sopra l’oro, e tre d’oro sull’azzurro, due delle quali disposte sopra la terza.

Il doge Leonardo Loredano ebbe a padre Girolamo, q. Nicolò, ed in giovinezza, ammaestrato nelle arti, nelle lettere e nelle cose dello Stato, diede belle speranze di sé. Dopo aver sostenute le cariche minori della Repubblica, lo troviamo, nel 1480, eletto procuratore sopra la fabbrica della chiesa di Santa Maria dei Miracoli, sette anni appresso podestà di Padova, e quindi, nel 1491, consigliere della banca. Poi l’anno seguente, il dì 11 luglio, venne decorato della stola procuratoria de citra, in luogo del defunto Gio. Contarini, e finalmente ottenne il principato, dopo la morie di Agostino Barbarigo, come superiormente dicemmo. Da una figlia di Pancrazio Giustiniani, che menò in moglie, ebbe quattro figli ed altrettante figliole. Dei primi, Luigi e Bernardo furono mandati dal padre, nel 1509, alla difesa di Padova: quello poi spedito alla custodia di Treviso, e quindi fatto consigliere; e questo morto giovane: Girolamo fu anch’esso alla difesa di Padova, della quale venne eletto, nel 1525, capitan : l’ultimo, Lorenzo, fu senatore e oratore prestantissimo, ed esborsò diecimila ducati per ottenere la carica di procurator di San Marco de supra, che conseguì il primo giugno 1516. Fu poi due volte ballottato doge, cioè dopo la morte del padre e dopo quella del di lui successore Antonio Grimani, morendo poi nel 1540.

Il monumento nobilissimo del nostro doge gli fu eretto da Leonardo Loredano, figlio di Girolamo accennato, e si vede in cornu epistolae, nella cappella maggiore dei Santi Giovanni e Paolo. E tutto costruito di marmo carrarese e di bardiglio; grandioso e ricchissimo, per spiccate colonne d’ordine corintio, per statue, fra cui quella del principe seduto in trono, per bassirilievi di bronzo ed altri molti ornamenti, opera architettata da Girolamo Grapiglia, avendovi sculto il simulacro del doge Girolamo Campagna, e le altre statue Danese Cattaneo; monumento cotesto lavorato nel 1572. Nel centro della base sopportante il trono si legge la seguente inscrizione, la quale è errata dallo scarpellino, che antepose la sigla I all’ultima X, cosicché appaia morto nel 1519, invece che nel 1521.

D . O . M.
LEONARDO LAVREDANO PRINCIPI
TOTIVS FERE EVROPAE VIRIVM CAMERACENSI FOEDERE
IN REM. VENETA CONSPIRANTIVM FVROBE COMPRESSO
PATAVIO OBSIDIONE LEVATO, FORTVNIS ET FILIIS PRO
COMVNI SALVTE OBIECTIS, TERRESTRI IMPERII POST
ACERBISSIMV BELLVM PRISTINA AMPLITVDINE VINDICATA,
DIGNITATE ET PACE REIP. RESTITVTA, EAQ.
DIFFICILLIMO TEMPORE CONSERVATA, ET OPTINE GESTA,
PIO, FORTI, PRVDENTI . LEONARDVS ABNEPOS .P.C.
VIXIT . ANN. LXXXIII . IN DVCATV XIX.
OBIIT . M . D . XIX.

Il doge Pietro Loredano ebbe a padre Luigi, detto Campanon, q. Paolo, q. Francesco, e a madre una figlia di Pietro Barozzi q. Benedetto. Nacque circa il 1482, ciò deducendosi dall’età d’anni 85 in cui era pergiunto nel 1667, lorché venne creato doge. Menò a moglie, nel 1547, una figlia di Lorenzo Cappello q. Giorgio. Fino dalla sua gioventù Pietro si distinse per costumatezza, per sincerità e per bontà singolare, siccome attestano gli storici. Negli anni 1553 e 1559, fu uno degli elettori dei dogi Marcantonio Trevisano e Girolamo Friuli, e amministrò il consiglierato pel sestiere di Dorsoduro negli anni 1556, 1559, 1562, 1565; avendo nel detto anno 1556, come vice doge, incoronato il doge Lorenzo Priuli. Morto nel 1567 il principe Girolamo Priuli, fu eletto Pietro a succedergli, come dicemmo superiormente. Alcune più diffuse particolarità intorno a questa suo elezione, come intorno alla sua morte, si potranno leggere nell’opera diligentissima del cav. Cicogna, da cui traemmo queste notizie. Aggiungiamo soltanto, che, giusta quanto riferisce il Palazzi (Fasti ducales), moriva Pietro come visse, vale a dire, con religiosa rassegnazione e pietà; imperocché, rivolti gli occhi al cielo nell’ora suprema, esclamò col salmista: Ab alienis parce servo tuo. Oltre il ritratto del Loredano esistente nel fregio della sala dello Scrutinio, si vede la sua immagine espressa dal Tintoretto nella sala dei Pregadi, in atto di orare davanti la Vergine e li santi Marco, Pietro e Lodovico, e da lungi la figura della Pace.

Il doge Francesco Loredano nacque il 9 febbraio 1691, ed ebbe a padre Andrea. Sostenuti alquanti uffizi, passò provveditore a Palma, ove si mostrò splendidissimo e magnanimo. Ripatriato, fu eletto consigliere, e poscia spedito ambasciatore appo Carlo di Baviera, e quindi nella stessa qualità alla Corte di Vienna. Fu anche senatore e capitano a Brescia, ed in tutte le cariche da lui persolte fece rispondere la sua giustizia, la prudenza sua, la sua ingenuità e la sapienza, e massime quando fu assunto alla suprema dignità della patria. Eloquente, dotto nello patria storia, generoso, e liberale verso i miseri, teneva in cima a tutte queste virtù la pietà più spiccata. La sua tenera divozione verso la Vergine dimostrò in opere assai, e fece palese nei tipi delle sue oselle. Imperocché la più parte di esse recano, quando in una e quando in altra maniera, espressa l’immagine di lei, od i simboli con cui Chiesa santa l’onora. Dispose che quotidianamente fosse celebrata la santa messa all’altare da lui dedicato alla gran Donna; eresse pure un altare in onore del santo doge Pier Orseolo, e curò che la basilica di San Marco fosse arricchita di nuovi e preziosi ornamenti, riducendo a più esatta disciplina la sua ufficiatura. Negli ultimi quattro anni di sua vita, ridotto a letto gravemente infermo, sostenne con cristiana rassegnazione il male che lo affliggeva, e spesso confortava coi celesti carismi il suo spirito. La morte che si fece, nell’età sua d’anni 74, fu quella del giusto, lasciando grande desiderio di sé in tutti gli ordini di persone. (1)

(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI

Dall’alto in basso, da sinistra a destra: Cà Vendramin Calergi, 2040 (Cannaregio) – Calle Larga Vendramin, 2050 (Cannaregio) – Rio de la Becarie, Ponte de le Do Spade, 1587 (San Polo) – Calle Larga Widmann, 4659 Cà Loredan (Cannaregio)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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