Il ferro da gondola

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Gondole e l'Isola di San Giorgio Maggiore

Il ferro da gondola

Le prime rappresentazioni del ferro da gondola si scorgono nelle opere di Gentile Bellini e del Carpaccio. Essi dipinsero un piccolissimo ferro chiamato delfino per la sua forma, posto alle due estremità della snella barchetta.

Verso la metà del secolo XVI il ferro anteriore si vede un po’ variato soltanto nella curva estrema e ancor più, di conseguenza, simile alla coda delfina. Poi il ferro viene ornato di piccoli chiodi sporgenti.

Il governo intravvide in quell’innocente ornamento un principio di rovina; l’8 ottobre 1562 proibì “li ferri de ditta barche che non sieno schietti” ed infine con una serie di terminazioni stabilì che le brocche dei ferri in discorso non sorpassino le “longhezza maggiore di tre onze e spontate“. Ai lavoratori delle brocche era riservata una multa di 50 ducati e tre tratti di corda nel caso che continuassero a fabbricarle.

Da allora il ferro acquistò la linea generale che oggidì osserviamo, ad eccezione del ferro artistico che ornava la gondola, nel 1682 dell’ambasciatore Cesareo, “tutto di acciaio a naturale rilievo” e di “eccellentissimo lavoro“. Conforme una notizia, citata dall’Orlandini, nel 1631 il ferro, simile al moderno, aveva cinque denti privo di brocche.

Il Canaletto dipinse il ferro delle gondole a 4 e a 6 denti. I ferri delle gondole disegnati da Giovanni Battista Canal nell’andata del Bucintoro al Lido, ritornano, nota l’Urbani, ad essere ornate, come nel secolo antecedente, del ferro adattato alla nuova forma, però cariche di stupendi ornamenti.

Verso la fine della Repubblica Veneta si torna a vedere fra i denti del ferro le tanto incriminate brocche e con qualche leggera modificazione le osserviamo ancora ai nostri giorni.

Intorno alla forma del ferro in discorso corre sulle labbra di qualche vecchio barcaiolo una descrizione leggendaria. La parte superiore, adunque, del ferro ricorda il corno dogale. L’altra inferiore l’occhio vigile del Leone di San Marco. Le sei punte i sestieri della città e le brocche il temuto Consiglio degli Inquisitori e si dice ancora che le gondole con il ferro a sei punte erano da casada e quelle a cinque servivano per uso pubblico. (1)

(1) Giovanni Dolcetti. IL GAZZETTINO ILLUSTRATO, 25 settembre 1921.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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