Le gondole e le leggi voluttuarie

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Una gondola a Rialto

Le gondole e le leggi voluttuarie

Sulla etimologia della voce gondola i pareri sono diversi: chi la fa derivare dal latino cymbula (barchetta) o da concula (conchiglia) però il Gallicciolli preferisce la derivazione da cymbula, o secondo l’antica pronuncia cùmbula, dalla quale come spesso avviene nel dialetto veneziano, cambiando la c in g nacque la voce gùndula e quindi gondola.

Da principio queste barchette si presentavano semplici e modeste, ma nel Cinquecento, in cui raggiunsero il numero di ben diecimila, sfoggiarono un superbo lusso di stoffe, di broccati e di ornamenti con i loro due ferri ricurvi da poppa e da prora.

Famose per ricchezza e buon gusto erano le gondole di casa Pisani, quelle dei Contarini, dei Pesaro, dei Mocenigo, dei Grimani di Santa Maria Formosa, dei Duodo; i ferri “lavoradi ala damaschina con oro e arzento” sfolgoravano al sole ed il felze che in antico era coperto di felci era adesso imbottito nell’inverno di pelliccie e di panno d’oro smagliante. Comunemente erano vogate da due barcaiuoli, ma spesso anche da quattro, ed il lusso era a tanto salito che alla fine del Cinquecento una legge proibiva che i trasti delle gondole fossero costruiti od intarsiati di ebano, il che era una vera follia di ricchezza perché i trasti erano sempre coperti con stoffe e tappeti.

Racconta il Sanudo che nella regata data nel 1403 in onore di Beatrice d’Este, moglie di Lodovico Sforza duca di Milano, l’addobbo delle tre gondole di casa Contarini costò circa cinquemila ducati e una sola gondola di Ca’ Pisani tutta in rosso porpora quasi duemila ducati.

Il Magistrato alle Pompe vole porre un argine alle spese pazze e nel Seicento ordinava che fosse tolto il ferro da poppa, quello di prora ridotto a fattura più semplice, tutte le gondole fossero dipinte in nero ed il felze coperto di un panno nero grossolano, chiamato rascia o rassa, i cui venditori avevano le botteghe in calle delle Rasse a San Filippo e Giacomo. “Similiter fo bandite spaliere de raso e chadauno altro fornimento de gondola de pano de seda, de brocado, e veluto, d’arzento e oro soto pena e perder i fornimenti et de pagar ducati cento de multa“.

E così si ebbero le attuali gondole nere.(1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 2 dicembre 1924.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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