Una rivolta per fame a Padova, nel 1533

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Piazza dei Signori o Piazza della Signoria. Padova

Una rivolta per fame a Padova, nel 1533

Mentre il Podestà di Padova, sier Agustin da Mula, mandava alla Signoria di Venezia, verso la fine di giugno 1533, un suo rapporto sul malcontento della città per la grande carestia, giungevano anche a Marin Sanudo, il diarista, lettere private sullo stesso argomento. Suo genero, Zuane Morello marito di sua figlia Candiana, narrava di una vera rivolta scoppiata a Padova e il “clarissimo padre osservandissimo“, come era chiamato dal genero il Sanudo, correva a farla leggere alla Signoria dicendo: “Non è malcontento, è ribellion et è fame questa!“. Difatti a Padova erano accaduti gravi disordini: in piazza dei Signori dov’era il palazzo del Capitanio nel pomeriggio del 26 giugno si era radunata una grande folla e contro il palazzo si scagliarono molte pietre, contro le guardie fu tirato anche qualche colpo di fucile. La folla ammutinata si era data poi a saccheggiare i due forni che stavano sulla piazza “et tutta quella zente che meteva teror che mau fo visto una tal furia de serar botege per non esser sachigiati vedendo la plebe così disperata da la fame“. Il podestà sier Agustin da Mula non trovò altro rimedio che pubblicare subito una grida con la quale si comminava la forca a che avesse osato “molestar la roba di altri“.

La Signoria, appena letta la lettera recata dal Sanudo, mandò subito a Padova sier Alvise Badoer, avogador di comune; e il Badoer d’accordo con il capitano, sier Marco Priuli, visitò tutti quei negozi dove si dubitava fossero nascoste farine e le fece distribuire a prezzi ragionevoli, mentre da Venezia partivano alcune barche cariche di frumento.

Acquietata così la folla, si pensò alla punizione dei colpevoli e saputo che tre erano stati i caporioni del tumulto, si cercarono, ma due soli vennero arrestati poiché il terzo era già fuggito. Furono entrambi condotti a Venezia e deferiti al Consiglio dei Dieci, il quale con il solito sistema della tortura fece loro confessare le colpe, e li condannò a morte. Il 2 luglio Zane di Praglia e Darion di Padova furono impiccati fra le due Colonne e poi squartati; “li quarti si apicono sopra otto forche” lungo le riva del Brenta. Il podestà Agustin da Mula, che durante il tumulto si era fatto creder ammalato, venne destituito. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 18 gennaio 1927.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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