La Teriaca o Triaca veneziana

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Grevembroch Giovanni. Fabbricatore di Teriaca. Gli abiti de' veneziani, di quasi ogni età con diligenza raccolti, e dipinti nel secolo XVIII. Fondazione Giorgio Cini

La Teriaca o Triaca

La mirabile panacea per tutti i mali era nei tempi antichi la teriaca o la triaca confezionata dai veneziani che furono maestri nella manipolazione del famosissimo elettuario. Orazio Guargante da Soncino, medico di fama e filosofo illustre, scrive nelle sue Memorie; “che è opinione universale d’uomini intendenti ed esperti che non si trovi migliore teriaca di quella che si fa in Venezia“. E difatti la teriaca veneziana correva tutto l’Oriente e non c’era famiglia che non avesse in casa il suo vasetto divino che serviva contro il morso di ogni bestia velenosa, contro la peste, la febbre maligna, lo sputo di sangue, le malattie del fegato, quelle della milza, il mal caduco, la podagra, l’emicrania e cento altre malattie del genere umano.

La preparazione della teriaca assumeva a Venezia la pompa di una vera festa cittadina e se ne celebrava la preparazione “con molti apparati, con la presenza dei Signori Dottori di Collegio, dei Periti dell’Arte della Spetiaria, et con l’intervento dei Ministri di Giustizia“. Così veniva solennemente composto l’elettuario quasi ad attestare pubblicamente il supremo potere dello Stato responsabile della genuinità di un medicamento che tanto interessava la salute pubblica ed i pubblici commerci.

Le farmacie triacanti più celebri erano la Testa d’Oro a Rialto, lo Struzzo d’Oro sul ponte dei Baratteri e la farmacia ai Due Mori in Calle dei Stagneri, ed era costume che, tre giorni prima della confezione, si tenessero in bella mostra gli ingredienti della triaca ed alla mattina del quarto, in grandi mortai bronzo, allineati sulla strada presso la farmacia, venivano con pestoni di metallo battuti e mescolati.

I facchini vestivano una giubba bianca, calzoni rossi con sciarpa gialla, e portavano in testa un berretto celeste circondato di giallo e sormontato da una piuma. Durante il lavoro cantavano per solito canzonette d’occasione di cui la Gazzetta Urbana del 1788 ricorda qualche strofetta:

Prima de maridarse;
Triaca per purgarse
Ma dopo maridai;
Vovetti e bussolai
.

In Calle dei Stagneri alla farmacia dei Due Mori, narra la Gazzetta, nacque gran tafferuglio avendo i facchini triacanti lanciato frizzi e motti osceni ad alcune donne che passavano. Figurarsi le donne! Dovettero correre i birri e ci volle tutta l’autorità del spizier Marco Corradi che gentilmente regalò alle più scalmanate un vasetto della nuova teriaca, portentoso rimedio contro la bile. Però la teriaca donata fu messa a debito dei facchini, ed alla sera nel fare i conti, quelle lingue si videro addebitati cinque vasetti del famosissimo elettuario veneziano. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 20 gennaio 1924

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FOTO: Pedrazzini Carlo. La farmacia storica ed artistica italiana. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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