
Il ferro da gondola e la sua evoluzione
Uno fra i più singolari oggetti di curiosità che sono conservati nel Museo Correr, è un largo ferro da gondola, di forma circolare, variamente frastagliato e rilevato di meandri, di figure e di deità marine. È questo un dono di Pietro Correr, che, se pure non possa dirsi di molta antichità, tiene anzi maggiore interesse, perchè appartiene ad un’epoca che spiegò più che in altra qualsiasi la pompa fabbrile in questo genere di ornamenti.
La gondola, nome del quale abbiamo notizie in Venezia fino dal 1094, da un diploma di Vitale Faliero agli abitanti di Loreo, ebbe, a quanto pare sempre, come tutte le altre barche minori, le estremità rivestite di metallo, sia quasi a raccoglierne le ricurvate assicelle, sia a ripararle dagli urti.
Le più antiche rappresentazioni delle gondole (vale a dire delle barchette da breve tragitto) sono di epoca ben discosta da quella che ce ne serba per la prima volta il nome; non è che sulla seconda metà del secolo decimoquinto che i pennelli di Gentile Bellini è del Carpaccio studiarono di offrirci questa gondola con vario genere di tetto, ma però tutti e due quei pittori non posero alla parte anteriore di cosiffatte barchette che un piccolissimo ferro, quasi senza curva, eguale a quello della parte posteriore.
È pure in questo tempo che abbiamo rinvenuto il nome antico di questo ferro. Diffatti nel registro di opere di un anonimo, che viveva fra il 1450 e 1470, si trova annotato, all’anno 1462, il ristauro fatto eseguire nel ferrum delphini cymbae, cioè nel ferro del delfino, o parte anteriore della sua gondola, che si poteva con ogni ragione appellare nel suo complesso delfino, perché formava una curva molto somigliante a quella particolare ad un tale animale.
Sino alla seconda metà del decimosesto secolo non sembra si sia introdotta nuova foggia per il ferro di quella barchetta, per cui la pianta di Venezia attribuita ad Alberto Dürer, ed altri monumenti del medesimo genere, ci presentano sempre la stessa gondola con gli ornamenti offerti dal Bellini e dal Carpaccio. Nel quadro di Battista D’Agnolo detto del Moro, rappresentante alcuni magistrati che dispensano denaro alle milizie, quadro che si ritiene dipinto intorno alla metà del secolo decimosesto, ci si offre il ferro anteriore un po’ variato soltanto nella curva all’estremità, e rassomigliante più dei primi alla coda di delfino. Fu negli ultimi anni di quel secolo che si pensò di mutare alcun poco quella foggia, ed il Franco, nel Habiti d’huomeni et donne venetiane, ci mostra il ferro ornato di chiodi sporgenti, i quali, tenevano aderente alla barca quel ferro.
Allorchè infatti cominciarono a mostrarsi quelle teste di chiodi, i ricchi possessori li vollero ornati di tale maniera che il Magistrato alle Pompe dovette proibirne l’uso, con Terminazione 11 Maggio 1609: “Le Brocche“, si diceva, “introdotte alli Ferri della Puppa, e della Prova delle Gondole per semplice loro sicurtà, sono in progresso di tempo passate ad ornamento di esse … sieno, e s’intendino esse Brocche del tutto prohibite: non potendo nell’avenire esser fatte di longhezza maggiore che di tre onze, e spontate“.
Questa vanità veniva punita ben acerbamente, promettendosi ai lavoratori delle brocche ducati cinquanta di multa e tre tratti di corda, pene che fi estendevano anche ai barcaiuoli, ed in qualche parte ai padroni di gondole in contravvenzione.
Il ferro da gondola prese soltanto nella seconda metà del secolo decimosettimo ad avviarsi alla forma che adesso gli vediamo. Prime a rompere la vecchia usanza furono specialmente le gondole ad uso degli esteri ambasciatori; appunto ad una di tali gondole e alla medefima epoca servì il ferro artistico esistente al Museo Correr; la gondola dell’ambasciatore Cesareo a Venezia nel 1682, la quale si ritrova rappresentata in una stampa contemporanea, sotto il titolo: “Premiere gondole de son Eccellence Mons.r Amelot Amb.eur du Roy vers la Serenissime Republique de Venise l’an 1682“, tiene magnifici ferri, simili al nostro, i quali ci sono descritti nella medesima stampa, con le parole: “Les fers tant celuy de deuant qui est le dragon que celuy de derriere qui est un feuillage sont l’effort d’une main savante dans le maniement de ce metail, et tout ce que l’art en peut faire“. Le gondole dell’ambasciatore Cesareo nel 1689, e d’altro ambasciatore della medesima epoca, rappresentate pure in una incisione contemporanea, recano la medesima foggia di ferro, il quale nella prima è descritto “tutto di Accaro a naturale rilievo“, nell’altra è detto di “eccellentissimo lavoro“.
Proprio negli ultimi anni di quel secolo veniva adottato il ferro della gondola quasi simile alla foggia odierna. D. Diego Zunica, nella Calamita d’Europa, ci riferisce per primo quella innovazione, allora posta in uso: “Hanno (le gondole) nella prora come sperone, una gran piastra di acciajo, o di ferro luminoso divisa in più denti, quasi che raffiguri un Cane, che anela e corre per addentare la preda“.
Il Canaletto, vissuto fra gli ultimi anni del secolo decimosettimo e il principio del decimottavo, ci dipinge le sue gondole ornate di ferro, simile all’odierno ma a sei denti, più tardi (nel 1729) la medesima gondola offre il ferro a quattro denti soltanto, nella incisione di Giovanni Battista Brustolon sul disegno di G. B. Canal, che rappresenta l’Andata del Bucintoro al Lido, ritornano ad essere ornate, come nel secolo antecedente, del ferro adattato alla nuova forma, però cariche di stupendi ornamenti.
Verso il 1780 incominciarono a porsi fra i denti del ferro quelle brocche tanto proibite dapprima, e il nostro secolo volle con poca modificazione tramandarcene l’esemplare. (1)
L’ipotesi largamente diffusa, che il ferro da prua della gondola rappresenti nella sua parte superiore il corno dogale, in quella inferiore l’occhio vigile del Leone di San Marco o il Ponte di Rialto, nei sei denti i sestieri della città o i sei nastri terminali del gonfalone della città, nelle tre brocche i tre Inquisitori o le tre isole insulari maggiori, o significati simili, non ha nessun fondamento storico, ed è solo frutto di forzature moderne tra le forme del ferro e l’ampio passato veneziano.
(1) Gina. Bullettino di Arti, Industrie e Curiosità Veneziane. Venezia Tipografia Emiliana 1877
FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.


















































































