La Madonna con il Bambino, nella Chiesa di San Trovaso (icona distrutta da un incendio), già nella Chiesa di Santa Maria Maggiore

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Chiesa di Santa Maria Maggiore.

La Madonna con il Bambino, nella Chiesa di San Trovaso (icona distrutta da un incendio), già nella Chiesa di Santa Maria Maggiore

Con apparizioni e presagi celesti volle Iddio illustrare l’origine della chiesa e monastero di Santa Maria, situati in un estremo angolo di Venezia, alla riva delle lagune. Ivi nei tempi antecedenti all’erezione viveva solitario in angusta casetta un pio eremita di nome Pietro, il quale un giorno vide passeggiare per quel remoto sito una venerabile matrona di piu che umana maestà, che tenendo fra le braccia vaghissimo bambino disegnava misurando le fondamenta di un dilatato edificio.

Il racconto di sì mirabile visione restò avvalorato dalla testimonianza di alcuni buoni pescatori, i quali testimoniarono di aver più volte ammirato la stessa prodigiosa comparsa, mentre nella vicina laguna stendevono le loro reti. Tradizione vi era pure assai certa, che il beato Bernardino da Feltre Minor Osservante predicando in Venezia predisse con assai chiari sentimentì la prossima fondazione del sacro luogo.

Tali presagi essendo noti ad una buona serva di Dio nominata suor Cattarina, la quale viveva rinchiusa nell’atrio della chiesa parrocchiale di Sant’Agnese, l’eccitarono a procurare nell’indicato luogo l’erezione di un monastero di osservanti suore Francescane, come per divina disposizione seguì nell’anno 1497, ove fosse innalzato pure un piccolo oratorio sotto l’invocazione del martire San Vincenzo. Ma avendo Iddio disposto che quel sacro recinto dovesse essere dedicato agli onori di Maria Vergine santissima, dimostrò con un mirabile avvenimento quale fosse il divino suo volere

Abitava in casa contigua al nuovo monastero un onesto uomo di nome Agostino, il quale possedendo un’antica immagine a forma greca la teneva senza nessuno culto od onore sotto il tetto sospesa ad una muraglia. Passando però egli casualmente presso la sacra immagine si sentì con orrore rimproverare la sua trascuratezza con tali parole: “Agostino più non voglio star in tua casa, ma voglio essere portata in luogo, ove mi siano resi i dovuti onori”. Si atterì al prodigioso suono di tale comando quell’uomo, ne sapeva che rissolvere, ma avendo per altre due volte udito replicarsi con chiara voce dalla venerabile immagine le stesse parole, si umiliò al manifestato volere di Dio, e fece con onorevole pompa trasportare la prodigiosa pittura dalla sua casa al vicino oratorio di San Vincenzo.

Chiamato dalla fama del portentoso avvenimento accorse il popolo veneziano a venerare nella miracolosa sua effige la Madre di Dio, e tal fu l’universale devozione, che fin d’allora si cambiò il nome dell’oratorio, chiamato dappoi costantemente di Santa Maria. Non molto dopo poi trascorso, un devoto nobile della famiglia Malipiero fece innalzare nel luogo dell’augusto oratorio un sontuoso tempio consacrato ad onore della divina madre con il titolo di Santa Maria Maggiore; perché fabbricato con qualche somiglianza alla celebre basilica eretta in Roma da Giovanni Patrizio sotto il pontificato di papa Liberio, per rivelazione della Madre di Dio. (1)

Quando la chiesa fu chiusa in conseguenza del decreto di soppressione napoleonica del 12 agosto 1805, l’immagine venne salvata da una suora e nel 1857 fu donato alla chiesa di San Trovaso dove fu collocato nel primo altare a destra. L’immagine andò distrutta a causa d’un incendio che il primo gennaio 1964 bruciò il presepe allestito su quell’altare. La tavola era opera di un madonnaro veneziano del secolo XV e raffigurava una Odigitria che sosteneva il Bambino col braccio sinistro e lo indicava ai devoti con la mano destra. (2)

(1) Notizie storiche delle apparizioni e delle immagini più celebri di Maria Vergine Santissima nella città e Dominio di Venezia. Venezia 1761.

(2) Don Silvio Tramontin (a cura di). Il Culto dei Santi a Venezia. Venezia, Studium Cattolico Veneziano, 1965

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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